La prima guerra mondiale

“Le luci si stanno spegnendo su tutta l’Europa. Nel corso della nostra vita non le rivedremo più accese”

Sir Edward Grey, ministro degli Esteri britannico

Le cause della prima guerra mondiale

Il 28 giugno 1914 l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo erede di Francesco Giuseppe(ancora regnante dal 1848) nelle strade della capitale serba, Sarajevo, è la causa scatenante del conflitto. L’attentatore è lo studente Gavrilo Princip.

L’attentato avvenne in un periodo di grandissima tensione. L’equilibrio europeo si era retto per gran parte del XIX secolo sull’indiscusso predominio inglese (la “pax britannica”). Il ruolo egemone inglese venne messo in discussione dalla Germania del secondo Reich. Bismarck stipulò una fitta rete di alleanze incentrate sulla Germania. La fine del sistema dell’equilibrio bismarkiano delle cinque potenze (con l’allontanamento del cancelliere nel 1890 e la politica aggressiva di Guglielmo II) aveva causato di fatto la divisione dell’Europa in due blocchi (triplice Alleanza, triplice Intesa) uniti da accordi militari ed economici. La posta in gioco nella prima guerra mondiale era la ridefinizione delle gerarchie di potere tra le “grandi potenze.

Grande importanza ebbero gli scontri coloniali anche se spiegare la guerra esclusivamente attraverso il conflitto coloniale sarebbe sbagliato. Infatti, Francia e Gran Bretagna, le due maggiori potenze coloniali si allearono tra di loro assieme alla Russia principale contendente dei possedimenti asiatici dell’Inghilterra.

Anche la situazione nei balcani era molto tesa. Dalla dissoluzione dell’impero ottomano si crearono nuovi stati come la Serbia, la Bulgaria, la Romania e la stessa Turchia rinnovata dalla rivoluzione dei “giovani turchi” nel 1908. Molti popoli erano desiderosi d’emancipazione non solo nell’impero ottomano ma anche nell’impero asburgico.

Il rapido passaggio dalla pace della “belle epoque” alla guerra, rimase uno shock indelebile nella memoria di molti.

Le prime fasi della guerra

Il 23 luglio del 1914 l’Austria invia un duro ultimatum alla Serbia, che lo accetta solo in parte forte dell’appoggio della Russia. Il 28 luglio l’Austria dichiara guerra alla Serbia. La Russia mobilita le forze armate in difesa della Serbia, su tutto il fronte occidentale. La Germania, alleata dell’Austria, risponde allo schieramento russo dichiarando guerra alla Russia il primo agosto ed alla Francia, che aveva mobilitato le proprie forze armate per gli accordi militari con la Russia, il 3 agosto. La strategia tedesca prevede una rapida invasione della Francia per concentrare in seguito le truppe sul fronte orientale contro la Russia; la Germania invade dunque il Belgio neutrale e arriva a pochi Km da Parigi. L’offensiva contro il Belgio, paese neutrale nei pressi della manica, fece schierare la Gran Bretagna che, il 5 agosto, dichiara guerra alla Germania e all’Austria. Il Giappone si schiera con l’Intesa.
Sul fronte occidentale (Francia-Germania) la guerra diventa in breve una guerra di posizione, con la linea difensiva francese attestata sulla Marna.
Nel maggio 1815 un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese Lusitania uccidendo 1198 persone.
L’Italia si schiererà con Francia ed Inghilterra nel 1815; Il Portogallo, la Romania e la Grecia con l’Austria e la Germania.

Il fronte interno

Il fronte interno fu mobilitato; le industrie, pressate da domande belliche, vennero in gran parte controllate dallo stato anche attraverso requisizioni. Il fenomeno della militarizzazione della società civile fu imponente. La società politica si modellò su quella militare.
In Germania lo stato maggiore divenne il governo dello stato.

La guerra metterà in grave crisi i progetti internazionalisti (socialisti soprattutto); testimonianza di questa mancata unità internazionale saranno le diverse posizioni assunte dai vari partiti socialisti nazionali. Anche la libera impresa e il libero mercato entreranno in grave crisi, si parlerà di capitalismo organizzato per sopperire alle difficoltà di guerra.

La posizione italiana: interventisti e neutralisti

L’Italia si dichiara, in un primo momento, neutrale. Il patto con Germania ed Austria era solo difensivo mentre fu l’Austria ad iniziare il conflitto. In breve venne accantonata l’ipotesi di schierarsi con i vecchi alleati, Germania ed Austria; la scelta sebrava infatti a molti priva di senso visto la grande tensione tra Italia ed Austria sui confini. Due posizioni diverse si fronteggiarono fino all’aprile del 1915: i neutralisti e gli interventisti.

  • Neutralisti: Giolitti (che pensava di poter ottenere attraverso trattati Trento e Trieste) e la maggioranza dei liberali moderati, il PSI con la significativa eccezione del direttore dell’Avanti (Benito Mussolini), la CGIL e quasi tutti i cattolici, il Papa Beneddetto XV in primis.
  • Interventisti: la destra nazionalista (Enrico Corradini, Alfredo Rocco), i nazionalisti, l’irredentista Cesare Battisti, Benito Mussolini, i sindacalisti rivoluzionari Corridoni e Alceste de Angelis, i socialriformisti Leonida Bissolati e Gaetano Salvemini, l’intellettuale patriota Gabriele D’Annunzio.

Il Presidente del Consiglio Antonio Salandra, liberale, tratterà con entrambi i fronti. La situazione si sbloccherà quando il ministro degli esteri Sidney Sonnino, anch’egli liberale moderato, firmerà segretamente, a fine aprile 1915, il patto di Londra che ci impegna a scendere in guerra contro l’Austria entro un mese. Il parlamento, a maggioranza neutralista, venne in sostanza emarginato.

Imponente fu la propaganda per spingere gli italiani in guerra e contro Giolitti che divenne simbolo di una classe politica lenta e mediocre.

L’Italia in guerra

Subito dopo l’entrata in guerra l’Italia attacca l’Austria sull’Isonzo per ben quattro volte senza riuscire tuttavia ad ottenere risultati significativi. Le quattro battaglie dell’Isonzo furono drammatiche e causarono la morte di 250000 soldati italiani. La reazione austriaca, la “Strafexpedition, colse di sorpresa i militari italiani costringendoli ad una durissima resistenza sugli altopiani di Asiago; l’Italia non perse territori ma l’impressione nell’opinione pubblica fu grande e portò ad un cambiamento di governo. Salalndra rassegnò le dimissini, sostituito da Paolo Boselli sostenuto da un governo di unità nazionale (con l’esclusione dei socialisti).

La guerra di trincea

La guerra divenne una logorante guerra di trincea. Gli eserciti restarono bloccati sulle loro posizioni per gran parte del conflitto. La conquista di pochi chilometri di territorio causava perdite gravissime.

Questa nuova configurazione della guerra non fu immediatamente chiara; l’insistenza di molti alti ufficiale nelle tecniche tipiche della guerra di movimento ottocentesca furono tra le cause dell’altissimo numero di morti.

La guerra di trincea portò al logoramento tutti gli eserciti. Restare nelle trincee, in condizioni durissime, per lunghi mesi senza partecipare ad azioni di guerra “attive” fece aumentare il disfattismo, gli ammutinamenti e le diserzioni. Tutti i codici prevedevano la fucilazione come strumento per mantenere la disciplina.

Il 1917

Il 1917 fu forse l’anno più tragico ed anche l’anno decisivo per l’esito della prima guerra mondiale. Gli USA dichiarano guerra alla Germania.

All’Intesa si aggiungono anche la Cina e Brasile, trainati dagli Stati Uniti.

In seguito alle rivoluzioni cambia la linea politica russa che esce dalla guerra.

Questi due avvenimenti (entrata in guerra degli USA, e uscita dalla guerra della Russia) furono, sul lungo periodo, determinanti.

L’Italia subisce una grave sconfitta a Caporetto (autunno 1917). Dopo un primo periodo di grave sbandamento la resistenza italiana si attesta sul Piave e sul Grappa. Questi momenti tragici della storia italiana segnarono profondamente la nazione e gli avvenimenti futuri. Anche la propaganda patriottica al fronte fu rafforzata.
Il 1917 fu per Francia, Austria ed Italia il periodo più difficile. I trattati di pace di Brest-Litovsk e l’uscita della Russia dal conflitto permisero alla Germania di spostare le truppe occupate sul fronte orientale su quello occidentale.

Tuttavia saranno la crisi dell’impero austriaco e l’ingresso degli USA a risultare determinanti. L’Impero austro-ungarico era infatti in grave difficoltà; fallito il tentativo di sfondamento in Italia, si fecero sempre più pressanti le rivendicazioni nazionaliste all’interno dell’Impero. Serbi, croati e sloveni firmarono un accordo, nell’estate del 1917, per la costituzione di uno stato unitario (la futura Jugoslavia).

Rivoluzione o democrazia?

Gli esiti della rivoluzione russa non tardarono a farsi sentire su tutto il continente. Lenin dimostrava come il passaggio dalla guerra alla rivoluzione fosse possibile. Il “disfattismo rivoluzionario” serpeggiava tra le file degli schieramenti dell’Intesa. Per questo motivo venne rafforzato il carattere ideologico della guerra, ridipinta come lo scontro tra le potenze democratiche e l’autoritarismo degli imperi. Nuova linfa alle posizioni democratiche la diede il presidente americano Woodrow Wilson. Sin dall’ingresso in guerra Wilson specificò che gli Stati Uniti non avrebbero fatto richieste territoriali ma che che il loro intervento era teso a ristabilire la libertà di navigazione violata dai tedeschi e di ristabilire una nuova pace mondiale basata sull’ “accordo fra i popoli liberi”. Nel gennaio 1918 il programma di Wilson venne riassunto nei celebri 14 punti che divennero per gran parte dell’opinione pubblica il punto di riferimento. Il programma wilsoniano, non esente da considerazioni utopistiche, venne fatto proprio anche da Francia e Inghilterra che, seppur non completamente convinte, avevano un grandissimo bisogno degli aiuti americani

Il 1918. L’ultimo anno di guerra

Ad inizio 1918 i due schieramenti erano in sostanziale equilibrio. La Germania grazie ad un poderoso attacco che si avvaleva delle truppe precedentemente occupate sul fronte russo mise in crisi la Francia. Riuscì a sfondare a San Quentin e ad Arras giungendo nuovamente vicino Parigi. L’obiettivo tedesco, la resa definitiva della Francia, non fu però raggiunto. L’azione congiunta di inglesi e francesi e gli aiuti che iniziavano ad arrivare dagli Stati Uniti permisero ferma resistenza e, con l’attacco di Amiens, una decisiva reazione. I tedeschi furono costretti a retrocedere lentamente. La Germania, conscia dell’imminente sconfitta, elesse un nuovo governo, composto da socialdemocratici e cattolici, a cui toccarono le difficili trattative di pace. Nello stesso periodo dell’offensiva tedesca, gli austriaci tentarono un decisivo attacco sul Piave ma, anche in questo caso, le linee italiane resistettero. In seguito, dopo la sconfitta di Vittorio Veneto gli austriaci non riuscirono ad organizzare un’efficace difesa e le truppe italiane riuscirono a riconquistare il Veneto e il Friuli e ad occupare Trento e Trieste. A trattare la resa per prima fu la Bulgaria in settembre, poi toccò alla Turchia, all’Austria-Ungheria ed infine alla Germania che, con l’armistizio di Rethondes, fu costretta a consegnare gli armamenti pesanti e la sua flotta (che si autoaffondò pur di non consegnarsi al nemico), a liberare unilateralmente i prigionieri, a cancellare i trattati con la Russia e la Romania e ad attestare i suoi confini al di qua del Reno.

La fine della guerra: i trattati di Versailles

Le vittime della “Grande Guerra” sono state 8 milioni e mezzo di persone, 20 milioni i feriti.

I difficilissimi trattati di Versailles, in cui il ruolo centrale ebbero Wilson (USA), Clemencau (Francia), Lloyd George (Inghilterra) e nominalmente Orlando (Italia) in rappresentanza dei paesi vincitori, stabilirono i punti fondamentali del nuovo assetto:

  • La nascita, dall’impero asburgico dissolto, della Jugoslavia e della Cecoslovacchia.
  • La nascita, dalla dissoluzione dell’impero zarista, di Polonia, Finlandia, Lettonia, Estonia e Lituania.
  • La russia riprende l’Ucraina dalla Germania.
  • Dalla disgregazione dell’impero ottomano viene data all’Inghilterra l’amministrazione dell’Iraq e della Palestina, alla Francia la Siria.
  • La Germania, considerata colpevole dell’inizio della guerra, dovette pagare gli ingentissimi danni di guerra. Perse a vantaggio della Francia, l’Alsazia e la Lorena, i territori coloniali (divisi tra Francia, Inghilterra e Giappone), il “corridoio polacco” che venne dato alla Polonia.

Gli Usa uscivano dalla guerra come principali creditori delle potenze in guerra.

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