Coseriu – Linguistica del testo

Riassunto del testo molto schematico.

La Linguistica del testo di Eugenio Coseriu contiene l’originale proposta teorica del linguista rumeno, proposta che è anche uno schema interpretativo valido per ogni tipo di testo.

Coseriu individua tre piani differenti nel linguaggio:

  1. Un piano universale del parlare
  2. Un piano storico, delle lingue
  3. Un piano del testo

A questi tre piani distinti corrispondono tre competenze:

  1. Una competenza universale, parlare in modo chiaro, logico, coerente, ecc.
  2. Una competenza determinata storicamente, ossia il saper parlare una lingua
  3. Una competenza particolare, ossia il saper produrre determinati testi

Il porre il piane del testo come piano autonomo è la vera chiave di volta della teoria di Coseriu. La legittimità di questa operazione, a suo dire, è testimoniata da molti fenomeni: ad esempio, per motivi interni al testo si può deviare dalle regole della grammatica, possono esistere (ed esistono) testi plurilingui. alcuni tipi di testi possono avere una tradizione autonoma (pensiamo ai generi letterari).

Ognuno di questi tre piani possiede delle funzioni autonome. Giusto per fare un esempio, la categoria extra-linguistica dell’agente, appartiene al piano del parlare universale, tuttavia essa può essere espressa da funzioni della lingua differenti (soggetto o complemento d’agente).

A queste funzioni autonome corrispondono livelli semantici autonomi:

  1. Alle funzioni del parlare in generale corrisponde la designazione
  2. Alle funzioni della lingua corrisponde il significato
  3. Alle funzioni del testo corrisponde i senso

Designazione e significato, considerati unitariamente, costituiscono il significante del senso unità di ordine differente. Nei testi sussiste sempre questo rapporto duplice che può portare ad una corretta comprensione del significante senza tuttavia comprendere nulla del senso.

Così intesa la linguistica del testo si configure come ermeneutica del senso e Coseriu sottolinea che per lui ermeneutica coincide con la filologia rettamente intesa.

Abbiamo schematizzato il testo sia per mostrarvi un po’ più nel dettaglio gli argomenti contenuti all’interno sia per aiutarvi a memorizzarlo se lo state studiando

INTRODUZIONE ALLA PROBLEMATICA DI UNA LINGUISTICA DEL TESTO

  • Definizione di testo: 1) Applicazione delle regole di una lingua determinata in un insieme chiuso 2) Concetto all’interno del quale si operano distinzioni come “romanzo” “tragedia “commedia”, senza far entrare in gioco le regole di una lingua determinata
  • Def.di linguaggio: p.31
  • 3 livelli (universale, storico, testi)
  • Stilistica letteraria e retorica (a chi si parla, circostanze, oggetto di cui si parla)
  • Giustificazione della grammatica transfrastica (ellissi, “se solo sapessi”)
  • Domande: 1) riconosciamo se qualcosa è o no una risposta in relazione al testo
  • Riconosciamo anche che tipo di risposta è (studia? Legge). Sostituzione: i pronomi ad esempio stanno al posto del nome, ma è vero anche il contrario “cosa legge Coseriu?” sta per “cosa leggo io ?”
  • Tutti questi esempi oltrepassano il confine della frase
  • Si tratta del testo inteso come livello della strutturazione grammaticale idiolinguistica
  • Livelli di strutturazione idiolinguistica: elementi minimi, parola, sintagma, clausola (“naturalmente lo ha fatto”), frase, testo. Il latino non ha nè il livello della parola nè del sintagma.
  • i tre tipi di linguistica del testo 1) grammatica transfrastica 2) linguistica del testo anteriore alle singole lingue 3) falsa via. L’intera linguistica va “sciolta” nel testo.
  • corretto è dire che esprimersi linguisticamente significa comporre testi. E’ sbagliato invece credere che la competenza della lingua (storicamente intesa) e quella di “produrre testi” siano lo stesso.
  • La terza linguistica divide i testi in enunciazione e narrazione
  • Es. di Kafka: limitazioni e precisazioni —-> incertezza (senso del testo)
  • Linguistica del testo come ermeneutica e filologia rettamente intesa
  • A) Piano del parlare in generale: 1 – riferirsi ad una realtà extra-linguistica.
    2 – facoltà universale del parlare a) principi del pensiero (identità, non contraddizione…) b) cognizione delle cose
  • b1) si presuppone nell’altro una cognizione delle cose (lì sulla strada)
  • b2) si presuppone una cognizione “umana” (un sole, una luna, due mani…)
  • B) piano delle lingue
  • C) piano del testo (elementi che ne giustificano l’autonomia):
    1. testi plurilingui
    2. dei testi oltrepassano le regole della lingua (mizu, mizu…stile dei telegrammi ecc…)
    3. sono condizionati dall’universo del discorso (mitologia, logica, scienza….)
    4. sono condizionati dalla situazione (“due da settecento e due da tremila”)
    5. tradizioni indipendenti
  • tre piani: universale, storico, riferito al testo
  • tre gradi (o tecniche): locutivo, idiomatico, espressivo
  • tre valutazioni: congruente, a)corretto b) esemplare, adeguato
  • Vale anche qui il principio della determinazione progressiva: adeguatezza può superare (aufheben) la correttezza
  • tre valori di contenuto corrispondenti ai tre piani del linguaggio:
    1. universale -> extralinguistico-metalinguistico (esempio del categoria agente)
    2. storico (significato) -> soggetto, strumentale, agentivo…..
    3. testo -> esortazione, risposta, preghiera, obiezione, scherzo……..
  • p. 74 (mondo-designazione, lingua-significato, testo-senso)
  • Sul senso: doppio rapporto segnico. Come in Saussure. Nel linguaggio tecnico designazione e significato sono spesso lo stesso, anche il senso talvolta: “cosa significa? esattamente quello che ho detto”
  • 2. LINGUISTICA DEL TESTO COME LINGUISTICA DEL SENSO

  • Critica alla teoria dello scarto:
    1. Ogni testo possiede senso (non solo i testi poetici o letterari)
    2. La lingua o il testo poetico non deviano dal testo “normale”
    3. “Scarto” è un concetto relazionale, bisogna dire da cosa si devia.
  • Karl Buhler, il modello strumentale:
  • Linguaggio come organo. Segno linguistico è un rapporto triadico con ciò che lo circonda: mittente-oggetti-destinatario.
  • Mittente: Il segno notifica di uno stato psichico (successivamente sostituirà “notifica” con “espressione”)
  • Destinatario: il segno “richiama” (in seguito B. dirà “appella”)
  • Oggetti o stati di cose: il segno rappresenta (funzione principale e, tranne in casi limite, mai eliminabile)
  • Il segno dunque è simbolo (degli oggetti), sintomo (del mittente), segnale (nel suo appellarsi al destinatario)
  • Jakobson: estensione del modello buhleriano
  • J. tiene il mittente e il destinatario di Buhler. Sostituisce gli “oggetti e stati di cose con il “contesto” ed aggiunge il messaggio, il codice e il contatto. A questi sei caratteristiche del segno linguistico corrispondono 6 funzioni: emotiva (notifica), conativa (richiamo), referenziale (rappresentazione), fatica, poetica, metalinguistica. Schema a pg. 86
  • Coseriu critica la poetica (il come, l’attenzione alla forma – viene vista comunque come comunicazione).
  • excursus sulla comunicazione: è di due tipi —> 1) “comunicarsi a qualcuno o comunicare qualcosa qualcuno” 2) entrare in relazione con l’altro
  • p.91 “l’arte viene realizzata conformemente a un suo peculiare dover essere”
  • fatica e metalinguistica sono solo due casi del richiamo e della rappresentazione
  • cosa si salva in jakobson: 1 – intuizione sul poetico inteso come “rivolgersi a quel che è detto” 2 – non solo funzioni del segno ma “funzione del segno nel suo uso” (ossia dell’atto linguistico).
  • Ritornando su Buhler: è vero che la parola (il segno in Buhler) è organon (strumento)? B. dimentica il concetto (come dicevano gli stoici)) o significato ossia il cosa.
  • p. 95 primo schema allargato e migliorato da Coseriu
  • Differenza tra ciò che appartiene al segno (sintomo e segnale) e ciò che lo precede (il simbolo che è già tale anche solo nel pensiero)
  • p. 96 secondo schema allargato
  • Il senso emerge anche in relazioni ad altri fattori. Ad esempio la relazione tra segni
    1. Tra un segno ed un altro: a) sotto il profilo materiale (rima, alliterazione) b) sotto il profilo del contenuto (la parola pipistrello rimanda a “cose” differenti in ogni lingua
    2. Tra un segno ed un insieme o gruppo di segni (genere e sesso ad es. luna, sole, morte (maschili o femminii di volta in volta))
    3. Tra un segno e l’intero sistema di segni ossia la lingua storica e funzionale (aneddoto di Carlo V). (Hp di Hjelmslev)
    4. E ancora:
    5. relazione con segni in altri testi: discorsi ripetuti (“molti amici, molto disonore”) e detti proverbiali (“questo matrimonio non s’ha da fare”) due categorie difficilmente distinguibili
    6. relazioni con cose: 1) imitazione attraverso la sostanza del segno: a) onomatopea b) imitazione indiretta attraverso l’articolazione c) sinestesia.
      2) imitazione attraverso la forma (es. Ulisse Joice dura 24 h quanto la lettura del testo).
    7. Relazioni tra segni e “cognizioni delle cose”
    8. Regioni (zone, ambiti, ambienti)
    9. Intorni (schema pg. 122 – 123). Da notare: il contesto procede e segue, contesto extra-linguistico naturale.
    10. senso è combinazione di tutte le relazioni segniche, riunibili sotto il nome di evocazione che va ad aggiungersi a rappresentazione, notifica ed appello
    11. su Hyemslev e Jahnsen – p.135
    12. Non solo l’evocazione esaurisce il senso ma tutte le funzioni segniche
    13. Poesia: 1) tutte le relazione segniche non sono specifiche della poesia 2) le relazioni segniche hanno nella poesia la loro piena attualizzazione 3) Non è una modalità tra le altre ma il linguaggio per eccellenza 4) quindi contro Jakobson 5) linguaggio nella sua piena funzionalità. Contro la concezione del segno come strumento nel linguaggio poetico
    14. “non esiste una tecnica universalmente valida per interpretare un testo”
    15. non si da scienza dell’individuale
    16. tuttavia il “metodo commutativo” quello applicato normalmente nella “linguistica senza aggettivo” è il metodo corretto. Esso, applicato il più delle volte inconsapevolmente, deve tenere conto di tutte le relazioni sopra riportate (molte di più rispetto alle lingue).
    17. Anche i testi come le lingue possono essere analizzati nei termini di sincronia e diacronia (come voleva Saussure)
    18. Di nuovo contro la stilistica dello scarto
    19. I meriti di Spitzer. Manca però una enumerazione dei procedimente costitutivi del senso e l’articolazione del senso. Inoltre il senso non è solo dei testi letterari come bene ha individuato Antonello Pagliaro con la sua “critica semantica”
    20. Esempi:
      • Spitzer – Don Chisciotte (nomi plurimi, libro della libertà)
      • Kafka
      • Alceo tempesta (imitazione attraverso la forma)
      • Eschilo Agamennone (trasformazione di relazioni (paradigmi) in assenza in relazioni presenza)
      • Saffo Epitalamia (contesto extra-linguistico culturale)
      • Saffo Il quinto libro
      • Eschilo I persiani contesto linguistico indiretto
      • Canzone argentina -> contesto extra-linguistico naturale
    21. Il contesto tematico è parte del contesto linguistico indiretto (es. c’era una volta, il tema in Poe)
    22. Linguistica del testo e linguistica generale hanno più comunanze di quanto non si possa credere. Tuttavia la linguistica generale può essere soltanto una disciplina ausiliaria per la linguistica del testo. Essa ad esempio è utile quando il senso del testo nasce da un procedimento linguistico (men – de in Saffo o il “per” del cantico di frate sole) e la lingua è comunque sempre il “grezzo materiale” da cui si origina il senso.
    23. Linguistica è comunque filologia per come era intesa (arte dell’interpretazione dei testi) ed ermeneutica.
    24. Il decalogo della linguistica del testo: pg. 182 – 183
    25. 3. LINGUISTICA DEL TESTO COME GRAMMATICA TRANSFRASTICA

    26. Grammatica transfrastica: “testo come piano della strutturazione idiolinguistica”
    27. Linguistica del senso: “testo come piano del linguaggio in generale”
    28. Il testo può essere un elemento razionalmente non necessario come piano della strutturazione idiolinguistica (il testo in senso generale è necessario), tuttavia in ogni lingua finora conosciuta il piano del testo è presente.
    29. Quattro caratteristiche dei piani: iperordinazione, subordinazione, coordinazione, sostituzione.
    30. Sostituzione: solitamente ristretta alla pronominalizzazione in realtà anche altre forme possono fare da pronomi, ad es. le riprese mediante sinonimi e iperonimi o la ripresa implicita (…la chiesa…)
    31. coordinazione: al di qua e al di là dei limiti della frase: “Gianni e Maria leggono” (Gianni legge+ Maria legge)
    32. competenza locutiva, idiomatica e espressiva sono unite nella pratica ma vanno divise e si lasciano distinguere.
    33. Linguistica transfrastica è una scienza ausiliaria indispensabile per la linguistica del testo.
    34. Lingua fa da piano dell’espressione, il testo da piano del contenuto ogni volta di secondo grado.
    35. retorica antica: inventio, disposito, elocutio, memoria, vox
    36. iperordinazione c’è sempre nel testo. Coordinazione ha delle forme specifiche (da una parte, dall’altra). Subordinazione (citazioni).
    37. Aggiungi un commento








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