Il fascismo in Italia

Lo stato liberale costituito attorno alla tutela della ristretta classe dirigente borghese non riusciva più a far fronte al moltiplicarsi delle forze attive in una società ormai complessa.

Difficile fu la riconversione delle industrie, molti i debiti di guerra con gli Stati Uniti. Il suffragio universale maschile del 1912 con il sistema proporzionale portò ad un vasto successo dei socialisti e dei cattolici. Tra il 1914 e il 1922 il costo della vita quadruplicò e i prezzi all’ingrosso quintuplicarono.

1919-1920: biennio rosso. I lavoratori si battevano per evitare che i costi della crisi economica ricadessero su di loro. Forte fu la reazione  dei ceti proprietari dei settori nazionalistici e dei reduci.

Marzo 1919: Mussolini fonda a Milano i fasci di combattimento con “il programma di San Sepolcro” che aveva obiettivi sia di destra che di sinistra: valorizzazione della vittoria in guerra, lotta ai neutralisti, potere operaio nelle fabbriche, riforma agraria, repubblica. Molti degli aderente venivano da sinistra: Italo Balbo era repubblicano, Roberto Farinacci socialriformista, Michele Bianchi ed Edmondo Rossoni sindacalisti rivoluzionari, Dino Grandi cattolico di sinistra. Furono fallimentari, per il movimento di Mussolini le elezioni del 1919, ebbero un rapido successo nel 1920-21 alla testa delle repressioni anti-socialiste in bassa padania in Italia centrale. Molti politici liberali videro nel fascismo un buon modo per controllare i socialisti.

Si svilupparono i partiti di massa favoriti dalla legge proporzionale. Grazie alla convergenza tra liberali conservatori e fascisti alle elezioni del 1921, i fascisti entrano in parlamento con 35 deputati. I blocchi nazionali riproponevano la visione unitaria dello stato contro i partiti di massa socialisti e cattolici.

1922: marcia su Roma. Il re affida a Mussolini il compito di formare il governo. Il regime sarà d’esempio per i totalitarismi europei.

1922-25 fascistizzazione dello stato, soppressione dei sindacati non fascisti.

1923 i nazionalisti entrano nel pnf (Partito Nazionale Fascista) spostandolo su posizioni più moderate. Nel 1922 viene istituito il Gran consiglio del fascismo, un organo di partito con grossa influenza sul governo. Nel gennaio 1923 viene istituzionalizzato lo squadrismo che divenne Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. La legge Acerbo del novembre 1923 elimina la legge proporzionale introducendo quella maggioritaria, due terzi del parlamento alla lista maggioritaria che ottiene il 25% dei voti. Le opposizioni si divisero nel 1924 e al listone fascista si unirono Salandra e Orlando.

Maggio 1924 assassinio di Matteotti. Enormi le proteste in tutto il paese ma le opposizioni restarono divise credendo in una iniziativa costituzionale del re che appoggiò anche in quel caso Mussolini.

3 Gennaio 1925: celebre discorso di Mussolini in parlamento: “se il fascismo è stata una associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere”.

1925-6: leggi fascistissime: viene proibita l’aggregazione politica non fascista e i partiti. Tribunale speciale contro le opposizioni al regime. Gli oppositori o furono incarcerati (Gramsci, Terracini, Pertini) o ammazzati (Gobetti, don MInzoni, Matteotti, Amendola, fratelli Rossetti) o costretti all’esilio (Sturzo, Nitti, Turati, Salvemini). Il regime fascista si volle e si vedette totalitario ma è meglio definirlo autoritario dati i ristretti poteri del re (a cui giuravano fedeltà la magistratura, l’esercito, l’amministrazione) e la presenza della chiesa cattolica con cui il regime dovette scendere a patti sia sulla riforma della scuola(riforma Gentile) sia con il concordato (1929). La tessera del PNF divenne indispensabile per ottenere un posto nell’amministrazione statale e parastatale. Il corporativismo venne considerata la terza via tra capitalismo e socialismo.

In questi anni ci fu un tentativo di bonifica integrale del Mezzogiorno sotto la guida di Arrigo Serpieri (tecnico della scuola agraria di Portici) opposta dai proprietari terrieri e dei grandi gruppi industriali del Nord.

Problema banca-industria: Un terzo delle industrie italiane erano sotto il controllo delle banche. Non potendo però incassare i propri crediti molte banche rischiavano il fallimento e chiesero aiuto al Duce. La ristrutturazione dell’industria fu affidata ad Alberto Beneduce che con Francesco Giordani e Donato Menichella divenne presidente dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale). L’Iri divenne proprietario delle maggiori banche (banco di Roma, Credito italiano, Commerciale) ed acquisì la partecipazione al 21% dell’intero capitale azionario delle aziende industriali e finanziarie italiane. Nacque un ente pubblico imprenditore. Dirigismo e interventismo. Regime reazionario di massa. Stato assistenziale autoritario. Nascono i grandi apparati burocratici del parastato (gli enti mutualistici e pensionistici) con le quali il regime provvedeva alla sussistenza delle masse private di organismi di rappresentanza. Investimenti in lavori pubblici tendenti all’assorbimento della disoccupazione di massa.

Imperialismo: due direttrici balcani e Africa. Con la conquista dell’Etiopia nel 1936 l’Italia divenne una potenza imperiale. Partecipò con la Germania alla guerra di Spagna sostenendo Franco. Nacque l’asse Roma-Berlino e vennero emanate le leggi razziali.

1939: Patto d’acciaio con Hitler.

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