Ordine e sicurezza

Una richiesta di sicurezza sembra partire dai luoghi d’Italia. E dal degrado e dalle periferie e dai centri isolati. Sicurezza di cosa? Di movimento, di dormire, di vita. Essere sicuri, non doversi chiudere e rinchiudere, poter stare comodamente nella propria terra, nelle proprie strade.

Vivere lo spazio intorno senza timori, pre-occupazioni, paura. Una richiesta, chiesta di nuovo ed ancora una volta, di un altro mondo. Di altre città, di altre periferie, di altro territorio. Richieste di altro mondo. Roba, in questo mondo, dell’altro mondo. E’ una richiesta di fifoni? Di impotenti? Di deleganti? E’ una richiesta che ci sta.

E la risposta arriva pronta. Dichiarata, ripetuta, proclamata, affermata, in primo luogo. E dice ordine, dice sicurezza.

Sicurezza come? Più polizia, più militari, pene più severe. Più. In più; più dell’altro mondo, ancora più del vecchio mondo, di nuovo. E che c’è di nuovo? Tutto è già stato usato. Uno Stato già usato, e logoro.

Ed ogni pattugliamento è una sconfitta, ogni sommossa e anti-sommossa è una sconfitta, ogni poliziotto di quartiere è la sconfitta del quartiere, la sconfitta dell’Italia che siamo.

Il potere guarda indietro. Diventerà una statua di sale?

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