La civiltà micenea. La grecia nell’età del bronzo

Già nel III millennio in Siria, Palestina, Egitto e Mesopotamia erano presenti civiltà avanzate. Di questo sistema entrarono a far parte prima Creta ed in seguito la Grecia micenea che erano dunque la periferia di un sistema incentrato nel Vicino Oriente.

La teoria di un gruppo etnico ‘greco’ che ha invaso nel III millennio la penisola – a lungo accreditata – è in realtà errata.

L’idea di una ‘grecità’ condivisa da una comunità allargata è un’acquisizione dell’età arcaica e classica, non ne è causa.

Maschera di Agammenone

[La celebre maschera funebre ritrovata da Schliemann a Micene nel 1876.
Il nome con cui è nota, ‘Maschera di Agamennone’, deriva dalla prima attribuzione fatta Schliemann.
La maschera però dovrebbe risalire al 1550-1500 a.C.. Ciò renderebbe impossibile che ad essere raffigurato sia il famoso re Agamennone.
Secondo alcuni studiosi (Calder III, David A. Traill) la maschera sarebbe un falso commissionato da Schliemann.
La maschera è conservata nel Museo archeologico nazionale di Atene.]

Per orientarsi in questo lungo periodo storico, noto come epoca micenea e corrispondente sostanzialmente all’età del bronzo in Grecia, conviene avere presente sin da subito una delle divisioni cronologiche più accreditate relativa al periodo cosiddetto ‘tardo elladico’:

  • 1600 a.C. – 1400 a.C.: tardo elladico antico o epoca palaziale:
  • 1400 a.C. – 1200 a.C.: tardo elladico medio o fase neo palaziale
  • 1200 a.C. – 1000 a.C.: tardo elladico avanzato

La cultura dell’area greca resta in questo periodo sostanzialmente orale anche se la scrittura è attestata almeno dall’VIII sec..

Il periodo miceneo, molto lungo, è stato caratterizzato da una notevole interazione culturale e da frequenti mescolanze etniche. La cultura di questo periodo storico, naturalmente, è stata importante nei secoli successivi. Ne sono testimonianza i molti oggetti di età micenea riutilizzati (ad esemprio la statuina fittile ritrovata in Beozia, oggi al Louvre) ed anche i ‘palazzi’ che vennero talvolta anch’essi riutilizzati.

Heinrich Schliemann, ricco imprenditore ed archeologo, è considerato lo scopritore della civiltà micenea. E’ infatti grazie agli scavi da lui voluti e promossi che sono stati ritrovati reperti molti importanti che oggi ci permettono di parlare di una cultura e di una società micenea.

Consideriamo la scoperta delle tombe a fossa di Micene il passaggio tra Media e Tarda età del bronzo, epoca che corrisponde probabilmente alla nascita della società micenea.

La media età del bronzo è in Grecia un periodo di relativa stagnazione. Unica eccezione è la città di Kolonna nell’isola di Egina in cui sono state trovati resti di fortificazioni e la tomba di un giovane che anticipa le tombe a fossa (è molto più antica della media età del bronzo II). Questa tomba potrebbe essere servita da modello, imitata poi dalle tombe delle elites dell’Argolide.

Le tombe a fossa sono dei pozzetti rettangolari scavati nel terreno. Sul fondo venivano sepolti uno o più individui talvolta coperti da un sudario, talvolta da una maschera di bronzo. I reperti trovati nelle singole fosse sono pezzi unici e concepiti come opere d’arte.

Assimilabili alle tombe a fossa di Micene sono quelle a tholos (cupola) della Messenia. Tombe di entrambi i tipi rinvenute a Tebe in Beozia e a Torikos in Attica. Emergono quindi in Argolide e nel Peloponneso individui che si rappresentano come ricchi guerrieri. Questa elites si è sviluppata dall’interno, non è arrivata dall’esterno, forse grazie al controllo esercitato su importanti materie prime (stagno, oro, argento).

La civiltà micenea non è una società monolitica ma con grandi differenze regionali. Tuttavia è grande l’omogeneità culturale, come testimoniato dalla diffusione della lineare B e di una iconografia ufficiale.

Nell’area del Peloponneso nord-orientale sono state trovate delle tavolette d’argilla (conservatesi probabilmente a seguito di incendi) in Lineare B, una scrittura sillabica composta di circa 89 segni derivante dalla Lineare A e decifrata nel 1952 da Michael Ventris. I luoghi dove sono state ritrovate tavolette di Lineare B (Micene, Pilo, Tebe e a Creta Cnosso e Chania) sono in genere considerate capitali di piccoli stati territoriali che ruotavano attorno ad un complesso palaziale.

Proprio la scoperta di vasti complessi architettonici (i ‘palazzi’) dà oggi il nome a questa fase storica.

Grazie allo studio di questi palazzi e alla ricerca archeologica in situ possiamo oggi comprendere parte dell’organizzazione micenea.

Il più antico palazzo ritrovato è il menelaion nei pressi di Sparta. Nel centro del palazzo c’era il megaron (struttura tripartita) con un trono. Attorno al megaron erano dislocati magazzini, centri di culto e di produzione artigianale. E’ ispirato al palazzo minoico ma molto più piccolo. Inoltre la sua funzione è chiaramente quella di amministrazione dello stato territoriale.

Resta comunque difficile comprendere quale sia stata effettivamente l’organizzazione sociale ed economica di questo popolo e gli studi a riguardo sono ancora in corso.

Classico è lo studio di Moses Finley che nel 1954 interpreta l’economia palaziale in termini redistributivi. Secondo Karl Polanyi (1957) è lo Stato, accentratore di risorse, che redistribuisce i beni primari alla popolazione, in cambio di lavoro.

Nel mantenimento del potere da parte dell’elites sembra che un ruolo fondamentale lo ebbero le cadenzate elargizioni (razioni, feste, banchetti).

Oltre al palazzo, è la cittadella, ossia un sito alto e fortificato, la principale forma di organizzazione micenea.

Le numerose ricerche svolte sui palazzi hanno contribuito ad ipotizzare una possibile gerarchia micenea al capo della quale era il ‘wa-na-ka‘, il re (wanax). Ruolo importante aveva il ‘ra-wa-ke-ta‘, forse un capo guerriero (lawagetas) e il ‘te-re-ta‘, forse un sacerdote (telestas). Il ‘qa-si-re-u‘, precedente del basileus omerico, era il capo di un piccolo gruppo di persone. ‘E-qe-ta’, nome spesso attestato viene invece oggi tradotto come ‘compagno del re’.

E’ anche attestato, una sola volta, il termine ke-ro-si-ja (gerousia). Raro, ma anch’esso attestato è ‘do-e-ro‘ (schiavo).

Abbiamo notizie inoltre di molti tipi di artigianato e di una trentina divinità elencate tra cui Zeus, Dioniso, Poseidone ed Era.

Creta nella Tarda età del bronzo

La distruzione dei palazzi minoici coincide con l’apparire di palazzi nel continente. La distruzione del palazzo di Cnosso coincide con il massimo splendore miceneo.

Probabilmente nel Tardo elladico Medio IB Creta venne occupata da popolazioni continentali: ciò sarebbe dimostrato dalle tombe, da un tipo di vaso simile a quelli continentali e dalla Lineare B derivata dalla A.

Nei sec. XIV-XII non ci sono tuttavie prove archeologiche che testimoniano una invasione micenea. La distruzione di Cnosso (qualsiasi ne sia il motivo) è comunque una svolta epocale. Cnosso, quantomeno dal XIII sec. risula molto ridimensionata rispetto al periodo precedente.

L’età dell’oro micenea

Il XIV-XII sec. è il periodo di massima espansione della civiltà micenea. Dopo il crollo di Cnosso (1360) la ceramica micenea si sostituisce a quella cretese. Venivano prodotte anfore a staffa (per l’olio, e forse per il vino) e vari oggetti in ceramica (rinvenuti a Troia).

Importanti informazioni sul periodo vengono fornite anche dai relitti di navi. Nel relitto rinvenuto nei pressi di capo Iria sono state ritrovate delle anfore a staffa cretesi, in altri relitti sono stati rinvenuti lingotti di rame, spade di bronzo, ceramica cretese, siriana e cipriota, e anche spezie e resine.

Non vi sono scambi epistolari che testimoniano la presenza di commerci tra micenei e altri paesi.

Molti testi ittiti testimoniano l’esistenza di un popolo, gli ‘Ahhiyawa’, situato sulla costa a ovest dell’impero ittita. Il loro Grande re viene paragonato a quelli dell’Egitto, di Babilonia e di Assiria. Alcuni li hanno identificati con gli Achei. Aldilà di questa identificazione ad oggi non provata è dimostrato che essi non si sono stabiliti nell’anatolia meridionale o nord-occidentale. Quindi o sono vissuti sul continente greco (Micene, Tebe) o nell’Anatolia sud-occidentale (la fascia compresa tra Mileto Iasos Rodi e Cos).

Il crollo

Dopo il XIII si interrompono, diminuiscono o cessano per sempre i rapporti commerciali dei micenei.

Vengono distrutti i palazzi di Tebe, Micene, Tirinto, Pilo e il menelaion, anche la cittadella di Gla e i palazzi cretesi vengono distrutti.

Crolla anche l’impero ittita, quello dei Mittani in Mesopotamia e altri stati del vicino oriente. Anche l’Egitto vive una fase di grande crisi, che tuttavia riesce a superare. Proprio in Egitto sono state trovate fonti che testimoniano sotto Ramsete II l’attacco da parte di non ben identificati “popoli del mare”.

In molti pensano che questi ‘popoli del mare’ siano i dori, popolazione spesso citata nei testi ‘mitologici’ che avrebbero invaso la Grecia dal Nord. Non vi sono testimonianze archeologiche tali da far pensare ad un nuovo popolo.

Difficile dire da cosa sia dipesa la fine repentina della civiltà micenea. Sono state fatte varie ipotesi.
Carpenter ad esempio lega questo crollo ad una fase di grave siccità che avrebbe dato luogo a rivolte interne. Drews ha invece sottolineato il possibile ruolo avuto in questa crisi da truppe di mercenari organizzate.

E’ possibile, probabile, che non vi sia stata una solo ragione alla base della rapida decadenza della civiltà micenea.

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