Evoluzionismo – La teoria dell’evoluzione

“La teoria fondamentale dell’evoluzione è stata confermata in maniera così completa che il biologo moderno considera l’evoluzione semplicemente un fatto”

Ernst Mayr

A fine settecento inizia ad affermarsi in ambiente scientifico l’idea che le specie viventi non siano state create già compiute ma che derivino da forme viventi meno complesse.

Già nel seicento era nota la teoria della scala naturae; secondo questa teoria le specie possono essere ordinate secondo il loro grado di perfezione. Le varie parti e caratteristiche specifiche degli esseri viventi, poichè presentano molte analogie tra di loro, possono essere analizzate, ed in seguito ordinate, in quanto più o meno funzionali, più o meno “perfette”.

Linneo (1707 – 1778) basandosi sulle peculiarità degli organi riproduttivi di ciascuna specie era giunto ad una classificazione completa e sistematica. Egli ordinò le specie secondo un grado di perfezione rispetto ad un modello o tipo originario; non ipotizzò mai una derivazione delle forme più complesse da quelle più semplici.

Alcuni autori illuministi come Maupertius, Buffon e La Mettrie avanzarono per primi l’ipotesi che fossero alcuni processi evolutivi ad essere alla base delle differenze (considerate quindi modificazioni) tra le specie.

Erasmus Darwin, nonno di Charles Darwin, in “Zoonomia”, la sua opera più importante, connesse l’evoluzione con la capacità degli esseri viventi di acquisire o modificare alcune parti del loro organismo sotto la pressione esercitata da sfide ambientali.

Jean Baptiste de Lamarck (Bazentin-le Petit 1744 – Parigi 1829)

Lamarck, celebre naturalista francese, fu tra i primi ad elaborare un teoria dell’evoluzione della specie articolata e solida.
Nato in una famiglia con lunga tradizione militare iniziò i suoi studi presso il seminario gesuita di Amiens. Lasciò il seminario per far parte dell’esercito francese in una campagna militare contro la Prussia nel 1761 durante la guerra passata alla storia come guerra dei sette anni. Abbandonò l’esercito a seguito di una lesione e divenne impiegato di banca a Parigi. Iniziò ad appassionarsi alla medicina e alla botanica e grazie all’aiuto dell’amico Buffon divenne prima aiuto botanico nel giardino botanico e, in seguito alla riorganizzazione di esso in Musèe National d’Histoire Naturelle, professore di storia naturale degli insetti e dei vermi. L’incarico affidatogli, grazie al quale riuscì a sostenersi seppur in povertà, non era evidentemente molto prestigioso. Perse la vista attorno al 1818. Morì nel 1829 accudito dalle figlie nate dai suoi quattro matrimoni.

Le sue opere più importanti sono “Flore francaise”, “Philosophie zoologique”, “Histoire naturelle des animaux sans vertebres”.

La sua teoria evoluzionistica è incentrata sulla convinzione dell’esistenza in natura di una tendenza all’organizzazione contrapposta ad una forza disgregativa. Secondo Lamarck la vita animale, teleologicamente orientata verso la perfezione, è scaturita per generazione spontanea e si evolve coerentemente con alcuni principi: ereditarietà dei caratteri acquisiti, auto-organizzazione della materia, uso o disuso di alcuni organi sottoposti a sollecitazioni ambientali. Per riprendere un esempio classico, il collo della giraffa si sarebbe allungato per raggiungere le foglie più alte e le generazioni di giraffe successive avrebbero ereditato questa caratteristica.

Charles Darwin

Oggi dire evoluzionismo è dire Darwin. La teoria dell’evoluzione del naturalista inglese è esposta principalmente in due importantissimi libri: L’origine delle specie e L’origine dell’uomo. La sua teoria, sin dalla pubblicazione dell’Origine delle specie (1859), è al centro di dibattiti e polemiche lontane dall’esaurirsi a 150 anni di distanza. Proviamo a sottolineare i cardini dell’evoluzionismo di Darwin.

La selezione naturale

La selezione naturale è un argomento centrale nella teoria darwiniana. Essa è il vero e proprio “motore” dell’evoluzione.

Ogni popolazione può potenzialmente crescere a dismisura; tuttavia questo non avviene e le popolazioni (di ogni specie) sono più o meno stabili ed anzi sono noti molti casi in cui si sono estinte. Perchè avviene questo? Cosa blocca la crescita di una popolazione?

Le risorse sono scarse. Non bastano per tutti gli individui. Questo instaura una lotta per l’esistenza tra gli individui, concetto diventato celebre come lotta per la vita. Sicuramente Malthus ha influenzato “in qualche modo” questo gruppo di concetti basilari. La lettura di Malthus è probabilmente servita da “catalizzatore” delle moltissime osservazioni di Darwin. In particolare però l’influenza malthusiana sembra esser stata molto importante nella considerazione che la lotta per la vita avviene tra gli individui della stessa specie [Herbert 1971].

A questo primo gruppo di considerazioni bisogna aggiungere che Darwin dà grande rilevanza alle peculiarità di ciascun individuo. Il ruolo centrale dell’individuo nell’evoluzione viene chiamato pensiero popolazionale. Ogni individuo presenta delle differenze, anatomiche in primis, rispetto agli altri. Ogni individuo è unico. Se a sopravvivere è l’individuo A o l’individuo B non è indifferrente perchè ognuno ha le sue caratteristiche.

Questa “sopravvivenza differenziale” è la selezione naturale. Selezione naturale vuol dire che su cento individui di una specie non tutti sopravviveranno tanto a lungo da riuscire a procreare.

Darwin ritiene anche che le caratteristiche individuali siano ereditabili. Questa affermazione è oggi una certezza. Il modo in cui queste variazioni individuali vengono trasmesse alla prole era sconosciuto ai tempi di Darwin (oggi lo sappiamo e di questo si occupa la genetica), alcune delle ipotesi fatte da Darwin per spiegare l’ereditarietà delle variazioni individuali, come la pangenesi (teoria sconfessata già dallo stesso Darwin dopo gli esperimenti svolti al riguardo con il cugino, Galton), sono state confutate.

Insomma, il nocciolo dell’evoluzione sono, secondo Darwin, la selezione naturale e l’ereditarietà delle variazioni individuali che nel giro di molte generazioni permettono una modificazione, un’evoluzione appunto.

La teoria dell’evoluzione

Vediamo dunque gli altri punti cardine (oltre alla selezione naturale) della teoria evoluzionistica.

  1. Discendenza comune: tutti gli esseri viventi derivano per Darwin da un progenitore comune [vedi nel caleidoscopio “I progenitori dell’uomo”]. Lo spunto per questa teoria viene a Darwin nel momento in cui seppe da John Gould che le differenze anatomiche tra le tre specie di tordi beffeggiatori raccolti alle Galapagos erano minime ed esse quindi probabilmente avevano un discendente comune. Nel corso degli anni Darwin si dedicò alla raccolta di dati che potessero confermare questa intuizione ed eventualmente allargarla ad ogni essere vivente. La mole di dati raccolti dal naturalista è veramente impressionante. Essi derivano fondamentalmente dall’anatomia comparata, dalla embriologia comparata e dalla biogeografia. Tutta L’origine delle specie può essere considerata una raccolta di materiale a conferma della discendenza comune. Dopo la pubblicazione dell’Origine il ritrovamento di fossili, la somiglianza biochimica e cromosomica tra l’uomo e le scimmie superiori rende molto più difficile spiegare le grandi differenze tra l’uomo e le scimmie superiori che non la loro comune discendenza. Solo quindici anni dopo l’esposizione di questa teoria era già molto difficile trovare qualche biologo che la negasse (ma qualcuno lo si troverà sempre).
  2. Speciazione: Il termine speciazione si riferisce al processo tramite il quale si giunge alla nascita di una o più nuove specie a partire da una specie comune. In condizione di isolamento riproduttivo alcuni individui di una specie possono far nascere una nuova specie. “Esaminando gli scritti darwiniani a proposito della specie e della speciazione, non si sfugge all’impressione che egli avesse le idee poco chiare su tali argomenti e che abbastanza spesso cadesse in contraddizione.[…] Le chiare descrizioni dei meccanismi di speciazione che possiamo fare oggi sono basate su quanto abbiamo capito della genetica. Tuttavia, anche se non gli riuscì di trovare una soluzione definitiva ai problemi della specie e della speciazione, Darwin ha il merito di averli impostati e di aver indicato chiaramente varie soluzioni alternative” [Mayr].
  3. Evoluzione graduale: l’evoluzione avviene per mutamenti graduali delle popolazioni e non per “salti”, attraverso la nascita improvvisa di nuovi individui o nuove specie. Questa è stata una delle teorie più avversate di Darwin. La teoria “saltazionista” si adatta molto meglio all’idea di alcune “essenze stabili” nelle specie ed apre ampi spazi ad interventi metafisici. Tuttavia “se definiamo il gradualismo come evoluzione popolazionale – e proprio questo Darwin fondamentalmente aveva in mente – possiamo dire che , a dispetto dei suoi avversari, Darwin alla fine prevalse […] Le uniche eccezioni chiaramente riconosciute al principio del gradualismo sono i casi di ibridi stabilizzati, capaci di riprodursi senza incroci”.

La rivoluzione di Darwin

Che la prospettiva darwiniana abbia trovato tanti oppositori è un fatto normale nella storia della scienza. Ogni teoria che comporta un cambio di prospettiva da cui guardare il mondo (come ha scritto Thomas Kuhn un “cambio di paradigma”) troverà sempre una forte opposizione all’interno della comunità scientifica [vedi nel caleidoscopio, la dura rivoluzione]. Tuttavia Mayr, proprio criticando la nozione di paradigma di Kuhn, ci ricorda le peculiarità della rivoluzione darwiniana:

“non è affatto vero che l’introduzione di un nuovo paradigma porti, sempre, alla sostituzione immediata di quello vecchio; di conseguenza, la nuova teoria rivoluzionaria può coesistere accanto a quella precedente. Per esempio, dopo che Charles Darwin ebbe proposto la selezione naturale come meccanismo responsabile dell’evoluzione, saltazionismo, ortogenesi e lamarckismo continuarono a competere con il selezionismo per i successivi otto decenni[…], e fu solo all’affermarsi della sintesi evoluzionistica degli anni quaranta del Novecento che questi paradigmi in reciproco conflitto persero credibilità.”

Criticando l’unicità del paradigma Mayr sottolinea come l’evoluzionismo di Darwin si oppose a molte teorie differenti causando, tra l’altro, due rivoluzioni differenti. La “prima rivoluzione” di Darwin ha permesso alla scienza di spiegare l’evoluzione del vivente facendo a meno della creazione. In questo modo la rivoluzione di Darwin non coinvolge solo al comunità scientifica ma uno dei capisaldi della religione cristiana. Per questo motivo l’opposizione a Darwin viene quasi sempre da oltre Tevere.

Nel 1827 Darwin scrive:

“Non avevo il minimo dubbio sulla verità assoluta e letterale della Bibbia

Perchè dunque Darwin abbandona la prospettiva creazionista?

Possiamo di nuovo “usare” alcuni argomenti kuhniani. Bisogna sottolineare che una teoria scientifica non viene accettata perchè vera o perchè permette di spiegare tutto. Una teoria scientifica è accettata perchè permette di comprendere un numero maggiore di fatti rispetto ad ogni altra. Finchè non si fa strada una teoria “migliore” una teoria scientifica continua ad essere seguita anche se vi sono molte “anomalie”. Il creazionismo, così come esposto nella lettera della Genesi, già prima di Darwin non riusciva a spiegare i reperti fossili, la gerarchia di Linneo e l’estinzione di molte specie. Tuttavia è con Darwin che la discendenza comune, l’evoluzione graduale e la speciazione si oppongono (come modello o teoria scientifica) al creazionismo e “costringono” la comunità scientifica a prendere posizione a favore o contro l’evoluzionismo darwiniana.

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