L’importanza delle Eolie per la comprensione della preistoria Mediterranea

Alicudi

Le Eolie sono un arcipelago di isole, isolotti e scogli in provincia di Messina. Le isole vere e proprie sono sette. Lipari, la più grande, Salina, Filicudi, Panarea, Alicudi, Stromboli e Vulcano. Quest’ultime due isole hanno un’attività vulcanica attiva.

Queste isole sono tra le più belle del Mediterraneo e ciò le rende tra le più apprezzate mete turistiche nel periodo estivo. Indubbiamente vale la pena di passare una vacanza alle Eolie anche solo per la bellezza naturalistica, tuttavia queste isole hanno un ruolo molto importante anche a livello culturale.

La storia delle isole Eolie è molto interessante, se ne può avere un’idea visitando il Museo Archeologico di Lipari. In particolar modo a Lipari, infatti, si sono conservati molti reperti ed opere riconducibili a periodi storici diversi. La piccola isola di Lipari custodisce una parte della storia del mediterraneo.
In questo articolo non ripercorriamo la storia delle isole, ci limitiamo ad evidenziare l’importanza che queste hanno nella comprensione della preistoria mediterranea. Che Lipari fosse un sito archeologico rilevante è stato chiaro sin dall’inizio del novecento. Degli scavi privati nell’area della necropoli avevano già portato alla luce numerosi reperti oggi nelle collezioni dei musei di Cefalù (Mandralisca), Oxford e Glasgow.

Furono gli scavi di metà del novecento tuttavia a portare alla luce una grandissima mole di reperti preistorici. Tali scavi si sono concentrati dapprima nell’isola di Panarea, successivamente a Filicudi, Lipari e Salina.

Grazie a tali reperti è stato possibile ricostruire l’evoluzione storica di queste isole dal Neolitico fino all’epoca storica.

Il sito archeologico del Castello di Lipari è particolarmente importante. In virtù della posizione elevata tale zona è da sempre il cuore pulsante dell’attività dell’isola. Gli scavi sono giunti sino a nove metri di profondità ed hanno riconsegnato ai valenti studiosi che hanno coordinato l’operazione reperti appartenenti, in buona sostanza, ad ogni epoca dell’umanità.

Non solo questo sito si è rivelato di grande interesse archeologico. Sempre a Lipari molto importanti sono stati gli scavi nella contrada Diana. Anche le altre isole hanno restituito reperti rilevanti.

Presi assieme, i tanti siti archeologici delle Eolie hanno permesso di colmare molte lacune nella cronologia della preistoria e della protostoria dell’Italia meridionale. Bisogna anche ricordare come tali isole avessero una grande importanza all’interno del sistema del Mediterraneo, un’importanza senza dubbio superiore rispetto a quella attuale. Se nel Paleolitico sembra che queste isole non fossero abitate, in epoca Neolitica, come testimoniato dagli scavi di cui abbiamo fin qui parlato, le Eolie hanno vissuto un periodo di splendore. Tale fortuna neolitica deriva proprio dalla conformazione geologica delle isole. Le Eolie sono infatti isole di origine vulcanica. Per questo motivo sono ricche di ossidiana, un vetro vulcanico originato dal rapido raffreddamento della lava.

Tale materiale, l’ossidiana, è particolarmente adatto ad essere lavorato col fine di produrre strumenti da taglio. Sembra quindi che proprio il commercio dei manufatti ottenuti dall’ossidiana abbia favorito lo sviluppo di queste isole.

In conclusione meritano una menzione alcuni degli studiosi che hanno fatto sì che questo patrimonio archeologico venisse alla luce. I primi saggi di scavo che fecero comprendere l’importanza potenziale del territorio eoliano furono condotti da Orsi, nel 1928. Sempre nella prima metà del novecento fu importante il contributo del vulcanologo De Fiore.

Gli scavi sistematici iniziati a metà novecento furono condotti da Madeleine Cavalier e Luigi Bernabò Brea, a cui oggi è dedicato il Museo Archeologico di Lipari, di cui è stato a lungo direttore.
E’ proprio grazie a questi scavi che è emersa quella completa successione stratigrafica che rende quello delle Eolie un sito archeologico fondamentale per conoscere la preistoria dell’Italia meridionale.

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