Il Canzoniere di Petrarca: introduzione alla lettura

Una delle opere più celebri della letteratura italiana reca il titolo di “Rerum vulgarium fragmenta”, più conosciuto come “Il canzoniere”. L’autore di questi frammenti di cose in volgare, o popolari, è Francesco Petrarca. Ed è proprio lo stesso autore che definisce i contenuti di quest’opera “nugae”, ovvero cose di poco valore. Come si spiega la scelta di un titolo in latino, legato a una tradizione solida come quella classica, e l’adozione di una lingua così distante dagli stilemi aulici come il volgare?

Il-canzoniere-di-Petrarca

Manoscritto del ‘400 con l’inizio di ‘Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono’.

Ebbene, Francesco Petrarca compie una scelta ben precisa, che potrebbe apparire certamente disorientante e contraddittoria persino al lettore moderno. Vediamo di comprendere quali sono le motivazioni che hanno spinto l’autore di questo capolavoro letterario a compiere determinate scelte formali e contenutistiche.

Il Canzoniere è innanzitutto una raccolta di ben 366 componimenti lirici di cui 317 sonetti a cui si aggiungono ballate, sestine e canzoni. Chiaramente ci troviamo di fronte a un numero simbolico che allude ai giorni che compongono l’anno. L’opera è però introdotta da una sorta di proemio in cui Petrarca manifesta i suoi intenti, le motivazioni, e le finalità della sua scrittura rivolgendosi, appunto, ai suoi lettori. Quanto al periodo di redazione possiamo indicare verosimilmente la metà del Trecento o poco prima.

Le tematiche trattate all’interno dell’opera riguardano l’essere umano, il tormento interiore, le contraddizioni e i dissidi dell’animo, l’amore che la donna angelo sa far nascere nel cuore dell’uomo. Più precisamente, la donna che certamente avrà fatto scaturire una serie di riflessioni dando input fortissimi alla stesura dell’opera è Laura, la fanciulla amata dal poeta, che potrebbe probabilmente corrispondere a Laura de Noves, nobildonna francese sposa del marchese avignonese Ugo di Sade. Questo personaggio è esistito proprio nel momento storico in cui Petrarca lavora al suo capolavoro letterario, pertanto l’ipotesi sembra plausibile. Secondo altre teorie il nome Laura potrebbe invece alludere al Laurus, alloro, ovvero la pianta sacra ad Apollo con cui veniva incoronata la figura del poeta.

Laura - Petrarca

Autore Anonimo del ‘500, Laura e il Poeta, Casa di Francesco Petrarca, Arquà Petrarca (Padova).

Chi conosce la produzione letteraria petrarchesca avrà sicuramente sentito parlare di questa donna che incarna il concetto dell’amore ideale e che porta il nome di Laura. Appunto, Laura diventa un elemento terreno ma anche simbolico e idealizzato nelle due sezioni tematiche che compongono l’opera: Rime in vita e Rime in morte di madonna Laura. Questa donna così importante nella vita di Petrarca viene descritta in maniera solo parziale e non realistica nella sua trasposizione letteraria ma quello che il poeta ci suggerisce ci basta a comprendere di quanto sia apparentemente vicina alle figure femminili dello Stilnovo, a quella donna dai tratti angelici e delicati, dagli occhi azzurri e pelle chiara, perlata. Una simile immagine non può non evocare la famosa Beatrice così cantata da Dante, la donna che guida l’uomo tormentato conducendolo alla salvezza.

Eppure, se leggiamo in profondità l’opera ci renderemo conto che Laura è anche un essere terreno e sensuale e grazie alla sua presenza compiamo un viaggio all’interno dello spirito tormentato del poeta, scrutandone dettagli e movimenti. In altre parole, la presenza di Laura attiva un tormento che però consente al poeta di riflettere su se stesso ed esplorare la sua vita interiore. La donna descritta da Petrarca è un essere terreno che può però rappresentare anche un ostacolo al contatto tra uomo e Dio in quanto emblematico dell’attaccamento alla sfera mondana. Esiste dunque un’inconciliabilità di fondo tra l’idea di Dio al quale aspira l’animo del poeta e il mondo terreno e concreto in cui tutti viviamo. La donna resta sfuggente, irraggiungibile, e l’amore sarà inattuabile nel presente. Resta un vuoto che solo la poesia può colmare.

A proposito della questione linguistica legata alla scelta del volgare non possiamo non fare riferimento a quanto accadeva nel momento storico e culturale in cui Petrarca componeva l’opera. Il volgare per Petrarca può essere una nuova possibilità che si prospetta all’uomo intellettuale per creare una lingua che possa innalzarsi a quei livelli di perfezione e aulicità che solo il latino aveva raggiunto ed esaurito nel corso della sua evoluzione storica.

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