500 giovani per la cultura: il bando e le polemiche

Tra pochi giorni saranno aperte le candidature per il bando noto come “500 giovani per la cultura”.

Di cosa si tratta?

Il bando serve alla “selezione di cinquecento giovani laureati da formare, per la durata di dodici mesi, nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi della cultura statali.”

Per tale “formazione” di un anno (600 ore complessive) è prevista una indennità di partecipazione di 5000 Euro.

La domanda di partecipazione deve essere inviata online entro il 14 febbraio alle ore 14.00. Alla domanda va allegato il curriculum vitae “datato e sottoscritto in conformità a quanto previsto dagli articoli 38, 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445/2000 (modello scaricabile dal sito http://europass.cedefop.europa.eu/it/documents/curriculum-vitae)”.

Già dal 14 dicembre del 2013 è possibile registrarsi alla piattaforma messa a disposizione dal Ministero per questo bando, inserendo i propri dati personali e la dichiarazione di possesso dei requisiti minimi alla partecipazione.
Il link di riferimento nel sito del Ministero è questo: www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Trasparenza/Programmi-formativi/index.html.

Al link sopra indicato trovate il bando con vari allegati e alcune modifiche apportate al testo originale. Vi trovate anche il link alla piattaforma su cui registrarsi.

Tra i requisiti minimi per partecipare c’è il conseguimento di una laurea con almeno 100/110 (in determinate materie, sempre indicate sul sito) e il non avere compiuto i 35 anni all’otto agosto 2013.

Il bando, come detto, ha ricevuto diverse modifiche ed è stato, ed è tuttora, al centro di molte polemiche. Per capire queste polemiche può essere utile rivedere il video di Enrico Letta ad Otto e Mezzo, disponibile proprio sul sito del Ministero: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Sorgenti-esterne/VideoEmail/visualizza_asset.html_763772416.html.

Durante l’intervista Enrico Letta parlava dell’assunzione di 500 giovani per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano. Di tali assunzioni nel bando non c’è traccia, viene specificato anzi il contrario, ossia che tale programma di formazione “non dà luogo alla costituzione in alcun modo di un rapporto lavorativo subordinato”.

Oltre a ciò, la prima versione del bando prevedeva un monte ore molto maggiore rendendo l’indennità di partecipazione all’ora molto più bassa dell’attuale. Molte associazioni avevano protestato in modo veemente ed avevano indetto una manifestazione (ad oggi confermata) per l’undici gennaio. Tra tali proteste riportiamo uno stralcio di quella dell’ANA, l’Associazione Nazionale Archeologi, promotrice della manifestazione (trovate il testo integrale qui http://www.archeologi.org/web/news.asp?id=949):

“Dopo aver esaminato il bando confermiamo la nostra più ferma contrarietà. Siamo di fronte ad un nuovo inaccettabile reclutamento di lavoratori precari presso il MIBACT, mascherati da tirocinanti, per di più con l’impegno del Ministro Bray di promuovere una stabilizzazione ope legis alla fine dei 12 mesi. Durante l’audizione a commissioni riunite del 28 novembre il Ministro Bray ha infatti dichirato: “I laureati che avranno ottenuto giudizio favorevole con modalità definite da decreto ministeriale saranno immessi nei ruoli del Ministero con il corrispondente profilo professionale”.
Mentre il Ministro annuncia misure per l’innovazione del settore, dunque, il suo Ministero emana un bando umiliante e vergognoso: 5000 euro annui lordi per professionisti under 35, definiti – forse ironicamente – “giovani”, il tutto dopo aver “informato” le organizzazioni sindacali, il cui silenzio in merito troviamo imbarazzante”

Anche a seguito di queste proteste si è giunti alla versione attuale del bando. Il Ministro Bray ha recepito alcune delle critiche rivoltegli e sulla questione ha scritto un post interessante, in cui, tra l’altro, sottolinea:

In questo momento, come sapete, il Mibact, e insieme ad esso tutta la Pubblica Amministrazione, non può assumere personale, in base alle leggi vigenti. Purtroppo questo Ministero ne risente più di altri, perché non ha bisogno solo di personale amministrativo ma anche lavoratori formati e specializzati.

Come detto, nonostante tali modifiche, la manifestazione “500 no al MIBACT” è stata confermata. In questa pagina Facebook trovate informazioni sulla manifestazione, che si svolgerà a Roma l’11 gennaio a partire dalle 10.30, al Pantheon: https://it-it.facebook.com/events/1436732723208207/

Questo lo stato dell’arte sul bando “500 giovani per la cultura”. Mi permetto alcune considerazioni conclusive.

La versione originale del bando era vergognosa. Cinquemila euro annui per 30 ore di lavoro settimanale è una retribuzione che ha un nome noto, con cui andava intitolato il bando nella prima versione: sfruttamento.

Ora, se l’operazione fosse stata presentata come una richiesta di aiuto dello Stato ai giovani neolaureati, avrebbe avuto un senso, quasi un’opera di volontariato.

Invece, come è noto, è stata presentata diversamente.

Nei miei approssimativi studi di economia politica, una cosa interessante credo di averla imparata. Un certo numero di disoccupati, una “sacca di disoccupazione”, può essere molto conveniente per imprese e aziende. Un alto numero di disoccupati permette di aumentare la concorrenza tra i lavoratori e quindi di tenere basse le retribuzioni. Fenomeno che andrebbe contrastato. Quando lo Stato addirittura partecipa a questa dinamica, come accadeva nel primo bando…che dire?

Autocensuro la mia risposta.

Quello che sarebbe accaduto se il primo bando fosse passato, sarebbe stato molto triste. Noi ragazzi, anche quelli laureati, semplicemente non troviamo lavoro, non lavoriamo. Molti di noi sono quindi spinti fortemente a cercare qualsiasi tipo di retribuzione e, non dubito, che in molti avrebbero risposto al bando. Ciò avrebbe permesso di selezionare i candidati, tra l’altro tutti laureati (e nella prima versione con 110/110!), e scegliere i migliori.

Si sarebbe trattato di una competizione di alto livello per raggiungere lo sfruttamento. Mi sembra che il Governo si sia un po’ allargato con le pretese.

Altra cosa dal mio punto di vista assolutamente indecente sono le frasi del Presidente del Consiglio, Enrico Letta. Presentare questo obbrobrio in pompa magna come una grande opportunità di lavoro fa rivoltare le budella. In filosofia si direbbe: il falso che si presenta come vero.

Questo solo per esser chiari sul vecchio bando. Quanto al nuovo. Certo è meglio, anche perchè era davvero complesso fare peggio. C’è da dire che dopo aver seguito l’intera dinamica anche solo leggerlo è stato emotivamente straziante.
Molte delle critiche mosse, ad esempio dall’ANA, alla nuove versione sono comunque assolutamente condivisibili. La manifestazione di protesta continua quindi ad avere senso.

Si tratta di un bando, il nuovo, che in ogni caso non merita la pubblicità che ha avuto e l’entusiasmo di Letta. Un bando assolutamente ininfluente sia per combattere la disoccupazione giovanile che per digitalizzare il patrimonio culturale italiano. Figurarsi, cinquecento persone che lavorano seicento ore in un anno.

La rabbia comunque non nasce per l’ultima versione ma per l’inqualificabile operazione politica complessiva.

Piove...

Piove…

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