Vita e opere di Nazim Hikmet

Nazim Hikmet nacque nel 1902 a Salonicco (odierna Grecia) in una famiglia dell’aristocrazia turca. In una lettera a Joyce Lussu racconterà dell’attività poetica del nonno Nazim Pascià (che fù governatore di varie provincie) che tuttavia scriveva in lingua ottomana, lingua incomprensibile al giovane Nazim:

Mio nonno era poeta, ma ancora oggi non capisco le sue poesie. Il suo linguaggio: scriveva in un turco che si chiamava ottomano, ossia formato per il 75 per cento da parole arabe e persiane. Le poesie di mio nonno erano dogmatiche, didattiche, religiose. Non le capivo ma ero il nipote di un nonno poeta.

Subito dopo, nella stessa lettera, Hikmet scrive:

Mia madre era innamorata di Baudelaire e di Lamartaine, e li leggeva in francese

Il padre era invece un diplomatico.
Hikmet studiò al liceo Galatasaray di Istanbul e dopo frequentò l’accademia militare di marina. A 17 anni pubblicò delle sue poesie per la prima volta, in una rivista. L’anno successivo andò in Anatolia, abbandonando l’accademia militare, dove si svolgeva la guerra di liberazione del futuro Ataturk, Yaya Kemal. Dopo un’iniziale partecipazione abbandonò il partito kemalista. Nel frattempo era divenuto insegnante.
Dopo aver studiato Marx, andò a Mosca, era il 1921, erano gli anni della rivoluzione russa. In Russia incontrò Lenin, Esenin e Majakovskij. Rimase sette anni in Russia tornando solo brevemente per organizzare una tipografia a Smirne. Nel 1928 tornò in Turchia clandestinamente. Si sposò con Munevver Andaç, una traduttrice in lingua polacca e francese a cui dedicò alcune poesie d’amore. Il comunismo non era ben visto, nè tollerato, in Turchia. Hikmet subì vari processi per propaganda comunista e complotto contro il governo. Nel 1938 venne condannato a 28 anni di carcere. Ne scontò dodici. Durante la sua detenzione continuò a scrivere splendide poesie; sempre in prigione (in Anatolia) nel 1943 fu colpito da infarto. L’intervento di una commisione internazionale, composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson e Jean-Paul Sartre, agevolò il suo rilascio nel 1950.
Quando uscì in ambiente comunista venne considerato un esempio di coerenza rivoluzionaria quasi un “martire della rivoluzione”. Visse a Istanbul strettamente controllato dalla polizia. I suoi libri vennero pubblicati in molti paesi e la sua fama divenne mondiale. La difficile situazione in patria lo portò all’esilio dopo un solo anno dalla scarcerazione; fece in tempo a veder nascere su figlio, Mehmet, che dovette abbandonare dopo poco. Visse l’esilio viaggiando, allontanato per sempre dalla moglie e dal figlio. Visitò Cuba e venne più volte anche in Italia. Morirà a Mosca per un infarto, nel 1963.

Opere

Oltre alle poesie per cui è celebre, Hikmet scrisse anche poemi, un romanzo, saggi e drammi teatrali. La raccolta di poesie più famosa, Poesie d’amore, contiene poesie scritte dal 1933 alla morte.

1928 – Il canto di coloro che bevono il sole
1929 – 835 righe
1930 – Il terzo a venire
1932 – Il telegramma giunto di notte
1932 – Una casa di morto (teatro)
1935 – L’uomo dimenticato (teatro)
1936 – L’epopea dello sceicco B. figlio del Kadì di Simavna
1936 – Il fascismo tedesco e il suo razzismo (saggio)
1936 – La democrazia sovietica (saggio)
1938 – 1950 (dal carcere): Lettere dal carcere, Storia d’amore (dramma), Giuseppe il bellissimo (dramma), Passaggi umani della mia terra (poema epico in gran parte perduto)
1956 – Ma è mai esistito Ivan Ivanovic? (teatro)
1960 – Tartufo (teatro)
1960 – La spada di Damocle (teatro)
1961 – La conga di Fidel (reportage in versi)
1962 – Autobiografia in versi
1964 (postumo) – Les romantiques (romanzo)

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