Gino De Dominicis – Vita e opere

‘Io sono sicuramente più antico di una artista egiziano’
(Gino De Dominicis)

L’artista Gino De Dominicis nasce ad Ancona nel 1947, si forma all’Istituto d’Arte di Ancona con il professore Ettore Guerriero. All’età di diciassette anni espone per la prima volta i suoi lavori formati da disegni e pitture, caratterizzati da soggetti figurativi. Nel 1968, ancora giovanissimo, si trasferisce a Roma ed inizia a frequentare l’ambiente artistico della capitale; frequenta i corsi di architettura all’Accademia di Belle Arti di Roma.

In quegli anni si avvicina al gruppo di via Brunetti, Laboratorio 70. Inizialmente la ricerca dell’artista sembra andare verso l’arte concettuale ma in verità questa “etichetta” viene presto smentita sia dalla critica che dallo stesso artista.

Negli anni ’60 e negli anni ’70 De Dominicis caratterizza la sua arte con performance o installazioni che indagano il rapporto con l’inafferrabilità, l’immaterialità e l’invisibilità nell’opera d’arte. A Novembre del 1969 alla Galleria L’Attico di Roma l’artista esordisce nell’ambiente romano presentando Necrologio. Ad aprile del 1969, sempre alla Galleria L’Attico presenta lo Zodiaco, disponendo all’interno dello spazio espositivo tutti i simboli dello zodiaco tra cui una donna veramente vergine.

Nel 1970 presenta alla Kunsteverein di Hannover Tentativo di volo.
A dicembre del 1970 partecipa ad una mostra collettiva curata da Maurizio Calvesi, Fine dell’alchimia, in cui espone Il tempo. Lo sbaglio. Lo spazio., opera formata da uno scheletro umano disteso a terra che indossa dei pattini a rotelle mentre tiene al guinzaglio lo scheletro di un cagnolino.

Sempre nel 1970 espone ad una mostra collettiva all’Attico Mozzarella in carrozza, una vera carrozza nella quale all’interno è posata una vera mozzarella.

Nel 1971 espone sempre alla Galleria L’Attico l’opera D’io.
Sempre nel 1971 partecipa alla mostra a Palazzo Taverna curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1972 partecipa alla Biennale di Venezia presentando l’opera Seconda soluzione d’immortalità, (l’universo è immobile), opera composta da vari elementi tra cui la presenza di un ragazzo affetto dalla sindrome di Down; questa scelta creerà immediatamente notevoli reazioni da parte della critica e del pubblico che non comprende il messaggio che sta alla base del lavoro di De Dominicis.

Sempre nel 1972 partecipa alla Documenta di Kassel curata da Harald Szeeman e nel 1973 alla Biennale di Parigi. Nel 1975 l’artista espone alla Galleria di Lucrezia De Domizio Durini a Pescara, alla mostra però possono partecipare solo animali veri.

Nel 1979 l’artista crea la serie di Statue invisibili.
Negli anni ’80 l’autore cambia cifra stilistica per dedicarsi quasi esclusivamente alla rappresentazione figurativa su carta o tela. I temi che affronta non si distanziano da quelli utilizzati negli anni ’60 e ’70, anche se vengono indagati in modo nuovo.

De Dominicis, inoltre, durante questo decennio, si interessa alla cultura dei popoli antichi, in particolare al popolo dei Sumeri e al mito di Gilgamesh. Nel 1980 espone alla Galleria Pio Monti a Roma ad una personale intitolata Urvasi e Gilgamesh, figure legate all’immortalità, tematica sulla quale l’artista pone da sempre un forte interesse. Di questo periodo sono dei disegni e dipinti caratterizzati da figure umane stilizzate con nasi lunghi e appuntiti. Nel 1985 partecipa alla Biennale di Parigi e vince un premio.

Tra il 1985 e il 1986 partecipa ad una mostra collettiva a Washington intitolata A New Romanticism, Sixteen Artists from Italy. Nel 1986 partecipa ad una mostra al Museo di Capodimonte a Napoli curata da Lia Rumma, importante gallerista italiana che collabora in varie occasioni con l’artista.

Gino De dominicis - Calamita cosmica

Gino De dominicis, Calamita cosmica. Fonte

Del 1989 è l’unica mostra personale dell’artista negli Stati Uniti alla The Murray and Isabella Rayburn Foundation. Del 1989 è l’opera Calamita Cosmica, un grandioso scheletro umano disteso, caratterizzato anch’esso da un naso lungo ed appuntito che sembra un becco d’uccello e che tiene nella mano destra un lungo bastone dorato che si staglia verso il cielo. Quest’opera, una tra le più celebri dell’artista, viene riproposta in molte altre occasioni espositive e viene spesso collocata in luoghi pubblici o all’interno di monumenti antichi. Negli anni ’90 l’artista approda ad una maggiore stilizzazione delle forme.

Nel 1990 Adelina von Fürstenberg organizza un’importante retrospettiva dell’artista al Centre National d’Art Contemporain le Magasin a Grenoble. Negli anni ’90 partecipa sempre alla biennale di Venezia: nel 1990, 1993 1995, 1997, 1999.

L’artista muore a Roma il 29 novembre 1998. Dopo la sua morte vengono organizzate moltissime rassegne in suo onore. Tra queste va ricordata nel 2010 una grande mostra dedicata all’artista col titolo Gino De Dominicis. L’immortale a cura di Achille Bonito Oliva, presentata al Maxxi di Roma.

Un commento


  • Sergio

    La calamita cosmica da alcuni anni è in esposizione permanente in Umbria nella città di Foligno. È stata collocata a cura della Fondazione cassa di risparmio di Foligno all’interno della Chiesa dell’Annunziata. Visitabile nel fine settimana. Il contesto complessivo è particolarmente suggestivo ed evocativo.

Aggiungi un commento








Articoli correlati: