L’Italia contemporanea

Il 1960 è un anno cruciale. Cina e URSS si dividono in seguito alla politica di Kennedy. Giovanni XXIII diventa Papa e “apre” all’intesa coi socialisti.

1961: cambio linea Dc dopo l’analisi di Ardigò e Saraceno che sulla scorta dell’enciclica mater et magistra indicavano la strada della modernizzazione e della socializzazione.

1962: un nuovo governo Fanfani decide per la nazionalizzazione dell’energia e l’istituzione di una imposta sui titoli azionari. Il ministro repubblicano Ugo La Malfa presenta una nota aggiuntiva in cui sostiene la necessità di una politica economica programmata. A molti sembrò il preludio del centrosinistra. Dura fu l’opposizione della destra DC. Presidente della repubblica divenne Antonio Segni, forte avversore della prospettiva di centrosinistra.

1963: alle elezioni ha una buona affermazione il PCI e la DC perde voti. Viene tolta la fiducia a Fanfani e la colpa della sconfitta viene data al ministro degli interni Sullo e alla sua legge urbanistica rea di cercare di estendere in Italia le regole per la tutela del territorio in vigore negli altri paesi. Viene formato il primo governo di centrosinistra. Il PSI si scinde con il PSIUP contrario alla prospettiva di alleanza. E’ scontro tra i riformisti di stampo keynesiano e la linea moderata (difesa del valore della lira) di Segni, del ministro del tesoro Colombo e del presidente della banca d’Italia Colombo.

Nel 1964 il governo è già in crisi. E’ anche il momento del “piano solo” ordito dal comandante dei carabinieri Giovanni De Lorenzo contro i dirigenti di sinistra e dei sindacati. Sarà coinvolto anche il presidente Segni che dopo poco morirà colpito da ictus.

Nel 1966 Saragat divenne presidente della Repubblica, questo favorì il riavvicinamento tra PSI e PSDI che avvenne con la nascita del partito socialista unitario che non sopravvisse al misero risultato delle elezioni del 1968.

1968: sulla scia della contestazione americana alla guerra nel Vietnam si sviluppò in Italia, e in quasi tutto il mondo, una forte contestazione studentesca. In Italia essa si saldò alla protesta sociale operaia.

1969: strategia del terrore. Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode in una banca a piazza fontana a Milano, muoiono 16 persone. Inizia un periodo di grave degenerazione democratica. E’ la risposta del non sconfitto sistema militare-politico-poliziesco. Coinvolti i servizi segreti italiani, parti dell’amministrazione e dei partiti di governo, gruppi neofascisti. Le politiche di Welfare state sono caratterizzate da una tendenza assistenziale. Viene sostituita la produzione di tipo fordista nella grande fabbrica con grande vantaggio di un sistema decentrato di piccole e medie industri. In Italia si sviluppa il NEC (Nord-Est-Centro) ossia Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche.

1974-1993: l’industria italiana perde 130000 posti all’anno. Molte più persone sono addette ai settori dei servizi sia pubblici che privati.

1973-79: effetti della crisi economica mondiale. Stagflazione (stagnazione economica e inflazione). La lira perde il 50% del suo valore. Grandi incassi per le imprese e le professioni e grandi perdite per impiegati ed operai.

1974: non passa il referendum abrogativo della legge Baslini-Fortuna sul divorzio

1976: maggiore influenza del PC che ottiene 1\3 dei voti. Caos, stragi e Brigate Rosse.

1976-8: solidarietà nazionale, governo Andreotti con sostegno esterno del PCI

1978 omicidio Moro. Inizia la crisi della politica italiana, il PCI rinuncia alle alleanze di governo che saranno da questo momento in poi sempre deboli spartizioni di potere tra il pentapartito DC, PSI, PSDI, PLI, PRI, retti da Cossiga, Forlani, Andreotti, Spadolini (repubblicano), Craxi, De Mita. La corruzione politica dilaga. Col crollo dell’ Unione Sovietica il sistema politico italiano perde la sua ultima ragione d’esistere, i suoi riferimenti fondativi sono stati o adempiuti o hanno perso di senso: costruzione della democrazia, antifascismo, anticomunismo.

L’Italia segue gli Stati Uniti lungo la via dei consumi di massa.

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