La signora canta il blues, storia di una delle voci più importanti della musica

Billie Holiday, pseudonimo di Eleanor Fagan Gough, rappresenta indiscutibilmente una delle più grandi voci del jazz. Ha cantato nelle più celebri formazioni americane degli anni trenta e quaranta, come il complesso di Count Basie e inciso numerosi standard del repertorio musicale del tempo lasciando una traccia indelebile.

Billie Holiday

Nessuno canta la parola fame e la parola amore come la canto io”, questo affermava la signora del Jazz nelle pagine della sua autobiografia scritta nel 1956. La sua vita fu in effetti ricca di grandi sfumature emotive, di esperienze anche piuttosto dolorose che hanno reso questa cantante in grado di esprimere, interpretare attraverso la sua voce quello che è il significato più autentico della parola “blues”.

Persino quando la sua carriera era ormai avviata, quel timbro di voce così magico, pur subendo le conseguenze di alcool e fumo, non ne fu intaccato nell’essenza. Certamente quella voce da mezzosoprano delle origini, più cristallina, divenne più cupa e metafora di un’esistenza vissuta tra gioie e dolori.

Billie Holiday nacque nell’aprile del 1915 a Baltimora. Suo padre era un musicista, un suonatore di banjo, di nome Clarence Holiday, mentre sua madre, Sarah Julia Fagan, era una ballerina di fila. La coppia non era sposata e il padre lasciò presto la famiglia per seguire le orchestre in cui suonava. Anche il nome Billie Holiday con cui questa donna straordinaria si fece conoscere nel campo musicale, prese ispirazione dal cognome paterno e dal nome di una attrice a lei cara, Billie Dove.

Billie Holiday 1949

La sua infanzia e adolescenza furono quindi segnate dalla presenza di un clima familiare non particolarmente sereno, e che anzi, incise profondamente l’animo di Billie. A New York Billie fu affidata alla cugina della madre. Qui subì uno stupro e probabilmente ancora bambina dovette prostituirsi ad Harlem, in un bordello clandestino. Fu addirittura scoperta restando per quattro mesi in carcere, e dunque, una volta fuori, di nuovo in libertà, decise di trovare lavoro come ballerina in uno dei locali notturni che allora erano attivi a New York.

Aveva solo 15 anni quando, iniziò a cantare. Fu scoperta piuttosto che per le sue doti di ballerina, per le sue qualità vocali da John Hammond, un artista che lavorava per uno dei vari locali di Harlem. Fu proprio Hammond che con Benny Goodman, arrangiò due pezzi che si rivelarono fondamentali per la carriera di Billie.

Billie Holiday fece parte di orchestre importanti come quella di Count Basie o di Artie Shaw. Allo stesso tempo incise diversi dischi come quello in collaborazione col pianista Teddy Wilson o un altro famoso musicista del tempo, il sassofonista Lester Young. Fu proprio questo artista a fregiarla del soprannome di “Lady Day”.

Billie Holiday è senz’altro conosciuta ancora oggi per averci lasciato delle straordinarie interpretazione di standard jazz e brani come “Strange Fruit”, il cui testo è un manifesto contro il razzismo.

Billie fu però un essere estremamente solitario e fragile nel corso della sua vita, non a caso, trovò un modo per rendere sopportabile il proprio mondo interiore attraverso l’uso di sostanze stupefacenti, incentivato anche dal fatto che era una donna dalle umili origini e appartenente alla comunità nera, di cui il jazz è sempre stato uno dei linguaggi espressivi e di riscatto più importante. Così Billie si spense a 44 anni, restando ancora oggi per tutti la “Signora che canta il Blues”.

Aggiungi un commento








Articoli correlati: