Andrea Branzi. Architetto, teorico, artista

Il quattro marzo 2016 si è conclusa Anime, la mostra di Andrea Branzi alla fondazione Volume di Roma in via di San Francesco di Sales.
La fondazione ha ospitato per tre mesi l’opera dell’architetto e designer milanese nella mostra curata da Emilia Giorgi. L’artista ha pensato una serie di opere che potessero dialogare con la spazio specifico della fondazione Volume; questo lavoro ha prodotto un valido risultato che racchiude la ricerca di Branzi sui temi quali la vita e la morte rappresentati nell’opera da teschi affiancati ad elementi organici (ortaggi, frutta) – che con il passare del tempo si deteriorano – ma anche l’eros che si presenta con tutta la sua energia tramite la canzone dei Led Zeppelin Whola lotta love che risuona nelle stanze della galleria e nella quale Robert Plant canta per la prima volta un orgasmo maschile.

Ma Andrea Branzi più che come artista è conosciuto per la sua carriera di architetto e designer che l’ha portato ad enormi risultati creativi riconosciuti a livello internazionale.
Nasce a Firenze nel 1938, si laurea nel 1966 e si trasferisce a Milano nel 1974. Fonda insieme ad altri architetti il gruppo Archizoom Associati, un gruppo d’avanguardia che tenta di superare gli insegnamenti accademici per un’idea di architettura più libera e slegata dal funzionalismo allora dominante.

Negli anni ’80 inizia la sua carriera come professore: fonda la Domus Academy, una scuola di specializzazione post universitaria di design. Diventa professore ordinario ed insegna al Politecnico di Milano dedicandosi sopratutto al design di interni. E’ stato direttore della rivista di design MODO dal 1982 al 1984. Nel 1987 riceve il Compasso d’oro alla carriera, il più autorevole premio di design nazionale ed internazionale.

La sua attività nel corso del tempo non è rimasta vincolata alla sola progettazione ed anzi si è arricchita di importanti contributi teorici e di ricerca. Branzi infatti ha dichiarato che pur essendo un architetto ha “costruito” molto poco. Il suo lavoro si contraddistingue per la grande sperimentazione che è sempre in dialogo con la contemporaneità del nostro tempo. Ha sempre tentato di comprendere la storia umana e quindi la società che in epoche diverse vive e progetta lo spazio che la circonda.
Nello scenario attuale per Branzi quindi bisogna comprendere la società contemporanea per dare vita ad un lavoro urbano che non può essere indifferente alla quantità di cose che la nostra società continuamente assimila e che fanno parte della vita quotidiana. Per questo il noto architetto pensa ad un dialogo necessario tra natura e tecnologia, senza che le due cose siano in antitesi.

andrea branzi - museo nivola - la-metropoli-primitiva

In merito alla questione ambientale considera sempre di fondamentale importanza fare ricerca in senso più ampio, cioè non solo riconsiderando la necessità di adoperare altri materiali o forme di energia sostenibili ma anche di creare un ambiente abitativo “bello” legato al luogo culturale nel quale nasce. Una ricerca estetica è quindi necessaria per essere un elemento costitutivo importante e per Branzi proprio questa ricerca di bellezza spesso si svincola dalla dittatura dell’utile e del funzionale.

Alla XXI Triennale di Milano che sarà inaugurata il 2 aprile e durerà fino al 12 settembre del 2016, Branzi curerà una parte delle undici esposizioni previste e incentrate sull’indagine del design nel nostro secolo.
Proprio in questi giorni invece è possibile visitare una mostra a lui dedicata al Museo Nivola di Nuoro dal titolo La Metropoli Primitiva, curata da Richard Ingersoll.

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