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Come è cambiata la divulgazione scientifica con il web?

La divulgazione scientifica riguarda innanzitutto ciò, che chi ha una certa competenza, vorrebbe far comprendere a chi non ha le sue stesse conoscenze. Un argomento che quindi interessa il linguaggio, che ha lo scopo di dare a tutti la possibilità di capire qualcosa che esula dalle proprie conoscenze e che solitamente viene espresso con una determinata terminologia specialistica.
La questione di rendere comprensibile qualcosa a chiunque si può riferire a qualsiasi ambito e contesto. Ciò infatti si lega al modo e alla capacità di un esperto di saper comunicare. Non è infatti detto che una persona esperta sia anche un buon comunicatore e sappia mettersi nei panni di chi riceve l’informazione.

Quello della divulgazione scientifica è un argomento piuttosto discusso che anche in passato ha portato a varie considerazioni, ma che se prima interessava unicamente la parola scritta, nel tempo ha visto coinvolti anche altri mezzi di comunicazione. Si pensi per esempio all’enciclopedia, opera divulgativa per eccellenza, che non da subito ha risposto in modo adeguato (e alcune neanche oggi lo fanno) alla comunicazione con un pubblico differenziato, ma che a lungo è rimasta strumento di pochi.
Allo stesso modo di uno scrittore che vuol scrivere un romanzo o di un giornalista che stende un articolo, anche il divulgatore scientifico (scienziato, ricercatore, studioso, esperto di una determinata materia) deve avere delle competenze per poter efficacemente raggiungere il pubblico e far sì che la conoscenza diventi un bene comune.

Benché non sempre con l’appoggio di tutte le comunità scientifiche (non bisogna infatti dimenticare come la cultura, in mano a certe cerchie, sia stata a lungo uno strumento di potere e come abbia preoccupato, e in certi casi preoccupi anche oggi, che la divulgazione scientifica aiuti la democrazia), sempre più si è cercato di operare seguendo un modello non unidirezionale (ovvero passare semplicemente un’informazione “a chi non sa”), quanto cercare un feedback da parte del pubblico. Ecco così l’utilizzo, in ambito di divulgazione scientifica, di strumenti che potessero creare un incontro di esperienze, come per esempio laboratori, caffè scientifici, forum, affiancati poi, oltre che dalla pubblicazione cartacea di libri e riviste, dai nuovi mezzi di comunicazione, in modo da rendere accessibili a un pubblico sempre maggiore nozioni e ricerche accademiche che, comunicate in una certa forma, con un linguaggio di facile comprensione, le riassumessero in modo corretto e ne trasmettessero il contenuto a chi non è nel settore.

In Italia, una figura che di certo ha dato impulso e rappresenta un esempio di riferimento nella divulgazione scientifica, è sicuramente Piero Angela, il quale, a partire dagli anni Settanta, si è dedicato alla divulgazione scientifica utilizzando la tv come mezzo di comunicazione. Quark, infatti – che ha iniziato a essere trasmesso dal 1981 e dal quale sono poi nati diversi spin-off divulgativi di vario genere – ha rappresentato un modo molto innovativo di trattare argomenti, studi, concetti anche complessi in un modo che fosse il più chiaro possibile. Un modo, questo, di concepire la divulgazione scientifica come qualcosa che deve incontrare il pubblico, che deve partire dal concetto di saper “tradurre” da un linguaggio accademico per dare a tutti la possibilità di comprendere.

La digitalizzazione dei contenuti ha trasformato i tradizionali canali di informazione, ed ecco che oggi le nuove tecnologie digitali sono diventate un punto di riferimento anche per quanto riguarda la divulgazione scientifica. Da considerare, infatti, che tramite le nuove tecnologie è possibile attivare un gran numero di strumenti utili per la divulgazione, basti pensare alle possibilità date dalla realtà virtuale o dalle simulazioni.
Oggi come oggi, la difficoltà che si ha è quella di un sovraccarico di informazioni, e questo in tutti i campi, ed è importante che la divulgazione scientifica ne tenga conto. Se infatti da una parte il termine “divulgare”, così come indica Treccani, ha il significato di “rendere noto a tutti o a molti, diffondere”, ha anche un’altra accezione, ovvero “rendere accessibili a un più vasto pubblico, per mezzo di un’esposizione semplice e piana, nozioni scientifiche e tecniche”. Ecco, forse è su questo che bisognerebbe far mente locale: la differenza tra “far sapere” e “come far sapere” qualcosa. In che modo, con quali modalità, utilizzando quali metodologie.

Una differenza non di poco conto, che considera la qualità dell’informazione e dei contenuti, i quali ormai viaggiano in grandissima quantità ma molte volte senza un effettivo riscontro della loro qualità.
Se potenzialmente le nuove tecnologie hanno dato la possibilità di aprire le porte a un modo diverso di fruizione, di comunicazione, di divulgazione, è anche vero che, oltre a notizie corrette, può essere veicolata anche disinformazione, se non “bufale” vere e proprie. La questione è che se la scienza non viene comunicata in modo corretto, potrebbe non solo non chiarire le idee a un utente, ma anzi addirittura confondere o allarmare chi non è tra gli addetti ai lavori. Riflessioni che al giorno d’oggi rappresentano un dibattito piuttosto variegato e acceso all’interno della comunità scientifica, andando a toccare molti ambiti e sfaccettature di questo nuovo modo di veicolare la scienza, che non può ignorare quanto tutto oggi passi attraverso la rete, i blog, i social, dove i contenuti non sono certo tutti né corredati da fonti né obbligatoriamente revisionati.

D’altro canto, da non dimenticare come moltissimi divulgatori scientifici tra medici, chimici, biologi, astrofisici, ricercatori e molti altri uomini e donne di scienza aprano canali YouTube o stiano mettendo la loro professione a disposizione sui social (Instagram compreso), diventando dei veri e propri “influencer scientifici” e quindi “sfruttando” questi mezzi proprio come veicoli per divulgare la scienza.
Un passo avanti in questo grande “calderone” (da non dimenticare che tra le pagine internet più visitate ci sono quelle di Wikipedia, che per quanto meritevole possa essere, per molti diventa anche la principale o l’unica fonte da consultare), l’esigenza che molti hanno di creare progetti che possano far fronte ai nuovi sistemi di comunicazione e a una divulgazione scientifica corretta, per esempio mettendo a punto sistemi che si basano su una revisione da parte di specialisti dell’argomento trattato, in modo da garantire una correttezza scientifica delle informazioni che vengono fornite alla grande e variegata comunità della rete.

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