Nascita e declino del mito dell’ “on the road”

on the road

Era il 1957 quando Kerouac dopo varie traversie riusciva a pubblicare il suo “On the road”. Osteggiato e criticato aspramente dall’establishment culturale e politico il romanzo si diffuse rapidamente divenendo, come pochi altri testi, un simbolo per una generazione.
Era la beat generation, era la prosa spontanea, era il bebop.

Gli anni sessanta avevano già trovato una narrativa di riferimento sotterranea e delle tematiche; tra di esse, non ultima, il mito dell’on the road. Motivo perdurante e ripreso, reinterpretato, anche stravolto.

E se Sal e Dean (Kerouac e Cassady) attraversavano in macchina gli Stati Uniti negli anni ’50, sul finire degli anni ’60 furono due centauri a riproporre con forza l’idea del viaggio nella cultura (di massa, e non più sotteranea) degli Stati Uniti, e poi del mondo intero.

Erano Wyatt e Bill (Peter Fonda e Dennis Hopper), Easy Rider il film; la conclusione tragica del film mi riporta alla mente l’altrettanto amara fine del più recente “Into the wild” (2007), altra pellicola incentrata sui viaggi del protagonista.

Il film di Sean Penn del 2007 sembra riproporre, alla fine, l’idea dell’impossibilità del viaggio, e con esso della ribellione sociale che tali viaggi portano con sé. Una storia di ribellioni mancate o distruttive che non possiamo che rifiutare.

La scena finale di “Easy Rider”, splendida, racconta dell’omicidio folle di Wyatt e Bill. La si può intendere come rappresentazione artistica dell’uccisione della ricerca di libertà dei due ribelli. Scena anche di denuncia, necessariamente.
L’ultima scena di “Into the Wild”, invece, racconta la morte solitaria del protagonista, nel freddo dell’Alaska. E’ però un suicidio (involontario).
E’ una scena distante nel tempo da quella di Easy Rider, ma forse più “adatta” al mito di cui stiamo parlando.

L’on the road americano muore forse tra le sue stesse braccia, tra overdose, cirrosi epatiche e ufo.

Certo che, in ogni caso, tra il rifiuto di una ribellione che distrugge e quello della ribellione tout court di strada ce ne passa. Teoricamente.

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