Hesse – Siddharta: la ricerca della pace interiore

Hermann Hesse nasce a Calw il 2 luglio 1877 da Johannes, ex missionario ed editore e Maria Gundert, nata e cresciuta in India.

Riceve una severa educazione di stampo pietista che crea problemi sin dall’infanzia al giovane e sensibile Hermann: col passare del tempo il ragazzo tende a sviluppare una forte insofferenza alle imposizioni.
I tentativi di piegare l’animo ribelle di Hermann falliscono uno dopo l’altro, così nel 1888 viene mandato a frequentare il ginnasio di Calw contro la sua volontà: qui si distingue come uno dei migliori del suo corso e studia con profitto le lettere classiche.

Hermann Hesse

Supera brillantemente gli esami e viene iscritto al seminario di Maulbronn, secondo la volontà del padre, ma fugge dopo circa sei mesi.
Al suo ritorno a scuola, Hermann inizia a soffrire di depressione, che culminerà con un tentativo di suicidio ed il successivo ricovero in una struttura per malati mentali a Stetten; riprende gli studi nel 1892 ma non porta a termine il corso.

Nel 1895 Gli viene finalmente concesso di lasciare la casa dei genitori ed Hermann, finalmente libero, si trasferisce a Tubinga dove inizia a seguire la sua vera vocazione: la scrittura.
In questi anni prendono vita opere come Canti romantici e Un’ora dopo mezzanotte.
Nel 1899 si trasferisce a Basilea e in questi anni compie diversi viaggi, trascorrendo un lungo periodo in Italia, paese al quale dedica l’omonima raccolta di poesie.

La prima conferma del suo straordinario talento arriva con la pubblicazione del romanzo Peter Camerzind (1904).
Nel 1904 si sposa con Maria Bernoulli, fotografa professionista, dalla quale avrà tre figli; in questi anni pubblica lavori come Sotto la ruota (1906), Gertrude (1910) e Sotto terra (1911).

La vita matrimoniale si rivela infelice, così Hermann cerca di raggiungere un po’ di pace interiore attraverso un viaggio in India, che purtroppo non riesce a portare a termine a causa della dissenteria. Al suo ritorno il suo matrimonio va in pezzi: la moglie dalla quale si separerà nel 1919, inizia ad accusare disturbi mentali.
Durante il periodo della prima guerra mondiale pubblica alcune delle sue opere più conosciute: Demian e Il ritorno di Zarathustra (1919).

Nel 1922 pubblica Siddharta, il suo capolavoro, nato dal suo viaggio in India e dalla passione per le culture orientali.

Si risposa con la cantante Ruth Wenger, ma l’infatuazione dura ben poco e la coppia si separa dopo una breve convivenza. A questa rottura segue un crollo emotivo dello scrittore, ben evidente nel suo romanzo Il lupo della steppa (1927).

Si risposa nel 1931, per la terza volta, con Ninon Dolbin Ausländer che gli starà vicino fino alla fine.
Nel 1943 pubblica Il gioco delle perle di vetro e nel 1946 consegue il premio nobel per la letteratura, tuttavia continuerà a soffrire di attacchi di depressione nonostante il successo.
Dal 1950 in poi le sue condizioni di salute peggiorano gradualmente e nel 1955 gli viene diagnosticata la leucemia.
Muore l’8 agosto 1962 a causa di un’emorragia cerebrale.

Siddharta, capolavoro dello scrittore tedesco, è un romanzo di formazione: racconta le vicende di un giovane dall’animo tormentato che cercherà la pace interiore per tutta la vita.

Il viaggio dell’inquieto Siddharta inizia con i Samana, pensatori che vivono di poco o nulla e praticano il digiuno al fine di raggiungere il completo distacco dell’Io.
Affiancato dal fedele amico Govinda, abbraccia la filosofia di questi asceti imparandone le arti.
La vita frugale di questi pensatori fa però presto risvegliare l’inquietudine del protagonista che decide di rimettersi in viaggio per proseguire la sua ricerca.

Si dirigono alla volta della setta del Buddha Gotama: un uomo che è riuscito a liberarsi dalla ruota delle reincarnazioni raggiungendo il Nirvana.
Qui dovrà separarsi dal saggio amico Govinda, che decide di unirsi alla setta.
Siddharta, a questo punto della sua esistenza, sente la necessità di vivere davvero e sogna la passione e l’amore quando incontra la prostituta Kamala: con lei l’asceta, che aveva sempre vissuto nella purezza, si concede alla lussuria e a tutti i comportamenti che aveva sempre rifiutato.

Dopo lunghi anni trascorsi con lei, si pente della sua sregolatezza e fugge.
Trascorre molti anni al fianco di Vasudeva, un barcaiolo che vive sulle rive di un fiume e che permette a Siddharta di conoscere la vera essenza dell’acqua.

La vita ha però riservato a Siddharta un ultima, grande lezione: Kamala ha partorito suo figlio e, durante un viaggio con il piccolo, muore improvvisamente. Il protagonista, richiamato dalle urla del bambino, si ritrova tra le braccia suo figlio.
Con il trascorrere degli anni, il carattere ribelle del piccolo Siddharta si rivela incompatibile con quello del padre; la situazione diventa insostenibile e il giovane decide di andarsene.

Questo avvenimento risveglia dolorosi ricordi nel cuore del protagonista, legati soprattutto alla sua infanzia e al padre che lui stesso ha abbandonato per iniziare il suo viaggio.
Il dolore lascia però rapidamente spazio alla pace che Siddharta ha finalmente trovato sulle rive di quel fiume che gli ha insegnato a comprendere il mondo e gli ha regalato il dono dell’Illuminazione.
Il romanzo si conclude con la riunione di Siddharta con il vecchio amico Govinda, mentre il vecchio barcaiolo se ne va nella foresta: Siddharta ha finalmente raggiunto il Nirvana.

Monica Pessognelli

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