E. Prampolini – L’atmosfera scenica futurista – Manifesto


Scenosintesi – Scenoplastica – Scenodinamica – Spazioscenico polidimensionale – L’attore-spazio – Il teatro poliespressivo
L’arte scenica contemporanea si sviluppa in piena atmosfera futurista. L’arcoscenico del teatro tradizionale è definitivamente crollato al grido di rivolta lanciato da noi futuristi nel 1915. Quell’anno, contemporaneamente al manifesto di Marinetti e di Settimelli sul teatro sintetico futurista, gettai per primo le basi della nuova tecnica scenica futurista, nel mio manifesto su la scenografia e coreografia futurista (pubblicato dalla Balza Futurista, marzo 1915, e successivamente da oltre quindici periodici italiani e stranieri).
Nel riassumere e coordinare i principi profetici ed essenziali di questo mio sistema scenico, ricorderò ai tardigradi mestatori del teatro italiano (capicomici ed impresari) che ogni apparente lato teorico ha trovato oggi, nella luce della esperienza tecnica, la sua concreta realizzazione: nel 1919 al Teatro delle marionette di Roma, nel 1920 al Teatro Argentina di Roma, nel 1921 al Teatro Svandovo di Praga, nel 1922 al Teatro Nazionale di Praga, nel 1923 al Teatro degli Indipendenti di Roma.
L’arte della scena mentre nel passato si era limitata a suggerire, anziché a rappresentare, come nel teatro greco e in quello medioevale, dopo l’apparizione di Wagner ha compiuto una rapida evoluzione, benché empirica, partecipando come elemento integrante l’azione scenica.
I suggerimenti scenografici, dati dalla finzione prospettica per opera dei nostri scenografi del ‘700 nell’arcoscenico dei teatri di quei tempi, si sono trasformati oggi in rappresentazioni plastiche di magiche e irreali costruzioni sceniche.
La scenografia, cioè la scena tradizionale imperante, intesa come descrizione della realtà apparente, come finzione verista del mondo visivo, è da condannarsi definitivamente, perché è un compromesso statico in antitesi al dinamismo scenico, essenza dell’azione teatrale.
Gli esperimenti scenici compiuti in questi ultimi tempi nei teatri europei sfociavano nell’empirismo, nel causale, nell’effimero, poiché tali esperienze sceniche erano il prodotto di aspirazioni singole, di individualità che pretendevano dare vita alla propria visione scenica senza contemplare, considerare o riassumere i problemi estetici e spirituali, che investono la tecnica del teatro e la contingenza della vita dello spirito.
Il valore della riforma scenica futurista consiste appunto nell’aver inquadrato la propria concezione scenica nel tempo e nello spazio, considerando le misure del tempo e le dimensioni dello spazio in giuoco nell’arcoscenico, contemplando l’evoluzione scenico-teatrale in relazione alle nuove correnti estetiche, spirituali e di pensiero, create dal futurismo italiano e dalle conseguenti tendenze artistiche.
Come la plastica d’avanguardia volge le propria ispirazione verso le forme create dall’industria moderna, la lirica verso la telegrafia, così la tecnica teatrale s’orienta verso il dinamismo plastico della vita contemporanea, l’azione.
I principi fondamentali che animano l’atmosfera scenica futurista, sono l’essenza stessa dello spiritualismo, dell’estetica e dell’arte futurista, cioè: il dinamismo, la simultaneità e l’unità d’azione tra uomo e ambiente.
La tecnica del teatro tradizionale, al contrario, trascurando e lasciando insoluti questi principi essenziali per la vitalità dell’azione teatrale ha creato questo dualismo tra uomo (elemento dinamico) e ambiente (elemento statico), tra sintesi e analisi.
Noi futuristi abbiamo raggiunto e proclamato questa unità scenica, compenetrando l’elemento uomo con l’elemento ambiente, in una sintesi scenica vivente dell’azione teatrale.
Il teatro e l’arte futurista sono, quindi, la proiezione conseguente del mondo dello spirito, ritmato dal movimento dello spazio scenico.
La sfera d’azione della tecnica scenica-futurista vuole:
1.Riassumere l’essenziale attraverso la purezza della sintesi.
2.Rendere l’evidenza dimensionale, mediante la potenza plastica.
3.Esprimere l’azione delle forze in giuoco con la dinamica.
Sintesi – Plastica – Dinamica
Triangolo magico che individua e riassume ad un tempo le tre differenti fisionomie dell’evoluzione tecnica della scena futurista.
Dalla scenografia, empirica descrizione pittorica degli elementi veristi, alla scenosintesi, riassunto architettonico di superficie cormatiche.
Dalla scenoplastica, costruzione volumetrica degli elementi plastici dell’ambiente scenico, alla scenodinamica, architettura spaziale-cromatica degli elementi dinamici dell’atmosfera scenica luminosa.
Quadro schematico
Scenosintesi:ambiente scenico bidimensionale
- predominio dell’elemento cromatico – intervento dell’architettura come elemento geometrico di sintesi lineare – azione scenica a due piani – astrazione cromatica – superficie. Scenoplastica: ambiente scenico tridimensionale – predominio plastico – intervento dell’architettura, non come finzione prospettico-pittorica, ma come realtà plastica vivente, come organismo costruttivo – abolizione del palcoscenico – azione scenica a tre piani – astrazione plastica – volume.
Scenodinamica: ambiente scenico quadrimensionale – predominio dell’elemento architettonico spaziale – intervento del movimento ritmato, quale elemento dinamico essenziale alla unità e allo sviluppo simultaneo tra ambiente e azione teatrale – abolizione della scena dipinta – architettura luminosa di spazi cromatici – azione scenica, polidimensionale e poliespressiva – astrazione dinamica – spazio.
Lo spazio scenico polidimensionale
Di questo quadro schematico delle possibilità sceniche futuriste spalancate dinnanzi all’orizzonte dell’arte teatrale contemporanea, risulta come le nostre ricerche vadano oltre la tecnica della scena e dell’interpretazione, verso una visione più complessa e panoramica dei problemi che riguardano l’avvenire del teatro.
Mentre alcuni audaci maestri e regisseurs del teatro russo e tedesco attuale, si attardano ancora per trovare il sistema di inquadrare la scena nell’arcoscenico, di perfezionare il meccanismo tecnico del palcoscenico, semplice o multiplo, noi futuristi riteniamo ormai già superati questi isterismi da macchinista teatrale del ‘700, poiché abbiamo sostituito all’arcoscenico tradizionale, lo spazio-scenico polidimensionale futurista.
Il palcoscenico e l’arcoscenico del teatro contemporaneo non rispondono più alle esigenze tecniche ed estetiche della nuova sensibilità teatrale. La superficie piana orizzontale del palcoscenico, come la dimensione cubica dell’arcoscenico, incatenano e limitano gli ulteriori sviluppi dell’azione teatrale, schiava del quadro scenico e dell’angolo visuale prospettico fisso. Con l’abolizione del palcoscenico e dell’arcoscenico le possibilità tecniche dell’azione teatrale trovano una più ampia rispondenza, sconfinando dai termini tridimensionali della tradizione. Spezzando la superficie orizzontale, per l’intervento di nuovi elementi verticali, obliqui o polidimensionali, forzando la resistenza cubica dell’arcoscenico, con l’espansione sferica di piani plastici ritmati nello spazio, si giunge alla creazione dello spazioscenico polidimensionale futurista.
Architettura elettro-dinamica polidimensionale di elementi plastici luminosi in movimento nel centro del cavo teatrale. Questa nuova costruzione teatrale per la sua ubicazione permette di fare sconfinare l’angolo visuale prospettico oltre la linea d’orizzonte, spostando questo al vertice e viceversa in simultanea compenetrazione, verso una irradiazione centrifuga di infiniti angoli visuali ed emotivi dell’azione scenica.
Lo spazio scenico polidimensionale, nuova creazione futurista per il teatro dell’avvenire, dischiude nuovi mondi alla tecnica ed alla magia teatrale.
L’attore-spazio
Nel teatro tradizionale e antitradizionale contemporaneo, si è sempre considerato l’attore quale elemento unico, indispensabile e dominante l’azione teatrale. I più recenti teorici e maestri del teatro contemporaneo, come Craig, Appia e Tairoff, hanno disciplinato la funzione dell’attore e diminuita la sua importanza. Craig lo definisce una macchia di colore; Appia, stabilisce una gerarchia tra autore, attore e spazio; Tairoff lo considera come un oggetto, cioè come uno dei tanti elementi di scena.
Io considero l’attore come un elemento inutile all’azione teatrale, e pertanto pericoloso all’avvenire del teatro.
L’attore è l’elemento d’interpretazione che presenta le maggiori incognite e le minori garanzie.
Mentre la concezione scenica di una produzione teatrale rappresenta un assoluto nella trasposizione scenica, l’attore rappresenta sempre il lato relativo. Infatti, l’incognita dell’attore è quella che deforma e determina il significato della produzione teatrale, compromettendo l’efficienza del risultato. Ritengo quindi che l’intervento dell’attore nel teatro quale elemento di interpretazione, sia uno dei compromessi più assurdi per l’arte del teatro.
Il teatro, inteso nella sua più pura espressione, è infatti un centro di rivelazione del mistero, tragico, drammatico, comico, al di là dell’apparenza umana.
Ne abbiamo abbastanza di vedere tutt’ora questo pezzo di umanità grottesca agitarsi sotto la volta del palcoscenico in attesa di commuovere se stessa. L’apparizione dell’elemento umano su la scena rompe il mistero dell’al di là che deve regnare nel teatro, tempio di astrazione spirituale.
Lo spazio è l’aureola metafisica dell’ambiente. L’ambiente la proiezione spirituale delle azioni umane.
Chi dunque più dello spazio, ritmato nell’ambiente scenico può esaltare e proiettare il contenuto dell’azione teatrale?
La personificazione dello spazio, nella funzione di attore quale elemento dinamico interferenziale d’espressione tra l’ambiente scenico e il pubblico spettatore, costituisce una delle più importanti conquiste per la evoluzione dell’arte e della tecnica teatrale poiché viene definitivamente risolto il problema dell’unità scenica.
Considerando lo spazio come una individualità scenica dominante l’azione teatrale e gli elementi che in esso si agitano come accessori, è evidente che questa unità scenica sia raggiunta dal sincronismo fra la dinamica dell’ambiente scenico e la dinamica dell’attore-spazio in giuoco nella vicenda ritmica dell’atmosfera scenica.
Il teatro poliespressivo e l’atmosfera scenica futurista.
Metamorfosi totale della tecnica scenica verso la scoperta di nuovi orizzonti poliespressivi dell’interpretazione teatrale.
Dalla pittura, scenosintesi, alla plastica, scenoplastica; da questa all’architettura dei piani plastici in movimento, scenodinamica. Dal palcoscenico tradizionale a tre dimensioni, alla creazione dello spazioscenico polidimensionale; dall’attore umano, alla nuova individualità scenica dell’attor-spazio; da questo al teatro poliespressivo futurista, che già vedo profilarsi architettonicamente nel centro di una valle di terrazze spiraliche, collina dinamica sulla quale s’innalza arditamente la costruzione polidimensionale dello spazio scenico, centro di irradiazione dell’atmosfera scenica futurista. Il teatro dovrà abbandonare quel carattere di eccezione sperimentale, di estemporaneità episodica per la vita del singolo, per assumere la funzione di un organismo trascendente di educazione spirituale nella vita collettiva. Da palestra per la ginnastica visiva il teatro deve divenire anche palestra per la ginnastica del pensiero.
Il teatro poliespressivo futurista sarà una centrale ultrapotente di forze astratte in giuoco. Ogni spettacolo sarà un rito meccanico dell’eterna trascendenza della materia, una rivelazione magica di un mistero spirituale e scientifico.
Una sintesi panoramica dell’azione, intesa come rito mistico del dinamismo spirituale.
Un centro di astrazione spirituale per la nuova religione dell’avvenire.

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