Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo

Tra le opere più significative di Ugo Foscolo, celebre poeta e scrittore italiano vissuto nel corso dell’Ottocento, merita una particolare attenzione per forma e contenuti “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”. È questo il titolo di un’opera che viene considerata il primo romanzo epistolare della storia della letteratura italiana. L’idea di un romanzo di questo tipo in cui trovassero espressione vicende reali e di fantasia era presente nello spirito dello scrittore già nel 1796 ma fu solo due anni dopo che il progetto si concretizzò con l’editore Jacopo Marsigli di Bologna.

Ugo Foscolo - Ultime lettere di Jacopo Ortis

La trama del romanzo è legata a una vicenda realmente accaduta nel periodo in cui Foscolo scriveva, il suicidio dello studente Girolamo Ortis, ma il nome del protagonista verrà modificato all’interno della trama con quello definitivo, Jacopo.

Parte di questo romanzo è anche un riflesso di momenti di vita reale vissuta dallo stesso scrittore e contemporaneamente delle vicende storiche del tempo. Tra le pagine del romanzo si riflettono tensioni, aspirazioni, riflessioni, moti dell’animo e sconforti, sentimenti comuni a quel contesto storico in cui viveva e che erano conseguenza del fallimento della fede nella ragione come strumento illuminante per ogni problematica. L’episodio reale diventa così un input per creare una trama narrativa in cui si inseriscono riflessioni, sensazioni e moti dello spirito dello scrittore.
Nella vita emotiva e sentimentale del protagonista si riflette l’amore impossibile provato da Foscolo per Isabella Roncioni, la donna amata, mentre, confluiscono all’interno della trama letteraria le vicissitudini storiche che proprio alla fine del Settecento condussero alla stipula del Trattato di Campoformio, e dunque alla cessione all’Austria da parte di Napoleone di zone territoriali della penisola. Questi eventi non potevano non avere una risonanza nello spirito del poeta e scrittore italiano che fu così legato a questi temi. La spiritualità e l’amore divennero proprio in quel momento elementi importanti all’interno della letteratura, concetti che subirono una rilettura secondo un sentire nuovo, quello dei primi moti romantici che iniziarono a farsi strada spostando l’attenzione su ideali diversi rispetto al passato.

Nel romanzo si avvertono anche gli echi di un’altra grande testimonianza della letteratura europea, “I dolori del Giovane Werther” scritto da Goethe, che si accosta al romanzo che stiamo analizzando sia per sensibilità che per temi.

Tematiche piuttosto importanti come quelle della patria e del suicidio, del malessere individuale e collettivo, fanno parte del tessuto narrativo di questo romanzo che narra le vicende di un giovane studente veneto che ha nel cuore un vivo interesse per la Patria. Dopo le delusioni legate alle vicende della storia contemporanea, il giovane universitario di ideali repubblicani si rifugia tra i Colli euganei in solitudine preso da amarezza, delusione, frustrazione.
Qui si nutre dei grandi classici della letteratura greca, conversa con i cittadini del luogo, scrive al suo amico, destinatario finale di tutte queste lettere.

Come in molte trame letterarie, arriva un evento a scatenare i tormenti emotivi del personaggio. L’incontro con il Signor T e le sue figlie Teresa e Isabellina rappresenta una momento centrale nella narrazione. Infatti, Jacopo si innamora perdutamente di Teresa, già promessa in sposa a Odoardo. Così, l’impossibilità di vivere questo amore, lo spinge ad andare via, a Padova, e poi a tornare da Teresa per vivere un breve momento di appagamento d’amore destinato a terminare ben presto di fronte alla crudeltà del reale.
Si ammala, poi parte visitando vari luoghi della penisola sino a giungere a Milano dove incontra una figura fondamentale della letteratura italiana, Giuseppe Parini. Jacopo porta sempre nel suo animo il tormento legato alla Patria. Nel finale troviamo il protagonista a Venezia, dalla madre, e ancora nei Colli Euganei, dove definitivamente prende commiato da Teresa attraverso una lettera, scrive per l’ultima volta a Lorenzo, e si suicida.

Questo rappresenta il momento culminante del romanzo in cui emerge una riflessione essenziale legata al racconto. In queste righe finali possiamo intuire che il suicidio viene vissuto dal protagonista come una forma di libertà decisionale ed emotiva, di soluzione cercata all’interno del proprio essere, e messa in pratica nella vita contingente. Al contempo l’amore e la morte, l’attaccamento alla patria, agli ideali di libertà e sacrificio, sono tutti temi che vengono enfatizzati da uno stile linguistico drammatico, dinamico, ricco di frasi esclamative e di momenti evocativi.

Come si è già detto, il romanzo è in parte anche autobiografico. Foscolo, da intellettuale, ha espresso attraverso le pieghe del romanzo le sue vicissitudini interiori di uomo del suo tempo, riflettendo sui valori, sugli ideali, sulle sconfitte di alcune convinzioni legate all’amore per la patria che le evidenze storiche misero a repentaglio.

Così, il romanzo epistolare si sviluppa sulla base dell’intreccio di due tematiche fondamentali: la passione politica e la passione amorosa. Se la politica ha fallito, i desideri di unificazione della Patria e gli ideali legati all’Illuminismo si sono spenti, il protagonista si rifugia nel passato aulico dell’Italia, legato alla storia di Roma, ai classici della letteratura e al contempo riflette sulla virtù del singolo.

Al contempo, non è solo la politica l’unica fonte di frustrazione ma c’è l’amore, la passione sentimentale che lascia emergere tanti altri piccoli frammenti tematici legati alla morale e al buon costume, ai doveri, al potere delle cose economiche, ai ruoli che rendono di fatto l’individuo un essere tutt’altro che libero e autonomo. Lo sconforto del protagonista deriva anche da questa impossibilità che appartiene alla natura dell’amore di trovare un appagamento duraturo nella vita reale.

Le idee di progresso dell’Illuminismo si trovavano a subire una rilettura di fronte a una realtà storica e culturale che era rimasta immutata. La soluzione finale è nel suicidio del protagonista ma la morte non è vista in senso eccessivamente negativo. La morte è un passaggio e tra le righe del finale si erge un barlume di speranza per tutti, per coloro che non cedono all’egoismo che anima l’essere umano. Jacopo è l’eroe romantico che rinasce dalle ceneri delle idee illuministiche, dalla Rivoluzione Francese, guidato dall’amore per la propria terra e dalla fede nelle capacità del singolo.

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