Riassunto dell’Introduzione alla Critica del Giudizio di Kant – Seconda parte

IV. Della facoltà di giudizio quale facoltà legislativa a priori
Kant definisce la facoltà di giudizio quella facoltà capace di pensare il particolare come compreso sotto l’universale. Se l’universale è dato (ad esempio nel caso di una legge) ci troviamo in presenza di un giudizio determinante. Se è dato il particolare e l’universale deve essere trovato il giudizio si chiamerà giudizio riflettente

Giudizi determinanti sono ad esempio quelli compiuti dall’intelletto quando ordina secondo leggi la natura. Ma le particolari leggi empiriche contengono di più rispetto a ciò che viene determinato dalle leggi universali dell’intelletto. Le leggi empiriche particolari devono essere pensate (è un bisogno dell’intelletto) come se fossero state date da un intelletto (non il nostro) a vantaggio della nostra facoltà conoscitiva e con essa si accordassero. E’ questo un principio a priori della facoltà di giudizio che possiamo chiamare principio della conformità della natura a scopi. La conformità a scopi della natura è quindi un concetto speciale che è dato solo dalla facoltà di giudizio
V. Il principio della conformità formale della natura a scopi è un principio trascendentale della facoltà di giudizio.
Principio trascendentale è un principio a priori che regola le modalità della conoscenza in genere. Esso si differenzia da un principio metafisico che invece è un principio a priori sotto il quale è possibile determinare, sempre a priori, oggetti il cui concetto è dato empiricamente.
In questo senso il principio della conformità formale della natura a scopi è un principio trascendentale poichè gli oggetti che vengono organizzati da tale principio sono puri, senza nulla di empirico. Esso riguarda, detto in altro modo, il nostro modo di conoscere e giudicare.
Le massime della facoltà di giudizio ci mostrano a sufficienza come esso sia trascendentale. Massime del tipo “la natura prende la via più breve” si rivolgono esclusivamente al nostro modo di conoscere la natura.
Essendo un principio trascendentale esso richiede una deduzione trascendentale che Kant esegue alla svelta in questo stesso paragrafo senza riprenderlo nel corso dell’opera. Kant scrive che le molteplici leggi empiriche abbisognano (per l’intelletto) di un principio di unità altrimenti non sarebbe possibile un sistema di conoscenza. L’intelletto ha dunque un bisogno che la facoltà di giudizio recepisce ed applica soggettivamente alla natura considerandola conforme a scopi ma senza poter conoscere questa conformità, essa è semplicemente un’esigenza conoscitiva.
Si tratta di fare un’esperienza interconnessa delle molteplici leggi della natura, un compito grandioso e che talvolta, come nel caso delle massime della facoltà di giudizio (ad esempio “la natura non fa salti”), va a buon fine.
La facoltà di giudizio presuppone a priori questa armonia tra la conformità a fini richiesta dalla conoscenza e la reale struttura della natura, l’intelleto invece considera contingente tale conformità formale a fine

Si tratta di un principio interno alla facoltà di giudizio e soggettivo ma tuttavia a priori e di grande importanza per la conoscenza
VI. Del legame del sentimento di piacere con il concetto della conformità della natura a scopi
Il raggiungimento di ogni intento ci procura un sentimento di piacere, come il fallimento uno di dispiacere. Anche quando si riesce ad accordare molteplici leggi empiriche ad un solo scopo si prova piacere, ammirazione.
Non sappiamo quali siano i limiti di questo accordo della natura con il bisogno della nostra facoltà conoscitiva di ricondurre la molteplicità ad unità. Proviamo decisamente più piacere se qualcuno ci prospetta il massimo accordo possibile in un futuro.

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