Charles Darwin – L’origine dell’uomo e la selezione sessuale

Riassunto di alcuni passi deL’origine dell’uomo e la selezione sessuale di Charles Darwin

Le pagine tra parentesi sono in riferimento all’edizione della Newton Compton Editori, 2006, Roma.

Parte prima. La discendenza od origine dell’uomo

Introduzione dell’Autore

Darwin sottolinea nell’introduzione l’obiettivo dell’opera. L’analisi tende a scoprire se l’uomo è

  1. Disceso da qualche forma preesistente
  2. Il modo di questo sviluppo
  3. Il valore delle differenze tra le razze umana

L’origine dell’uomo può dunque essere conosciuta, a differenza di quanto sostengono molti che sperano che resti sempre sconosciuta.
La seconda parte dell’opera verte invece sulla selezione sessuale della cui esistenza Darwin è convinto sin dall’Origine della specie.

Parte prima

La discendenza od origine dell’uomo

    1. Prove della discendenza dell’uomo da alcune forme inferiori

      Bisogna quindi dimostrare se l’uomo discende da qualche forma preesistente e se vale anche per l’uomo la trasmissione ereditaria delle variazioni. Le variazioni sono governate da leggi generali. Infine, punto cruciale, va considerato se l’uomo si moltiplica al punto tale da originare dure lotte per l’esistenza.La struttura fisica dell’uomoE’ noto, scrive Darwin, che l’uomo segua nella sua struttura fisica “lo stesso tipo o modello degli altri mammiferi“. Questo vale anche per il cervello, come hanno dimostrato le ricerche di Huxley.

      Molte malattie (vaiolo, cimurro, sifilide e colera) si trasmettono all’uomo dagli animali e viceversa.

      Darwin prosegue introducendo un curioso argomento; infatti molte scimmie hanno gusti simili all’uomo, gli piace bere il tè, il caffè e gli alcolici e, come Darwin stesso può testimoniare, amano anche fumare tabacco (a proposito si può consultare Brehm, Thierleben).

      Infine, l’intero processo riproduttivo è simile nelle scimmie e nell’uomo; dalla fase di corteggiamento a quella di allevamento.

      Sviluppo embrionale

      L’ovulo da cui si sviluppa l’uomo è identico a quello da cui nascono gli altri animali ed anche l’embrione è molto simile a quello degli altri vertebrati.
      E’ solo in un periodo più tardo, osserva Von Baer, che l’uomo e gli altri animali si differenziano. Le zampe delle lucertole, le ali degli uccelli e i piedi degli uomini “derivano dalla stessa forma fondamentale”(scrive sempre Von Baer)

      Darwin elenca poi alcune somiglianze tra l’embrione umano e alcune forme inferiori adulte. Gli esempi più noti sono quello del coccige (simile alla coda animale) e dell’alluce che, essendo leggermente spostato e non parallelo rispetto alle altre dita, è simile alle zampe degli altri quadrumani.

      Conclude infine con un altra citazione di Huxley: “senza discussione il modo di originarsi e i primi stadi di sviluppo dell’uomo sono identici a quelli degli animali che lo seguono immediatamente nella scala zoologica: senza dubbio a questo riguardo egli è più vicino alle scimmie di quanto esse non lo siano all’uomo

      Organi rudimentali

      L’esistenza degli organi rudimentali è spiegata da Darwin in gran parte dal disuso di alcuni organi che, col procedere dell’evoluzione, divengono inutili e non funzionali. Oltre al disuso è la selezione naturale a ridurre l’uso di questi organi coadiuvata dall’economia della crescita. Tuttavia spiegare la soppressione definitiva di una parte di piccole dimensioni e già in disuso è molto complesso; forse, scrive Darwin, può essere spiegata dalla pangenesi.

      Darwin elenca alcuni organi rudimentali dell’uomo:

      • I muscoli del cranio
      • I muscoli delle orecchie (molto utili agli animali)
      • L’odorato è, secondo Darwin, una funzione molto indebolita e rudimentale
      • I peli, residuo di una condizione scimmiesca
      • La piccola sporgenza sull’elice, caratteristica di alcuni esseri umani, è ciò che resta delle orecchie a punta
      • Il coccige (rudimento della coda)
      • Le mammelle nei maschi
    2. Il modo di sviluppo dell’uomo da alcune forme inferiori

      Immediatamente evidente a tutti è la grande variabilità individuale della specie umana e degli animali in genere. Sulle origini di questa variabilità siamo, scrive Darwin, in ogni caso molto ignoranti. Essa, comunque, appare prodotta dalle stesse cause generali nell’uomo e negli altri animali. Le leggi generali che governano la variabilità individuale sono state esposte da Darwin in Variations of Animals and Plants under Domestication tuttavia alcune di queste leggi meritano di essere ribadite.

      • Azione diretta e definita del mutamento di condizioni ambientali
        E’ un argomento che Darwin considera “assai dubbio”. In particolare egli non è riuscito a trovare prove dell’ereditarietà di caratteri acquisiti per questa via. “Tuttavia non può esservi dubbio alcuno che il mutare delle condizioni produca una quantità quasi indefinita di variabilità fluttuante, da cui in qualche modo l’intera struttura è resa possibile“. Darwin si rifà in questo paragrafo alle ricerche di B.A.Gould in Investigation in Military and Anthrop (come sempre citato esplicitamente); confrontando le statistiche sui militari statunitensi la statura appare condizionata dal luogo in cui i militari sono nati e cresciuti; Gould non è riuscito comunque a specificare bene a cosa sia dovuta questa differenza di statura se non con proposizioni negative (non è data dal clima, non è data dalla comodità della vita ecc…)
        Villermè invece è giunto a correlare la statura dei coscritti francesi con l’abbondanza o scarsezza della qualità della vita. Il dott. Beddoe ha dimostrato che risiedere in alcune città o svolgere alcuni lavori particolari ha influenza sull’altezza. Giungere ad un risultato preciso è comunque difficile.
      • Effetti dell’accresciuto uso e disuso delle parti.
        E’ noto che l’uso insistito di determinate parti ne favorisca lo sviluppo (è il caso ad esempio dei muscoli). Tuttavia “non è certo, ma è probabile, che molte […] modificazioni sarebbero divenute ereditarie, se alcuni modi di vivere fossero stati seguiti per diverse generazioni”.
        Darwin è convinto, seppur con molta cautela e molte precisazioni, dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti tramite un intenso utilizzo. “La selezione naturale probabilmente fu molto agevolata dagli effetti ereditari dell’aumento o diminuzione dell’uso delle varie parti del corpo.
      • Arresto dello sviluppo
        Gli idioti microcefali mostrano alcuni atteggiamenti tipici del regno animale. “Sono forti e notevolmente attivi, sgambettano, saltellano e fanno smorfie. Salgono le scale a quattro gambe e sono stranamente desiderosi di arrampicarsi sui mobili e sugli alberi. […] Di un idiota si dice che usi spesso la bocca, in aiuto delle mani, per cacciare i pidocchi”.
      • Reversione
        Per reversione Darwin intende quel fenomeno per cui una struttura, scomparsa da molto tempo, può riapparire.
        E’ il caso ad esempio dell’utero anomalo che è stato riscontrato in molte donne; in questi casi l’utero mantiene le piccole corna tipiche dello sviluppo embrionale e ci sono dei casi, molto rari, in cui si formano due cavità uterine. Considerando che alcuni mammiferi, come i marsupiali, hanno l’utero composto da due distinti orefizi e passaggi, “nessuno potrà pretendere che una struttura così perfetta come il duplice utero anormale della donna possa essere risultato del semplice caso. Il principio di reversione, secondo cui una struttura da lungo tempo scomparsa può riapparire, potrebbe servire da guida per il completo sviluppo dell’organo”.
        Anche i canini sono un esempio di reversione.
      • J. Wood ha mostrato un gran numero di variazioni muscolari umane identiche a strutture muscolari normali di altri animali. In un singolo soggetto sono presenti ben sette di queste variazioni, “sarebbe quasi incredibile, che un uomo potesse, per accidentale anormalità, ricordare certe scimmie in non meno di sette dei suoi muscoli, se non ci fosse stato un legame genetico tra di loro.”
      • Variazione correlativa
        Come negli animali inferiori anche nell’uomo molte strutture sono strettamente collegate ed al variare di una corrisponde il variare di un altra.
        cit. p.53
      • Velocità di accrescimento
        E’ questo un argomento centrale nell’argomentazione di Darwin, sicuramente influenzato dalla lettura di Malthus che egli cita due volte in questo breve paragrafo.
        La popolazione umana tende, secondo Darwin, ad aumentare nonostante un gran numero di fattori (mancanza di mezzi di sussistenza, minor numero di matrimoni, alta mortalità infantile) tendano nella direzione opposta.
        E’ proprio per questo tendenziale aumento che inizia la lotta per la vita.
      • Selezione naturale
        E quindi, spiega Darwin, anche i progenitori dell’uomo devono aver avuto la tendenza a crescere oltre i mezzi di sussistenza, iniziando in questo modo una dura lotta per la vita ed in seguito alla selezione naturale. Stabilire poi in che misura le modificazioni umane dipendono dalla selezione naturale e in che misura dall’uso e disuso e dagli altri fattori di modificazione è quasi impossibile.
        Darwin passa in rassegna le peculiarità nella struttura fisica dell’uomo (posizione eretta, assenza di peli, grandezza del cervello ecc…) dicendosi convinto che esse siano causate, direttamente o indirettamente, dalla selezione naturale. Dopo aver letto il saggio di Nageli sulle piante e le osservazioni del dott.Broca, Darwin ammette di aver forse esagerato il ruolo della selezione naturale nell’Origine delle specie.
        Darwin continua la sua autocritica ammettendo la poca importanza data nella sua opera alle strutture indifferenti, nè benefiche nè dannose. Esse probabilmente non sono mai servite a nulla; deve esserci qualche causa efficiente per ognuna di queste piccole modificazioni indifferenti e Darwin non dubita che se questa causa, qualunque essa sia, fosse costante, essa creerebbe un nuovo carattere. Sulle cause determinanti, come sulle variazioni spontanee, si può solo dire che esse ineriscono più alla costituzione dell’organismo variante che alle condizioni a cui è stato sottoposto.
    3. Confronto tra le facoltà mentali dell’uomo e degli animali inferiori

      La grande superiorità dell’uomo rispetto agli altri animali nelle facoltà mentali potrebbe far pensare ad un origine unica e speciale dell’essere umano.
      L’uomo però non è l’unico essere ad avere facoltà mentali ed i suoi poteri e quelli degli animali inferiori sono dello stesso tipo.

      La differenza tra le facoltà mentali di un uomo e di una scimmia superiore è inferiore rispetto a quella che c’è tra una scimmia superiore ed un pesce inferiore. Anche tra un selvaggio e Shakespeare vi sono grandi differenze, colmate da molti gradi intermedi.(67)Scopo del capitolo è dimostrare che non vi sono differenze decisive tra l’uomo e i mammiferi superiori in relazione alle loro capacità mentali.
      L’uomo ha gli stessi sensi degli animali inferiori e alcuni istinti in comune: auto-conservazione, desiderio sessuale, affetto materno.
      Cuvier sosteneva che istinto e ragione fossero inversamente proporzionali e che gli esseri dotati di ragione perdessero a poco a poco i loro istinti. Pouchet (in “L’instinct chez les insectes”) ha dimostrato il contrario.(68)

      E’ vero che alcuni istinti con lo svilupparsi della facoltà razionale perdono la loro irrazionalità. E’ vero anche che alcuni atteggiamenti razionali divengono istinti nel giro di alcune generazioni come nel caso degli uccelli che evitano l’uomo.
      Esiste inoltre una correlazione tra a mancanza d’intelligenza e l’abitudinarietà.(69)

      Wallace ha notato che gran parte delle attività intelligenti dell’uomo sono derivate dalla sua facoltà d’imitazione e non dalla sua facoltà razionale.
      Tuttavia esiste un grande differenza tra gli uomini e gli animali superiori: l’uomo con la propria capacità d’imitazione non riuscirà mai a fare bene qualcosa (come un’ascia o una canoa) al primo tentativo, mentre un castoro e un ragno faranno bene, o quasi bene, la loro diga e la loro ragnatela.
      Anche le emozioni sono identiche tra un uomo e gli animali inferiori. (70)

      Gli animali provano anche meraviglia ed alcuni sono anche molto curiosi (Darwin stesso ha visto un cacciatore attirare un cervo incuriosendolo tramite strani movimenti). Brehm offre un esempio di curiosità delle scimmie che pur essendo terrorizzate dai serpenti aprono il cesto in cui sono nascosti per vederli.(72)

      La capacità d’imitazione è sviluppatissima nell’uomo, in particolar modo nei selvaggi. Anche molti animali si imitano a vicenda. Le scimmie sono note come ridicole imitatrici. Dei lupi imparano ad abbaiare se allevati con i cani. Dureau de la Malle racconta di un cane allevato da un gatto che assume alcuni atteggiamenti caratteristici dei felini. Anche i pappagalli sono noti come imitatori. I genitori di molti animali “educano” i loro figli grazie all’imitazione.

      L’attenzione anche è una facoltà caratteristica anche degli animali. Un gatto ad esempio può spiare da un buco prima di aggredire una preda. (73)

      In quanto alla memoria è quasi superfluo sottolinearne la presenza negli animali. Sir Andrew Smith informa di un babbuino di Capo Buona Speranza che lo riconobbe dopo sei mesi.

      Un’altra delle più notevoli prerogative dell’uomo è l’imitazione. Essa può essere definita come ciò che permette di unire involontariamente immagini ad idee precedenti. Il sogno ne è un esempio. Anche i gatti, i cani, sognano.

      Per quanto riguarda la ragione, in pochi negano che gli animali hanno un qualche potere raziocinante poichè li si vede spesso scegliere, valutare e risolvere delle situazioni. (74) A questo proposito Darwin riporta un curioso esempio di un luccio che separato da altri pesci sue prede da una lastra di vetro sbattè ripetutamante contro la lastra fino quasi a perdere i sensi. Continuò in questo modo per tre mesi prima di smettere e diventare prudente. Una volta tolta la lastra il luccio, intimorito, non andò a mangiare i pesci. Una scimmia non commetterebbe mai errori razionali di questo tipo. La differenza tra il luccio e la scimmia la possiamo attribuire ad una maggiore o minore capacità di associazione delle idee; lo stesso possiamo fare tra l’uomo e la scimmia. (75)
      Darwin enumera inoltre un buon numero di esempi di attività razionale degli elefanti, degli orsi, delle scimmie (es. uovo, zucchero con ape), dei cani (cacciatore prende due anatre) (76).

      Viene spesso affermato che solo l’uomo possiede la capacità di miglioramento, di utilizzare gli strumenti e il fuoco, di addomesticare gli animali, di astrazione e formazione dei concetti generali, di autocoscienza; inoltre è stato affermato che è l’unico ad utilizzare il linguaggio, ad essere attratto dalla bellezza, è soggetto al capriccio ed ha il sentimento della gratitudine e del mistero. E’ l’unico inoltre a credere in Dio.(77) Darwin decide di trattare tra questi argomenti quelli che ritiene più significativi.

      • Miglioramento progressivo: che l’uomo migliori in maniera più veloce e più vasta di ogni altro essere è difficilmente confutabile. Tuttavia anche gli anmali posseggono questa capacità come sanno tutti i cacciatori e tutti i pescatori. I cani domestici sono progrediti nelle loro qualità morali come la fedeltà e la lealtà.(78)
      • Strumenti: le scimmie usano le pietre per aprire le noci di cocco e le noci. Hanno anche il senso della proprietà (il cane con l’osso) (79)
      • Astrazione, autocoscienza, concetti generali, attività mentale: capire cosa passa nella mente di un animale è cosa molto complicata. Dopo questa premessa Darwin racconta dell’atteggiamento del suo cane quando viene stimolato dalla domanda “Ehi, ehi, dov’è?”. Il cane si mette immediatamente alla ricerca di selvaggina. E’ difficile capire questo atteggiamento senza ammettere che il cane possegga il concetto di preda.
        Cosa ci fa essere sicuri del fatto che un cane vecchio non ripensi alle gioie provate durante le cacce passate? Non sarebbe questa una forma di autocoscienza? Buchner osserva anche che il livello di autocoscienza della moglie di un selvaggio australiano che sa contare fino a quattro deve essere elementare. (80) L’individualità mentale è fuori discussione il riconoscimento della voce la prova abbondantemente.
      • Linguaggio: sembra una delle peculiarità dell’uomo. In realtà anche le scimmie comunicano (anche l’uomo riesce spesso a capirle) tramite i gesti ed un cane addestrato arriva ad abbaiare in cinque toni differenti. Gli uccelli sono gli animali con un linguaggio articolato più simile a quello umano. (81)E’ nella capacità di connessione dei concetti con un linguaggio articolato che la differenza tra l’uomo e gli animali diventa abissale.(82)
        Il modo di apprendimento, tramite imitazione e modulazione dei suoni naturali è lo stesso negli uomini e negli animali nonostante la grande differenza tra i poteri mentali di un uomo e quelli di ogni altra specie. (83)
        Le scimmie superiori non usano le loro capacità per parlare così come i corvi, pur avendo una struttura fisica simile agli usignoli, non riescono a cinguettare. L’analisi dei motivi per cui le scimmie superiori non hanno avuto un percorso evolutivo simile a quello dell’uomo non può ancora essere svolta considerata la nostra ignoranza riguardo ai gradi attraverso i quali si sono evolute.(85)
        Max Muller osserva come la lotta per la vita vada contro le forme lessicali complicate e poco espressive in tutti i linguaggi del mondo. Il linguaggio subisce modifiche continue e la sua brevità e concisione va considerata un valore. Un tipo di linguaggio complesso e variegato non è per forza “superiore” ad uno semplice. (86)
      • Senso del bello: anche questa caratteristica è spesso considerata decisiva nel differenziare definitivamente gli uomini dagli animali. Non si può però negare che la femmina di un uccello (il pavone per esempio) non sia attirata dalla bellezza delle piume del compagno o dal canto di un esemplare maschio. (86-87)
      • Fede in Dio – religione: non ci sono prove che la fede in un dio o in più dei sia innata nell’uomo. Esistono invece le prove di selvaggi che non conoscono e non adorano alcuna divinità. Sembra invece presente in tutte le popolazioni, anche quelle meno civilizzate, la credenza in agenti invisibili. Questa credenza si origina solo ad un certo grado di sviluppo delle facoltà d’immaginazione e di ragione, probabilmente è dai sogni che nascono le prime idee “religiose”. Se le queste facoltà non sono sviluppate (come negli animali) è impossibile parlare di religione.
        Darwin racconta di aver visto il suo cane abbaiare verso il vuoto a difesa del suo territorio nel momento in cui una brezza mosse leggermente il parasole nel suo giardino. Il cane probabilmente voleva difendere il suo territorio da “un’entità” che, per quanto invisibile, non era autorizzata ad invadere il suo spazio. (88)
        Il sentimento religioso è molto complesso; esso consiste nella devozione, nell’amore, nella sottomissione, nella speranza nel futuro. Pur non avendo un vero e proprio sentimento religioso, il cane ha nei confronti del suo padrone un sentimento simile. (89)
    4. Confronto tra le facoltà mentali dell’uomo e degli animali inferiori (continuazione)

      • Il senso morale: è senza dubbio la più importante differenza tra l’uomo e gli animali inferiori, come sottolineato da molti importanti autori tra cui Kant. Darwin però non dubita che “qualsiasi animale, dotato di istinti sociali ben marcati, compresi quelli verso i genitori e i figli, acquisterebbe inevitabilmente un senso morale o una coscienza, non appena i suoi poteri intellettuali fossero divenuti tanto sviluppati, o quasi altrettanto che nell’uomo”. Inoltre attraverso un maggiore sviluppo intellettuale si arriva a riconsiderare le proprie azioni e a capire che alcuni istinti momentanei, seppur tendenti ad un momentaneo piacere, sono più dolorosi di una azione moralmente rilevante che all’inizio non si era compresa. La nascita del linguaggio permetterà che le azioni rivolte verso il bene comune guidino maggiormente il comportamento individuale.
        Questo non significa che lo sviluppo intellettuale di una qualsiasi altra specie porterebbe ad un senso morale uguale a quello umano. E’ d’altronde probabile che se l’uomo vivesse come le api sarebbe moralmente giusto che una femmina non sposata uccidesse i suoi fratelli.
      • La socialità: essa è notevolmente sviluppata negli animali, anche tra specie differenti (cornacchie, corvi e storni).(92) Es. dell’eroico babbuino. Il comportamento animale sembra molto lontano dalla simpatia visti i casi di compagni feriti lasciati morire o uccisi. La spiegazione potrebbe essere trovata nel bene del gruppo; va inoltre considerato che gli indiani dell’America settentrionale lasciano i loro compagni deboli morire nelle pianure e i fuegini seppelliscono vivi i genitori quando diventano vecchi. (93)
        Spesso è stato sostenuto che gli animali siano prima diventati sociali ed in seguito abbiano provato dolore per la separazione e gioia nell’unione. E’ invece probabile che sia avvenuto il contrario. Il sentimento di piacere verso la società è probabilmente un’estensione dell’affetto verso i genitori. E’ la selezione naturale ad essere alla base di ogni unione sociale: gli individui soli hanno maggiore probabilità di soccombere.
        La simpatia è un istinto molto importante per la socialità. Adam Smith ne individua il fondamento nel ricordo di passate pene o di piacere. (96)
        Ma comunque questo sentimento di simpatia si sia originato esso è rafforzato dalla selezione naturale. Le comunità che hanno un grande numero di individui legati da simpatia prospereranno meglio delle altre. Spesso è impossibile capire se gli istinti sociali sono stati appresi direttamente dalla selezione naturale o se derivino da altre facoltà. Avviene in molti casi che la molteplicità di istinti che caratterizzano una specie finiscano in conflitto. Il caso più singolare di conflitto d’istinti di cui Darwin è a conoscenza è quello dell’istinto migratorio che soverchia l’istinto materno. (97)
      • L’uomo è animale sociale: Chiunque ammetterà, scrive Darwin, che l’uomo è un animale sociale. Tutti sappiamo di provare simpatia verso gli altri ma non siamo in grado di dire se sia istintivo o no (vedi a proposito i neuroni a specchio). Aiutare gli altri guida sia gli animali inferiori che quelli superiori. Chiaramente altri fattori orientano, in modo maggiore, le azioni dell’uomo; la lode o il biasimo, gli interessi personali. Tuttavia l’amore, la simpatia e l’autocontrollo, con l’ausilio di una sempre maggiore capacità raziocinante, continuano ad avere un loro importante ruolo.
      • Gli istinti sociali duraturi vincono i meno duraturi: Darwin inizia la sua argomentazione affermando che “gli istinti hanno diversi gradi di forza”. Prosegue delineando il “campo d’azione” della morale. In molti infatti restringono le azioni morali a quelle azioni che vengono compiute dopo una riflessione ed uno scontro d’istinti(99). Questa distinzione non convince Darwin in quanto la linea di confine tra un’azione morale ed una non morale sarebbe molto labile e, in sostanza, arbitraria. Egli considererà dunque morali tutte le azioni, anche istintive, compiute da un essere morale definito come “colui che è in grado di paragonare le sue azioni e i motivi passati e futuri, e di approvarli o disapprovarli”. L’unico essere a possedere questa caratteristica è l’uomo. L’uomo tiene in grande considerazione la moralità delle proprie azione a differenza degli altri animali; sembra essersi scavato un solco incolmabile tra l’uomo e le altre specie viventi. (100)Il motivo per cui l’uomo agisce tenendo in grande considerazione la morale è proprio nella sua capacità di riflessione sulle proprie azioni, caratteristica che (come già scritto sopra) lo rende l’unico essere morale. Riprendendo il caso del contrasto tra istinto alla migrazione e istinto materno Darwin chiarirà questa differenza. La rondine viene presa, in un determinato periodo dell’anno, da un forte desiderio di emigrare. Essa trattiene tuttavia questo istinto se sta allevando i suoi figli. Alla fine però in un momento di distrazione vola via ed emigra verso terre lontane. Se la rondine possedesse la stessa capacità di riflessione, di analisi e di memorizzazione dell’uomo, appena giunta a destinazione ripensando ai suoi figli proverebbe un grande dolore e deciderebbe di non agire più in questo modo. Se la rondine avesse queste facoltà agirebbe moralmente, sarebbe dotata di coscienza.(101)Anche la credenza in un dio o negli spiriti può accrescere il rimorso verso un’azione considerata immorale (102)
        “L’imperiosa parola dovere sembra implicare semplicemente la coscienza dell’esistenza di una regola di condotta, in qualunque modo possa essersi originata. Anticamente deve essersi spesso sostenuto che un gentiluomo insultato dovesse battersi a duello. Diciamo anche che un cane da punta deve puntare e un cane da selvaggina deve cercare la selvaggina. Se vengono meno a ciò falliscono nel loro dovere e agiscono erroneamente”(103)
        Le regole sociali sono valide soltanto all’interno di un singolo gruppo. L’assassinio che non è permesso tra i membri di una stessa tribù diventa invece una nota di merito se a morire è un membro di una tribù avversaria.(104)

      Le virtù personali non interessano nè ai selvaggi nè probabilmente ai primitivi. Dal nostro punto di vista l’immoralità dei selvaggi è data principalmente:

      1. Nella limitazione della simpatia alla sola tribù
      2. Alla scarsa capacità razionale che non gli permette di riconoscere le virtù personali
      3. Nel poco autocontrollo che non è rafforzato con l’educazione, la religione e l’abitudine (105)

Osservazioni conclusive

E’ stato ultimamente avanzata, scrive Darwin, l’ipotesi che sia il “principio della massima felicità” a guidare le azioni e ad essere la base della morale. Questi autori pensano che esista sempre un motivo distinto dall’azione e che questo motivo generi piacere o dispiacere. Questo principio, o meglio, questo criterio di valutazione, non riesce a spiegare le azioni a cui siamo spinti da un istinto. E’ più corretto considerare il bene generale e non la felicità generale come base della morale. Non è quindi un principio egoistico a guidare l’agire. (106)

Molta importanza hanno anche le opinioni e i desideri dei nostri simili espressi talvolta a parole e talvolta scritti (la legge d’onore ad esempio). Possiamo distinguere tra regole morali superiori ed inferiori:

      • Superiori sono le regole basate sugli istinti sociali tendenti al benessere degli altri e approvate dalla ragione e dai nostri simili (107)
      • Inferiori sono le regole che si fondano sulla pubblica opinione e sono maturate con l’esperienza e l’educazione

Darwin discute una tesi di Spencer secondo cui atteggiamenti e tendenze morali virtuose sono ereditarie (è il caso di una famiglia ricca in cui nascono persone che amano rubare); Darwin concorda con questa tesi anche se questo significherebbe che sono ereditarie anche le superstizioni e le usanze inutili e Darwin non ha mai trovato casi di questo genere.(108)

Sommario degli ultimi due capitoli

Traendo le conclusioni, Darwin afferma“La differenza mentale tra gli uomini e gli animali superiori, per quanto sia grande, è certamente di grado e non di genere”(109>

    5.

    Sviluppo delle facoltà intellettive e morali durante l’età primitiva e quella civilizzata

    Wallace mostra come l’uomo una volta acquisite le sue grandi capacità morali e intellettive sarebbe poco soggetto alle modificazioni fisiche attraverso la selezione naturale a causa della sua grande adattabilità. Wallace sottolinea anche come questo non valga proprio per le facoltà morali ed intellettive che invece subiscono notevoli variazioni che oggi crediamo ereditarie. (111)

    Le facoltà sociali si sono sviluppate nell’uomo così come negli animali attraverso la selezione naturale aiutata da processi ereditari. Ma è molto difficile spiegare come all’interno di una stessa tribù molti membri inizino ad avere qualità sociali e morali così da creare uno standard elevato.(113)
    L’inizio dello sviluppo delle qualità sociali e morali è probabilmente dato da:

        1. L’accorgersi dei vantaggi derivanti dall’aiuto reciproco. L’abitudine ad aiutare i propri compagni può nel corso del tempo diventare ereditaria.
        2. La lode e il biasimo dei membri della propria tribù (114)
        3. Non va dimenticata la selezione naturale per quanto agisca solo nel rapporto tra tribù diverse (la tribù disposta ad aiutarsi e a sacrificarsi maggiormente ha più probabilità di uscire vincitrice da uno scontro)

    “Tuttavia il problema del primo passo dei selvaggi verso la civiltà è attualmente troppo difficile da risolversi”
    (in molti popoli non esiste l’idea di progresso, ad es. negli orientali). (115)

    Influenza delle selezione naturale sulle società civili

    Darwin delinea alcuni fattori che nella società civile bloccano la selezione naturale:

        • Gli uomini tendono a curare le persone malate. Il vaccino contro il vaiolo ha salvato molte persone che sarebbero morte poichè troppo deboli. Questo comportamento ha le sue origini nella simpatia sentimento che si è nel tempo molto raffinato nell’uomo. Cambiare questa situazione è probabilmente impossibile; è vero anche che “eccettuato il caso dell’uomo, è raro che qualcuno sia così ignorante da permettere che i propri peggiori animali si riproducano”. Bisognerebbe almeno non permettere ai malati nel corpo e nel cervello di sposarsi.
        • Nei paesi con un esercito i giovani migliori e più coraggiosi sono arruolati e spesso muoiono mentre i più deboli restano a casa e si riproducono.(116)
        • La trasmissione di ricchezze da padre in figlio crea una classe di ricchi che probabilmente si sposerà prima degli altri ma che non ha alcuna “superiorità” rispetto ai poveri. La presenza di una classe di persone non obbligate a lavorare è tuttavia importante per il progresso delle attività intellettuali. La primogenitura e l’inalienabilità sono dei mali che sono stati fondamentali nella creazione di una classe dominante. “un governo qualsiasi è meglio che nessun governo”

    La civiltà ha consentito però un maggiore sviluppo fisico grazie alla migliore alimentazione ed all’assenza di pericoli occasionali. L’uomo civilizzato si è dimostrato più forte del selvaggio e dotato di uguale resistenza. “Considereremo ora le facoltà intellettuali. Se in ciascun grado della società i membri fossero divisi in due gruppi uguali, l’uno comprendente i membri intellettualmente superiori e l’altro quelli inferiori, non ci sarebbe dubbio alcuno che il primo avrebbe il miglior successo in ogni tipo di occupazioni e l’ultimo un maggior numero di figli” (117)

    Per quel che riguarda le disposizioni morali la diminuzione delle perversioni è il fine di ogni società. I ladri e chi commette reati viene imprigionato, i pazzi e gli ipocondriaci sono rinchiusi o si suicidano, i vagabondi emigrano e diventano pionieri, gli uomini e le donne di “malaffare” non si sposano e spesso si ammalano, i violenti fanno una brutta fine. La prospettiva di vita a trent’anni è per un contadino di 40,59 anni e per un intemperante di 13,8. (119)

    Greg e Galton hanno insistito su quanto sia importante che gli uomini “peggiori” ed imprevidenti si riproducano da giovani mentre i più saggi e previdenti aspettino più tempo facendo in questo modo meno figli e spesso anche più deboli. “Nella eterna lotta per l’esistenza è la razza inferiore e meno favorita che ha prevalso, ed ha prevalso non ad opera delle sue buone qualità ma dei suoi difetti” (Greg) (119)

    Esiste una diretta proporzionalità tra matrimonio e diminuzione della mortalità. Il celibato porta ad una fatica maggiore ed ad un tasso più alto di mortalità.
    Il progresso non è una regola invariabile, può dunque arrestarsi o diventare regresso nel momento in cui i membri inferiori di una società si sviluppino ad una rapidità maggiore di quelli superiori(120). Bisogna anche considerare che “la selezione naturale agisce per tentativi” quindi un popolo come i greci, ineguagliato nello sviluppo intellettuale, può soccombere per un poco sviluppo in altre discipline. L’alternarsi di periodi di progresso e regresso è difficilmente spiegabile.
    Gli spagnoli perchè sono decaduti? Di sicuro è stata grande la responsabilità della chiesa cattolica che con la Santa Inquisizione ha ucciso molti dei migliori uomini. (121)

    Dimostrazione dell’antica barbarie di tutte le nazioni civili

    La prova dell’antica barbarie dei paesi civili è nelle molte tracce di costumi, idee e tradizioni barbare e nella capacità dei selvaggi di innalzarsi di qualche grado nel processo di civilizzazione come in effetti hanno fatto. Tylor e M’Lennan hanno mostrato come l’enumerazione e gran parte del linguaggio derivi da forme più antiche. Sir John Lubbock ha mostrato come alcuni selvaggi abbiano migliorato un poco nelle loro arti più semplici. (123)

    6.

    Affinità e genealogia nell’uomo

    In questo paragrafo Darwin discute della classificazione dell’uomo. Ogni criterio potrebbe essere buono per una classificazione del regno animale ma quello più usato dai naturalisti, ed anche per Darwin più corretto, è quello genealogico ed “espresso in termini quali generi, famiglie ordini e classi”.

    Ciò che interessa al naturalista di Shrewsbury è che l’uomo non venga classificato in un ordine separato come hanno fatto Blumenbach e Cuvier. Darwin invece è convinto che “se non fosse che l’uomo ha classificato se stesso, non avrebbe mai pensato di creare un nuovo ordine per collocarvisi”. Se è corretta la distinzione tra le catarrine e le platirrine l’uomo appartiene alle catarrine.

    Luogo di origine e antichità dell’uomo

    Vista la grande somiglianza con le catarrine vi è una buona probabilità che i progenitori dell’uomo fossero africani.

    Non deve spaventare un evoluzionista il grande “buco” che esiste tra l’uomo e i suoi più simili parenti animali. Molte specie intermedie si sono estinte, e ritrovarne i resti è un lavoro lungo e che, ai tempi di Darwin, era appena cominciato

    Stadi inferiori nella genealogia dell’uomo

    Darwin si lancia in questo paragrafo e nella conclusione in una difficile descrizione della genealogia dell’uomo che riprenderà poi nella conclusione dell’opera.

  • Le razze umane

    L’ultima sezione della Parte Prima è dedicata al complesso problema delle razze. L’interesse del naturalista è rivolto verso il valore delle differenze delle razze a fine classificatorio e sull’origine delle differenze

    Per capire se due “forme affini debbano essere classificate come specie o varietà i naturalisti sono praticamente guidati” da alcuni criteri che Darwin elenca:

        • L’importanza delle differenze
        • La costanza del carattere (ossia da quanto tempo sono rimaste distinte)
        • Ma soprattutto dal grado di sterilità delle due forme (se le due forme non si accoppiano tra di loro sono spesso classificate come specie separate)

    Che le varie razze differiscano tra di loro, anche per caratteri importanti, non vi è dubbio (particolare importanza è data da Darwin al fatto che ogni razza è affetta a parassiti differenti). Anche la costanza del carattere è indubbia. Per quel che riguarda invece la fertilità di notevole interesse è l’opera del professor Broca che testimonia l’assoluta fertilità tra alcune razze ma anche l’infertilità di altre, ad esempio le donne indigene dell’Australia e della Tasmania raramente fanno figli con gli europei. Tuttavia pur ammettendo la fertilità tra razze diverse ciò non significa che esse vadano raggruppate sotto la specie, anzi un naturalista è legittimato a considerarle specie diverse

    Ma, prosegue Darwin, è vero anche che la costanza dei caratteri, pur essendo storicamente provata, è altamente variabile. In particole se due razze differenti vivono nello stesso territorio esse finiscono col mescolarsi. E, cosa ancora più importante, “esse si mutano gradualmente l’una nell’altra in molti casi indipendentemente, a quanto possiamo giudicare, dal fatto di essersi incrociate”. La discordia tra molti studiosi su quante siano le specie o razze umane è un’ulteriore testimonianza sulla difficoltà della divisione.

    Il termine “sottospecie” può essere usato correttamente a proposito delle razze. E’ però improbabile che venga utilizzato data la grande tradizione del termine razza. Definire cosa sia una specie è un compito veramente arduo; ma a pagare il prezzo della difficoltà del compito sono soprattutto quei naturalisti che non ammettono l’esistenza dell’evoluzione. Per essi infatti ogni specie necessiterebbe di una creazione distinta.

    Ciò che interessa Darwin è stabilire che le razze o specie (o sottospecie) siano discendenti di una sola specie

    Darwin si avvia alla conclusione dell’argomento [vedi nel caleidoscopio, Quando nasce l’uomo].

    Estinzione delle razze umane

    L’estinzione di molte molte razze umane è testimoniata storicamente come testimoniano i resti di Lez Eizyes analizzati dal professor Broca e che appartengono ad una razza oggi non più esistente. [vedi nel caleidoscopio: L’estinzione]. In particolare è importante considerare quanto la fertilità sia suscettibile anche a piccoli mutamenti di condizione, è questo il caso degli elefanti addomesticati, che in India non procreano. L’immunità degli uomini civili all’infertilità causata da cambiamento ambientale è notevole (come sottolinea Macnamara).
    Formazione delle razze umane

    Capire perchè le razze umane abbiano colori differenti è problema ancora non risolvibile. Darwin ipotizza che il colore nero esso sia dovuto ad una specie ancora più nera immune a qualche malattia. La correlazione tra immunità e colore della pelle non è tuttavia dimostrata. Non bisogna escludere che sia stato qualche fattore climatico a produrre le differenze di colore tra le razze, ma tutte le ricerche a riguardo si sono concluse con esito negativo

    “Tutti i nostri tentativi per spiegare la differenza tra le razze umane sono andati a vuoto; ma rimane ancora un importante fattore, la selezione sessuale, che sembra aver agito fortemente sull’uomo e su molti altri animali. Non intendo affermare che la selezione sessuale potrà spiegare ogni differenza tra le razze. Rimarrà sempre un residuo inspiegabile…”

Parte Terza. Selezione sessuale in relazione all’uomo

(pg.454-463)

Sommario generale e conclusione

La conclusione a cui Darwin è giunto al termine del suo libro è che l’uomo discende da animali inferiori e che, insieme ad altri mammiferi, deriva da un progenitore comune.(454)

Inoltre, esistono nell’uomo differenze individuali che sono alla base della selezione naturale. I caratteri trasmessi sono in molti casi rafforzati dall’ereditarietà. Una qualche importanza, comunque minore rispetto alle condizioni dell’organismo, può essere attribuita all’azione delle condizioni di vita esterne. Infine molti caratteri di maggiore o minore importanza sono derivati dalla selezione sessuale.(455)

Darwin inizia un riassunto della sua argomentazione che spiega perchè l’uomo non possiede una differenza di genere ma solo di grado nelle sue capacità rispetto agli animali inferiori.(456-458)

      • Selezione sessuale: nelle classi inferiori del regno animale la selezione sessuale non ha avuto alcuna influenza in quanto molti organismi restano tutta la vita nello stesso posto, molti posseggono entrambi gli organi riproduttivi e soprattutto non sono sviluppati al punto tale da provare gelosia, amore e di applicare la propria capacità di scelta. Negli artropodi e nei vertebrati ha invece avuto una grande importanza. In tutte le classi superiori – mammiferi, uccelli, rettili, pesci, crostacei – la selezione sessuale agisce secondo lo stesso schema: i maschi sono quasi sempre i corteggiatori, sono più grandi e più forti delle femmine ed hanno caratteristiche più sviluppate come la capacità di cantare, il bel piumaggio, ghiandole odorifere. la selezione sessuale dipende dal successo all’interno dello stesso sesso in una specie di un esemplare a scapito di un altro. La selezione naturale invece dipende dal successo di ambedue i sessi in relazione alle condizioni generali di vita. La selezione sessuale è di due tipi differenti
        1. E’ una lotta tra due esemplari dello stesso, di solito maschile, per ottenere il favore dell’altro sesso, di solito quello femminile, passivo.
        2. Non vi è un sesso passivo poichè il sesso femminile diventa attivo operando una scelta (459)

Le leggi dell’ereditarietà determinano che i caratteri modificati tramite la selezione saranno trasmessi alla successiva generazione.
La credenza nella selezione naturale deriva a Darwin da alcune osservazioni. Innanzitutto la grande differenza che esiste tra individui di sesso differente che hanno caratteristiche peculiari che si sviluppano solo nella maturità. Ci sono inoltre prove lampanti che individui di un sesso possano provare forte attrazione per individui di un altro sesso e non per altri. Tutto questo non può avvenire per caso; Darwin è infatti convinto che se per un determinato periodo gli individui di un sesso si dovessero accoppiare con quelli dell’altro sesso aventi certe caratteristiche fisse la prole ne risulterebbe modificata in maniera simile a quello che avviene nella selezione artificiale operata dagli allevatori.(460)

La selezione sessuale va estesa anche agli uomini(461). La lotta per l’esistenza per quanto importante nell’uomo ha contribuito in maniera minore allo sviluppo delle più alte qualità umane di quanto hanno fatto l’abitudine, la ragione, la religione. Alla selezione naturale va comunque attribuito lo sviluppo degli istinti sociali che sono la base della morale.

“La conclusione principale, cui si è pervenuti in questa opera, cioè che l’uomo è disceso da qualche forma meno organizzata, mi dispiace pensarlo, riuscirà assai disgustosa per molti. Ma difficilmente si può dubitare che noi siamo discesi dai barbari.”(462)

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