Philippa Foot – La natura del bene

Schema del libro “La natura del bene” di Philippa Foot. I numeri tra parentesi indicano le pagine in riferimento all’edizione: Foot, Philippa, La natura del bene. Bologna, il Mulino, Intersezioni, 2007.

Introduzione

– riporta la tesi di Geach. La categoria logica di valutazione di buono è, per Foot, la bontà naturale e il difetto negli esseri viventi

1) Un nuovo inizio?

– Il male morale è un tipo di difetto naturale. Centralità del concetto di vita.(13)

– Contro il soggettivismo: non esiste alcun ingrediente speciale che permette di parlare di moralità. Essa non dipende da un particolare stato conativo. Non vi sono infatti condizioni soggettive per il giudizio morale. Non c’è distanza tra la giustificazione(di solito considerata uno stato soggettivo particolare) e giudizio morale(17)

– Tutti questi errori sono stati compiuti per soddisfare il requisito di praticità di Hume. Anche Foot vuole soddisfare questo requisito, ma in un altro modo: l’agire morale è parte della razionalità pratica (non solo il giudizio, proprio l’agire)

– Prima riteneva che le ragioni per l’azione fossero date dagli interessi personali reintroducendo così il soggettivismo nella sfera della ragione. Ora cambia strategia (grazie ad un consiglio di Quinn) e non formula una teoria della ragione pratica per poi provare ad infilarci dentro la giustizia, la carità ma dà la precedenza ai criteri per la bontà della volontà.

– Questo deriva dalla riflessione sulla virtù. La virtù porta ad agire bene. Giusto, ad es., è un uomo che riconosce alcune considerazioni come ragioni per l’azione, questa è razionalità pratica(20)

– Kant aveva ragione quando sosteneva che la bontà morale è la volontà buona anche se sbagliava ritenendo che un’idea astratta di razionalità umana potesse andare bene(23)

– Necessità Aristotelica è, secondo Anscombe, una necessità che è tale perchè da essa dipende un bene (è necessario che le piante abbiano l’acqua, che gli uccelli nidifichino…). Esse dipendono da ciò che le varie specie hanno bisogno per essere ciò che sono e fare ciò che devono fare (24)

– Un lupo solitario che non prende parte alla caccia ha qualcosa che non va, è difettoso. La base della valutazione morale è, in tutta serietà, affine a quella della valutazione del comportamento degli animali.

– Se si obiettasse che non si è ancora mostrato il legame tra la ragione pratica ed ogni singola azione in realtà la considerazione delle ragioni per l’azione porta proprio a questo; a inibire o incentivare l’azione. Questo lascia però aperta la possibilità di non agire come indicano le ragioni per l’azione—>di conseguenza viene smentita la tesi di Hare secondo la quale se P dice che compiere A nella situazione S è moralmente sbagliato e poi compie A in S, P è logicamente non sincero.

Esistono immoralisti e persone senza morale

– Oggi si tende a credere che la ragione motivante sia data da stati psicologici dell’agente. Es. Un uomo smette di fumare. E’ facile trovare una ragione psicologica per questo atteggiamento che attraverso una serie di passaggi giungerà a ciò che semplicemente vuole. Per Foot non è così: perchè non dire che ha smesso di fumare perchè lui, come chiunque altro, si occupa del proprio futuro? La serie dei perchè si arresta di fronte ad una ragione per agire data da fatti e concetti non da sentmenti. Alcuni desideri particolari sono tutavia ragioni per l’azione.

2) Norme naturali

– Gli espressivisti non tengono conto dell’analogia con gli altri esseri viventi. Tuttavia è strano che buono (se è in relazione a stati conativi) venga usato per altri esseri viventi che non hanno motivazioni psicologiche.

– La bontà naturale di Philippa può essere applicata solo agli esseri viventi, gli altri casi in cui diciamo buono in relazione a un non vivente sono secondarie (38-39)

– La tesi è che il difetto morale è una forma di difetto naturale.

– Thompson: per descrivere gli organismi naturale occorre riconoscere la dipendenza logica dalla vita della specie. Gli S sono F.

Categorici Aristotelici: sono enunciati di storia naturale che parlano del ciclo di vita di individui che appartengono ad una specie. es. Tipicamente i fagoceri si riproducono in autunno. Per capire cos’è la riproduzioe dobbiamo riferirci alla specie e al suo più ampio orizzonte temporale. Anche se le specie sono soggette a cambiamento nel tempo, qui non è questo che interessa bensì la verità relativa ad una specie in un determinato periodo storico (41) Questo punto è ballerino.

–  Tutto questo dà, per Thompson uno stretto legame tra il categorico Aristotelico e il giudizio morale. Se un categorico dice che gli S sono F e A apprtenente a S non è F esso ha un difetto

– Foot concorda con Thompson pur sottolineando l’importanza della valutazione finalistica all’interno del giudizio morale. La cinciallegra blu non ha rilevanza morale perchè il suo essere blu non ha un fine. Sottolinea inoltre che nel mondo subrazionale tutti i fini sono rivolti all’autoconservazione e alla riproduzione.

– Alla base del categorico Aristotelico non c’è una statistica ma una relazione a fini.

– Qualsiasi verità sugli effetti di una certa caratteristica, sul suo fine o scopo, e sulla sua funzione deve essere in relazione con il ciclo di vita della specie. (44)

– Riassunto delle tesi fin qui sostenute: fine 45 inizio 46

 

– Al cervo serve la velocità; ciò lo rende adatto a vivere, ciò però non vuol dire che non ci sono casi in cui proprio la velocità lo farà morire.

3) Dagli esseri viventi non umani agli uomini

–  Una cosa in comune è la struttura teleologica(53)

– C’è differenza tra bontà e beneficio. Il cervo buono per la sua velocità può non trarre un beneficio da ciò(55)

– Negli uomini le categorie di sopravvivenza e riproduzione non sono sufficienti(55)

– Wittengstein: dite che ho avuto una vita meravigliosa. Ci insegna a non identificare vita buona e felice.

– Introduce il concetto di privazione (56). senza la capacità di apprendere una lingua, di ridere agli scherzi,senza la capacità di immaginazione l’uomo si trova in uno stato di privazione, anche se può sopravvivere

– Le società umane dipendono inoltre da individui con un talento particolare, esploratori, artisti come alcuni animali necessitano di un custode (57)

– Similitudine tra il categorico aristotelico di Thompson e la necessità aristotelica di Anscombe (riferita alle promesse umane) in quanto entrambi derivano la propria necessità dal raggiungimento di un bene. Il bene è dello stesso tipo nei categorici e nelle necessità, nelle piante, negli animali e negli uomini (60)

– La promessa non ha fine utilitaristico es. di Makluè e l’indigeno della Malesia (Kropotkin). M. mantiene la promessa anche se il non mantenerla gli avrebbe arrecato vantaggio (61)

– Non c’è spazio nel sistema di Foot dell’utilitarismo poichè esso è una forma di conseuenzialismo; dato uno stato di cose io agisco per il meglio (62)

– Nel caso di Makluè il non fotografare l’indigeno porta della conseguenze negative (non avere un importante documento di studio) ma ciò non toglie che la promessa è stata inventata dall’uomo per creare un obbligo (non assoluto) e migliorarne la vita (65)

4) Razionalità pratica

– Cosa succede se non m’importa di essere un buon essere umano?

– E’ razionale fare ciò che la virtù richiede?

– Gary Watson: chi crede in una morale oggettiva dovrebbe rispondere a due domande: 1) Essa è davvero in grado di sostenere che non si può essere allo stesso tempo un gangster e un buon essere umano? 2) Può stabilire una connessione tra questa morale e ciò che abbiamo individualmente ragione di fare?  Foot: 1) Già ho dimostrato di sì 2) vediamo….

– (Cosa significa essere razionali? Per Tommaso D’Aquino gli uomini rispetto agli animali esercitano la facoltà di scelta. Sembrerebbe che anche una pecora nello scegliere un ciuffo d’erba piuttosto che un altro si comporti razionalmente. Ma per la pecora è diverso, quella è una inclinazione appetitiva. L’uomo riconosce il fine come fine ed i mezzi per ottenerlo, la pecora no)>

– Questo ingrediente in più rispetto alla scelta non è qualcosa di mentale bensì il linguaggio. Di un animale capiamo la scelta solo vedendo ciò che fa, l’uomo può dircelo (71)

– Molti ritengono che sia proprio questa caratteristica a non rendere possibile l’applicazione di una  morale naturale all’uomo. L’uomo può chiedere: perché dovrei farlo? (72)

– Davidson: vi sono 1) Ragioni per agire in relazione ad una considerazione 2) Ragioni per agire tutto considerato

– Chiamo le prime ragioni relative (prima facie nel caso in cui esse scompaiano dopo una nuova considerazione). Chi agisce secondo il (2) è razionale, altrimenti no (74). Ma proprio nell’esempio citato da Foot (devo andare in banca ma ho la febbre) non si saprebbe cosa fare

– A questo punto Foot ha risposto al secondo quesito di Watson

– Il nodo dell’argomentazione è che la bontà umana costituisce un vincolo nella considerazione delle ragioni per l’agire (78). Anche desideri ed interessi possono in alcuni casi farlo ma essi non sono rilevanti al fine della valutazione morale

5) Bontà umana

– Parlare di persona buona significa ritenerla buona rispetto alla sua volontà razionale, questa è caratteristica specifica degli esseri umani (83)

– Nella filosofia morale moderna l’ambito della valutazione morale è ristretto ai casi in cui si ha relazione tra persone o tra una persona e la società. Delle virtù classiche solo la giustizia (saggezza, temperanza, fortezza) sembra appartenere a questo ambito. Mill, ad esempio, compie questa restrizione; il suicidio non è un’azione malvagia(85)

– Il terreno comune in cui si muovono queste valutazioni (quelle considerate morali e quelle che non lo sono) è la volontà umana razionale (86)

– La non conoscenza di ciò che si fa toglie una parte del carattere volontario all’azione ma non sempre è una scusa (mercante d’armi che non sa a chi vende non ha scuse, medico che uccide un paziente tentando di curarlo in una situazione d’emergenza perché non sa che è allergica no)

– Foot sostiene che l’ambito di queste valutazioni speciali sia più ampio di quello sostenuto da Mill, in quanto tutte dipendono dalla volontà umana razionale, anche quelle che ricadono sul singolo (89)

– Inoltre sono identiche le ragioni per cui viene giudicata buona un’azione morale e una non morale (alla maniera di Mill). Esse sono: 1) l’azione in se stessa (l’atto di uccidere è cattivo) 2) Il fine per cui viene compiuta 3) il giudizio dell’agente sulla sua azione—> va sottolineato, come fa Tommaso D’Aquino, che l’essere in buona fede non basta a considerare una azione buona mentre il non esserlo basta a renderla cattiva (89-90)

– Nei casi in cui c’è una mescolanza di bontà e cattiveria, come scrive Tommaso, l’azione è cattiva

– (asimmetria della bontà). Buono è ciò che non vi sono motivi per considerare cattivo (93) sedersi è buono, lavarsi….

– Gli avversari di questa teoria potrebbero sostenere che in caso di contrasti tra considerazioni morali e non morali (secondo Mill) debbano prevalere quelle morali (che vi sia cioè una differenza logica tra le due). Ma è molto difficile sostenere questa posizione, in ragione di cosa la si sostiene? Forse l’unica via per accettarla è un assolutismo morale per cui alcune azione siano sbagliate sempre e comunque. In alcuni casi il bene è, per Foot, dato dal prevalere delle ragioni non morali (la propria autoconservazione se si ha la febbre) su quelle morali (aiutare un amico) (96)

6) La felicità è il bene dell’uomo

– La scelta razionale è un aspetto della bontà umana ed ha un posto tra le virtù

– Secondo molti la razionalità pratica è la ricerca della felicità

– I punti in questione sono: 1)la felicità è il bene dell’uomo 2) si può essere felici compiendo azioni cattive (virtù e bontà sarebbero divise) (100)

– La felicità viene intesa come: 1) Assenza d’irrequietezza e di tentativi per cambiare la situazione in cui si è 2) come gioia. Gioia è il concepire un’attività come un bene. Essa ha spesso a che fare con il pensiero (gioia di fare filosofia) anche se non sempre (sesso, movimento, mangiare) 3) Come uno stato di contentezza. E’ un sentire che le cose vanno bene. Esso si protrae nel tempo. 4) Come lo “stato d’animo felice” ossia essere di buon umore. Esso è superficiale e può nascondere il fatto che le cose in realtà non vanno bene (101-2-3)

– L’identità tra bontà e felicità va messa in discussione se con felicità si intende soddisfazione, gioia e piacere (es. di Wittengstein, della gioia di una vita di sofferenze per un cristiano)

– Occorre considerare come felicità ciò siamo soliti chiamare felicità profonda. Essa non è uno stato mentale ma qualcosa che ha grande relazione con l’oggetto che l’ha provocata. Es. vincere una disputa non dà mai felicità profonda, avere un bambino sì (106)

– Ad un bambino è inapplicabile la nozione di felicità profonda

– Resta però il fatto che il nazista Z potesse essere profondamente felice nel periodo di lavoro nei campi di sterminio. Bisogna però ritornare all’idea di bontà umana in relazione alla specie e all’idea di virtù. Esiste un modo di vedere la felicità (quello di vederla concettualmente inseparabile dalla virtù) per cui Z non può essere felice.

– Beneficio/bene, es. autori delle lettere—> essi non possono essere felici, nè rinnegando le proprie idee nè non rinnegandole. Felicità è un concetto proteiforme in cui trova spazio questa interpretazione della felicità che la vede correlata (ma non identica) alla virtù (simile all’eudaimonia). Ci sono dei casi in cui neanche il più virtuoso degli uomini può essere felice

7) L’immoralismo

– Trasimaco:la giustizia  è l’interesse del più forte. Glaucone chiede a Socrate di mostrare perchè la giustizia in se stessa è superiore all’ingiustizia.

Cosa vuol dire giustizia in se stessa?

– Esempio dei marziani: se dovessero dire cos’è l’amicizia sulla terra direbbero che è un sistema di reciprochi favori. I marziani non capirebbero che nell’amicizia è fondamentale fare favori volontariamente e convintamente, non come uno sforzo. Anche per la giustizia diverso è agire giustamente e farlo come un uomo giusto (123)

– Nietzsche: 1) Non esiste il libero arbitrio. Ma su questo punto sorvolo in quanto Nietzsche avrebbe anche dovuto dimostrare che non esiste altra distinzione tra azione volontaria ed involontaria, cosa che non ha fatto 2) Contro la morale della pietà e del gregge. Molti atti di altruismo nascondono malizia e vanità. Facciamo del bene agli altri perchè pensino bene di noi. Qui Nietzsche somiglia a Trasimaco e Callicle. Chi è buono ed ammirevole non merita rispetto in quanto debole. La morale è un giogo mentre il bene è nell’indidualità, nella spontaneità e nella capacità di osare. In questo senso Nietzsche vuole una rivalutazione dei valori. Cosa che accade se si scopre che la danza dell’ape non serve ad attirare le altre. Esistono però anche casi in cui la carità è genuina 3) In nessun atto vi può essere cattiveria intrinseca (cit.Genealogia della morale 130). Ma non si può prendere molto sul serio l’attacco di Nietzsche perchè basato su un improprio accostamento tra il regno animale e quello umano (???????). L’aspetto più pericoloso è l’idea che qualsiasi tassonomia che intenda classificare le azioni nel senso di fare o non fare sia completamente sbagliata, essa dipende infatti dalla natura dell’individuo che la compie. Foot chiama questo atteggiamento personalismo o individualismo psicologico.

Tuttavia si può (a confutazione dell’immoralismo di Nietzsche) compilare una lista di virtù nietzscheane.

Non c’è per Foot alcuna base psicologica valida per sostenere la tesi di Nietzsche (la teoria degli impulsi viene sbrigativamente cancellata). Cosa accadrebbe se non ci fosse una morale?

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