Introduzione a Ragazzi di vita di Pasolini

“La mia prosa letteraria non poteva essere quella classica, ma doveva essere mescolata con il dialetto(…). Intendevo proprio presentare, con perfetto verismo, una delle zone più desolate di Roma”.

Così si difende Pasolini durante il processo intentatogli contro. Ma né il magistrato dell’accusa né molti altri in Italia in quel periodo avevano mai sentito parlare di “stile indiretto libero”. E così, come Boccaccio, come Verga, Pasolini dovette subire dure critiche per il suo stile, troppo duro, troppo forte, troppo reale. Per ogni epoca ad una cultura, o arte, “tradizionale” se ne è opposta una “alternativa” che in molti casi, ed anche in quello di Pasolini, è semplicemente reale, ma di una realtà scomoda. Così come al periodo stilnovistico ne coesiste uno comico, così come con Antelami coesiste Giotto, nella letteratura del novecento in Italia con una corrente tradizionale coesiste Pasolini. Ma è spesso stata considerata “alta” solo una delle correnti, tralasciando i meriti di quella rimanente. Gli scritti Rabelais e Baudelaire furono sequestrati, Boccaccio fu tolto dalla circolazione ed anche Flaubert ebbe numerosi oppositori. Pasolini fu assolto. Ma rimase colpevole per molto tempo per l’opinione pubblica. Un’accusa giudiziaria è spesso contemporanea ad una condanna sociale, che perdura anche se l’accusa giudiziaria decade. Fu determinante la favorevole presa di posizione di alcuni intellettuali, come Ungaretti, e le testimonianze di Cecchi, Bo, Contini, De Robertis, Vigorelli, Banti, Vicari, Moravia.
Pasolini è rimasto fedele alla sua scelta lessicale per tutta la vita. Ad accendere le critiche non sono state le parolacce, tra l’altro spesso sostituite dai puntini, ma il fatto di aver posto come soggetto principale del romanzo il popolo delle borgate.
Il riccetto, il protagonista e filo conduttore della vicenda, è proprio un ragazzo di borgata. Il romanzo mostra la crescita corale di alcuni ragazzi della malavita romana in un ambiente, nel loro ambiente. Questa crescita avviene attraverso passaggi fondamentali, morti(Marcello), risse, ragazze, ed ovviamente in questo lasso di tempo vengono toccati tutti i punti drammatici dell’esistenza di questi ragazzi, che rappresentano in sé il vero “pugno nell’occhio”, la vera critica intrinseca al romanzo.
Per rappresentare tutto questo Pasolini entra nel romanzo, vive, parla, agisce e pensa come uno di quei ragazzi. E’ una scelta stilistica, è un mezzo di rappresentazione della realtà e in quanto tale non deve essere contestata e tanto meno censurata.
All’inizio del romanzo il Riccetto durante una gita in barca si tuffa nel fiume per salvare una rondine. Al termine del romanzo egli, distratto da altro, non potrà salvare la vita di Genesio che tentava di attraversare il corso dello stesso fiume.
Il romanzo colpì subito l’attenzione del mondo letterario. L’intreccio è gestito sapientemente da Pasolini che mescola con abilità le vicende che coinvolgono i ragazzi. La conclusione di molte situazioni lasciate a metà ci viene esplicata solo in seguito grazie ai dialoghi trai personaggi.
Il lettore rimane attento alla trama grazie al frequente cambiare del punto di vista dal quale viene narrata la vicenda. Infatti vari ragazzi vengono seguiti nelle loro avventure, primo fra tutti il Riccetto, ma anche Alduccio, il Lenzetta ed il Caciotta.
Pasolini vive nella sua interezza il rapporto con lo spazio, con Roma. I luoghi sono descritti con precisione: il Ferrobedò, Donna Olimpia, la Maranella, Tor Pignattara, Villa Borghese, il Tevere. La città è forse più importante dei personaggi.
La realtà è il mezzo attraverso il quale deve arrivare il messaggio pasoliniano; la realtà dello spazio, del gergo, dei modi di dire e degli atteggiamenti. Per questo il romanzo risulta uno dei più efficaci del novecento.

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