Wilde, il ritratto di Dorian Gray e l’estetismo estremo

Oscar Wilde (1854 – 1900) celebre autore irlandese, si distinse fin da bambino per il carattere sognatore e sopra le righe. Figlio di un famoso oftalmologo, Sir William, e della poetessa Jane Francesca Elegee, si dedicò fin da bambino agli studi classici con risultati eccellenti.

Ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

Durante il periodo universitario, a causa del suo stile di vita eccessivamente dispendioso, tentò invano di farsi assegnare una borsa di studio; cercò successivamente di ripiegare sul fidanzamento con una ricca ereditiera, che lo rifiutò.
Dal 1879 si trasferì a Londra, dove scrisse i celebri Poems e collaborò con alcune note testate giornalistiche; la sua fama crebbe quando compì il suo primo tour di conferenze negli Stati Uniti.

Nel 1884, di ritorno da un lungo viaggio a Parigi, conobbe e sposò Contance Loyd: non fu un matrimonio d’amore, ma una maschera che Wilde indossò per mettere a tacere le voci circa la sua omosessualità, che circolavano da tempo nei salotti della società vittoriana.

La felicità della coppia non durò a lungo: con la nascita del secondogenito iniziarono i battibecchi e, sebbene Wilde si dimostrò sempre un buon padre, non smise mai di frequentare altri uomini.

Nel 1888 pubblicò Il principe felice e altre storie, seguito qualche anno dopo dal suo capolavoro Il ritratto di Dorian Gray. Seguirono poi La Casa dei Melograni, Il dramma Salomé (che venne censurato) e l’opera teatrale Il ventaglio di Lady Windermere, aspra critica alla rigida società dell’epoca. L’apice della vena satirica e umoristica dell’autore esplose con L’importanza di chiamarsi Ernesto, esempio perfetto di Commedy of Manners, con l’obiettivo di colpire al cuore la morale dell’epoca.

La risposta dalla società che derise così duramente non si fece attendere: venne processato per bancarotta e per sodomia a causa dell’ormai nota relazione con l’inseparabile amico “Bosie”, Lord Alfred Douglas.
Condannato a due anni di lavori forzati, scrisse in carcere De Profundis, lettera all’amico che non smise mai di amare.
Uscì di prigione nel 1897 e trascorse gli ultimi anni in estrema povertà, finché la meningite lo uccise nel 1900.

Il ritratto di Dorian Gray, opera più famosa di Wilde, ricalca molte delle caratteristiche e delle esperienze di vita dell’autore.

Narra la vicenda di Dorian, splendido aristocratico che vide la sua vita cambiare radicalmente il giorno in cui ricevette in dono dal pittore Basil Hallward un suo ritratto.

Colpito dalla bellezza del dipinto, se ne innamorò come un moderno Narciso e iniziò a vivere in funzione della bellezza e della superficialità.

Ad accompagnarlo nel suo viaggio inarrestabile verso la perdizione fu Lord Henry Wotton, uomo di grande eleganza e ineguagliabile oratoria che condusse il giovane protagonista alla scoperta del piacere, del lusso e della frivolezza, diventando un punto fermo nella vita di Dorian.

Con il passare del tempo, la bellezza del protagonista iniziò a sfiorire e il giovane cominciò a nutrire un’insana invidia verso quel ritratto, che invece conservava intatto il suo splendore. Da questa rabbia scaturì il patto con il Diavolo che permise a Dorian di conservare il suo aspetto, trasferendo gli effetti del passare del tempo e della corruzione della sua anima al dipinto.

Dopo una difficile storia d’amore con una giovane attrice, Sibyl Vane, terminata tragicamente con il suicidio della ragazza, Dorian iniziò a notare terribili cambiamenti nel quadro che lo ritraeva: la figura era divenuta più vecchia e deforme e mutava a ogni suo atto ingiusto o crudele.

Dorian decise di nascondere il quadro in soffitta, confidando nella certezza che le conseguenze della sregolatezza della sua condotta si sarebbero riversate nel dipinto. L’unico a essere informato della collocazione del quadro fu lo stesso autore, Basil, che venne ucciso da Dorian perché ritenuto la causa primaria di ogni sua sventura, in quanto creatore dell’opera d’arte.

Un giorno, in preda alla follia e ai rimorsi, Dorian accoltellò il ritratto usando lo stesso coltello con il quale tolse la vita all’amico Basil: venne ritrovato solo il giorno successivo dalla servitù, dilaniato e invecchiato, con un coltello nel petto ai piedi del ritratto, ritornato allo splendore originario.

In questo romanzo l’autore raggiunge l’estetismo spregiudicato, la dissennata ricerca verso il bello, il superfluo. Il protagonista, Dorian è disposto a tutto, anche a vendere la propria anima, per ottenere la giovinezza eterna. La condotta amorale di chi vive nella dissolutezza non può che portare a una fine drammatica, ma che appare spettacolare e affascinante anche nella sua tragicità.

Monica Pessognelli

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