Leggere il nuovo libro di Simona Maggiorelli “Attacco all’arte. La bellezza negata” è un atto doveroso. Per tutti.

Non solo gli addetti ai lavori leggendolo potranno, con qualche amarezza nel cuore, tornare alla memoria degli avvenimenti (alcuni vecchi, altri più attuali) che hanno visto protagonista il nostro patrimonio culturale. Tutti i lettori potranno trovare in questo libro la possibilità di approfondire il perché l’arte è importante (per non dire “fondamentale”) nella vita di ogni singolo individuo.

La giornalista di Left, ora direttore responsabile della testata, che ogni settimana ci coinvolge con i suoi articoli culturali mai banali, con questo libro entra nel merito di una questione spinosa e lo fa con un proprio stile di ricerca che spazia in modo libero sull’argomento, senza riproporre il ‘solito libro di denuncia’ che, per quanto importante, a volte non riesce a coinvolgere i lettori.

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Quattro i capitoli più un’interessantissima intervista allo psichiatra Massimo Fagioli intitolata all’Origine dell’arte.

Si parte dall’arte del paleolitico, dai ritrovamenti delle pitture nelle grotte di Altamira, una testimonianza chiara di come l’arte da sempre sia un’esigenza di espressione che inoltre, come dimostrano le pitture nelle grotte, non è approssimativa ma estremamente raffinata sin dai tempi più antichi. L’autrice rimarca l’importanza di attribuire a mani femminili queste pitture riproponendo l’ipotesi, affatto scontata, proposta dallo psichiatra Massimo Fagioli, e ci ricorda le reazioni negative da parte degli studiosi di fronte alla scoperta di questi capolavori.

Nel capitolo successivo l’autrice si sofferma sull’Isis e le sue devastazioni in Medio Oriente, ricordando tra l’altro la scomparsa dell’archeologo Khaled al-Asaad che ha letteralmente dato la sua vita per Palmira e non ha accettato nessun compromesso con i miliziani per difendere un patrimonio universale di immensa importanza.
L’autrice cerca di comprendere a fondo il motivo di tanta ferocia e come mai l’arte sia uno dei bersagli principali quando la democrazia è messa a repentaglio.

A questo proposito il libro parla anche di come le dittature nazista e fascista si siano relazionate all’arte e di come i partigiani si siano opposti al saccheggio devastante che veniva messo in atto da Mussolini ed Hitler.
Nel capitolo riguardante il patrimonio artistico italiano l’autrice ricostruisce alcune delle vicende che si sono susseguite negli ultimi governi italiani a proposito della tutela e conservazione del patrimonio artistico del nostro paese. Ciò che appare chiaro leggendo queste pagine è una vera e propria trascuratezza nella gestione dei nostri beni culturali, un’ignoranza che fa male in quanto svaluta l’immensa cultura di cui è capace il nostro paese e annichilisce chi tenta di lavorare per poter rendere il patrimonio un tesoro da tramandare alle future generazioni. Svalutazione che attacca l’arte in quanto è incapace di riconoscere la bellezza, costantemente negata, appunto, per ridurla a mera scenografia di pochi ricchi, spesso imprenditori di successo, che se ne servono solo per aumentare il proprio status sociale o per promuovere il proprio brand.

Nel capitolo riguardante l’arte contemporanea l’autrice propone un’interpretazione coraggiosa oltre che convincente, spingendo il lettore ad aprire gli occhi sull’arte che circola in questo periodo storico, il cosiddetto post-moderno. Bisognerebbe essere onesti nel constatare che attualmente l’arte contemporanea sembra aver perso una dimensione di ricerca sulle immagini di reale spessore. Il commercio dell’arte ha dato visibilità solo ad alcune figure artistiche che propongono opere di dubbio interesse. E su questa criticità un ruolo importante dovrebbe essere svolto dalla critica che a volte appare invece essere la prima a seguire l’artista più esibito e pagato del momento. Diventa difficile quindi per un pubblico più ampio e non specializzato conoscere artisti che – anche se meno conosciuti e riconosciuti – realizzino opere in grado di parlare e comunicare in modo originale.

Su questo discorso complesso l’autrice dice la sua opinione coraggiosamente, mandando input, domande e qualche provocazione che speriamo venga accolta dagli addetti ai lavori.

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