Perelman – Argomenti quasi-logici

Argomenti quasi-logici. I mezzi per trasferire l’adesione dalle premesse alle conclusioni vengono scelte in base all’uditorio. Come già detto, gli argomenti si presentano o sotto forma di legame o sotto forma di dissociazione. Questi tipi di argomenti possono essere riunificati in un unico discorso. Gli argomenti basati sulla struttura del reale presuppongo tale struttura, così come si presuppone l’adesione dell’uditorio a tale struttura; un esempio classico è un argomento basato sulla nozione di causa-effetto. Gli argomenti miranti a fondare la struttura del reale, invece, partono da qualcosa di singolo dal quale poi si astrae il generale; è paragonabile all’esempio retorico o all’induzione scientifica.
Un argomento quasi logico presuppone un’adesione non formale ad una tesi → argomento per divisione. Il capitolo sette del Dominio retorico inizia con una classificazione degli argomenti quasi-logici avvicinandoli ai ragionamenti formali; a differenza di questi, però, i quasi-logici non sono vincolanti come i ragionamenti formali-analitici (come il sillogismo).
“Necessariamente” si esplicita in tanti modi: “vero in tutti i mondi possibili”, “mai falso”, “non è possibile che non sia”; un ragionamento è deduttivamente valido se “è impossibile che le premesse siano vere e la conclusione falsa”. Le caratteristiche degli argomenti quasi-logici sono le premesse inespresse e le ambiguità; le argomentazioni possono essere interpretate e dunque ambigue. Anche il credito e la fama dell’oratore contano, in quanto si può interpretarne un testo in modo che si possa considerarlo come vero, ragionevole o almeno sensato… non contraddittorio.
Normalmente chi non ha dimestichezza con la logica formale non si accorge della differenza tra gli argomenti quasi-logici ed i ragionamenti deduttivi-analitici-formali. Gli argomenti quasi-logici hanno l’apparenza di ragionamenti logici, deduttivamente validi; per classificarli si deve rispondere ad una domanda: a quale principio logico-formale si avvicina questo argomento logico?
La prima legge logica è il principio di non contraddizione: “non è possibile al contempo A e non A”. A questo principio si da tanta importanza perché si ritiene che una violazione di questo principio, oppure un sistema in cui questo principio non valga, porti ad una situazione in cui può valere qualunque cosa, sia essa vera che falsa. D’altronde è anche immediatamente evidente come sia impossibile che A e non A siano vere al contempo; sarebbe anche impossibile qualsiasi conoscenza e anzi qualsiasi realtà. Un sistema in cui A e non A valgono al contempo, è incoerente e perciò inutilizzabile. Nel linguaggio comune le contraddizioni non ci sono perché gli asserti possono essere interpretati in tanti modi; le contraddizioni sono solo potenziali. L’ambiguità protegge dall’assurdo; la contraddizione conduce all’assurdo quando l’univocità imposta dai segni utilizzati impedisce la libera interpretazione. Nel linguaggio comune si presume che le parole siano univoche, tuttavia così non è. In un’argomentazione ci si trova di fronte all’incompatibilità e non alla contraddizione, qualora una regola, una tesi, un atteggiamento comportano, nostro malgrado, un conflitto sia con una tesi od una regola affermate precedentemente sia con una tesi generalmente ammessa e a cui si ritiene di dover aderire. Come si risolve un’incompatibilità? In una contraddizione si può arrivare a capire quale sia la tesi o la premessa sbagliata, mentre nell’incompatibilità non sempre ci si riesce. L’incompatibilità obbliga a scegliere la regola da seguire, ad abbandonare o restringere una di quelle che si usa. Dunque o si reinterpreta uno dei due poli oppure uno dei due si abbandona, altrimenti si cade nel ridicolo o nell’incompetenza. Anche chi muta opinione apparirà ridicolo se non giustifica adeguatamente il cambiamento di opinione. Si può sfidare il ridicolo valendosi del peso della propria autorità; il riuscire a sfidare con buon esito il ridicolo, mostra la “potenza” di un oratore. Perelman chiama poi “autofagia” l’atto del proferire una tesi auto incompatibile; una regola può essere incompatibile con le condizioni o le conseguenze della sua asserzione. La ritorsione è l’argomento che attacca la regola mettendo in evidenza l’autofagia.

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