Schema della prefazione alla Fenomenologia dello Spirito di Hegel

Una breve sintesi, uno schema, della prefazione della Fenomenologia dello Spirito di Hegel

Questi appunti possono essere un modo per visionarne in breve il contenuto e per memorizzare il testo dopo averlo studiato; non è un riassunto, senza aver letto il testo questi appunti non hanno una grande utilità…

Le pagine indicate tra parentesi fanno riferimento all’edizione Bompiani della Fenomenologia dello Spirito di Hegel
con testo a fronte a cura di Vincenzo Cicero.

Prefazione

  • Impossibilità di una prefazione ad uno scritto filosofico: la filosofia esprime la Cosa stessa nella sua essenza compiuta.
  • Opinione: scorge nella diversità solo l’opposizione. Esempio della gemma-fiore-frutto.
  • La Cosa non si esaurisce nel suo fine ma nella sua attuazione è il risultato insieme al divenire che l’ha prodotto.
  • L’inizio della scienza consiste nel conseguire nozioni di principi e punti di vista universali. (“Serietà della vita piena che introduce all’esperienza della Cosa stessa”).
  • Il sistema scientifico è la figura autentica della verità.
  • Passaggio dall’amore del sapere (filosofia) al sapere reale.
  • Necessità interiore–> il sapere è scienza. Necessità esteriore–> figura in cui l’epoca rappresenta l’esistenza dei propri momenti.
  • L’elemento dell’esistenza della verità è il Concetto (questo è il tema, la verità è nel concetto).
  • Contro l’irrazionalismo romantico e l’aconcettualità (Schleiermacher) –> considerando questa istanza(aconcettuale) come il presente dello Spirito autocosciente, lo si riconosce come riflessione di sè entro se stesso che ha perso la vita sostanziale che aveva nel pensiero, ed è cosciente della propria perdita.
  • Contro la filosofia che vuole portare al sentimento dell’essenza, che vuole edificare, non penetrare e comprendere.
  • Tre movimenti storici: 1) cielo (religione scolastica), 2) terra (empirismo) ed ora 3) di nuovo cielo. “la facilità con cui lo Spirito oggi si appaga dà la misura della grandezza di ciò che ha perduto”.(p.58-59)
  • Vuota ampiezza e vuota profondità (l’Io superficiale)
  • Nuova epoca: apparire (solo immediato) del nuovo Spirito.
  • La storia: le precedenti configurazioni della cultura, ora momenti, si danno una nuova configurazione. Sono nuove, cioè divenute.
  • Esoterismo: la nuova configurazione dello spirito, al suo sorgere, non è intelligibile per tutti. Solo ciò che è compiutamente determinato è patrimonio comune.
  • Critica a Fichte e Schelling.
  • Il vero va concepito non come sostanza ma come soggetto.

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  • Spinoza: se Dio è l’unica sostanza sprofonda l’autocoscienza.
  • Bardili: pensiero in quanto pensiero(universalità in quanto tale) è affetto dalla medesima semplicità
  • Schelling: anche se il pensiero unifica con sè l’essere della sostanza e concepisce l’immediatezza e l’intuizione come pensiero, resta comunque da vedere se l’intuizione intellettuale ricade nella semplicità inerte.
  • Definizione di soggetto. Circolo presupposto posto.
  • La forma ha necessità di svilupparsi, non può essere immediatamente identica all’ essenza.
  • Il vero è il Tutto, l’essenza che si compie mediante il proprio sviluppo. L’assoluto è il divenire se stesso.
  • La mediazione: nei confronti di essa c’è un timor panico, come se affermarne l’esistenza nell’assoluto fosse come rinunciare all’assoluto stesso. La mediazione, nella sua più semplice astrazione è il divenire. E’ l’autouguaglianza che si muove da se.
  • La riflessione fa dunque parte del vero, è momento positivo dell’assoluto.
  • L’embrione in sè è uomo, ma non lo è per sè.
  • La ragione è l’agire in conformità a un fine (non un fine esteriore). L’inizio è il fine. Il Sè è l’inquietudine che porta al dispiegamento dell’immediato ma anche il mediato tornato entro se stesso, semplicità, autouaglianza.
  • In proposizioni come “Dio è l’eterno, l’amore” l’assoluto è soggetto solo come punto statico.
  • Il sapere è reale solo come sistema, come scienza. Questa proposizione se resta semplicemente un principio è confutabile, anzi, è proprio tramite questa confutazione che diviene vera. L’attuazione è confutazione del fondamento, che in realtà è solo il principio, l’inizio.
  • Spirito definizione a fine pg. 75
  • Il puro autoriconoscimento nell’assoluto esser altro è il terreno su cui fonda la scienza, il sapere nella sua universalità.
  • L’individuo è la certezza immediata di se stesso, quindi, un essere incondizionato.
  • All’inizio del cammino fenomenologico la scienza è l’altro della coscienza, un In-sè, la sostanza spirituale non già lo spirito.
  • Il singolo deve ripercorrere i gradi della formazione dello Spirito universale. Oggi sono giochi da fanciulli ciò che in epoche precedenti era appannaggio solo di uno spirito maturo.
  • Va sopportata la lunghezza del percorso e bisogna soffermarsi su ogni momento.
  • Questo percorso per il singolo è molto più semplice in quanto è interiorizzato nel ricordo e non immerso nell’esistenza.
  • Pur non avendo bisogno di rimuovere l’esistenza va effettuata la trasformazione dalla rappresentazione delle forme (il loro esser note) all’esser conosciute.
  • La rappresentazione va analizzata, quindi scissa.
  • Intelletto: Io puro, immane potenza del negativo, sopporta la morte.
  • Lo studio dell’antichità era il processo di formazione della coscienza naturale che attraverso un continuo mettersi alla prova (Socrate) conferma più volte la sua universalità. Cogliere questo universale, oggi, è un impulso.
  • Il compito della filosofia di questo tempo non è di purificare l’Io (processo avvenuto nell’antichità) ma di fluidificare i pensieri solidificati. Compito assai più difficile. La sostanza e l’elemento di queste determinazioni è infatti l’immane potenza del negativo. Mediante questo movimento i pensieri puri diventano concetti, automovimenti, circoli, essenzialità spirituali.
  • L’elemento dell’esistenza immediata è perciò la determinatezza.
  • La coscienza ha due momenti a) il sapere b) l’oggettività. Quando lo Spirito si sviluppa essi appaiono come figure della coscienza. Questa è l’esperienza. La disuguaglianza tra l’Io e la coscienza è il negativo che già gli antichi concepirono come motore anche se mai come Sè.
  • Lo Spirito prepara a se stesso l’elemento del sapere che infine non apparirà più come distinto
  • dall’essere. Il movimento di questi momenti sarà la filosofia speculativa o logica.
  • Il fenomeno dello Spirito appare come un movimento negativo. Perchè occuparsi del negativo (falso) e non cominciare con il sapere?
  • Vero e falso non sono opposti. C’è un falso tanto quanto c’è un male.
  • Il falso è un momento del vero p. 95
  • Verità storiche: anche il semplice dato non può prescindere dal movimento della coscienza.
  • Verità matematica: geometra non è colui che conosce i teoremi di Euclide solo esteriormente ignorandone la dimostrazione. Tuttavia anche la dimostrazione è un’ operazione esteriore alla Cosa.
  • Nella conoscenza filosofica sono presenti sia il divenire dell’esistenza (come nella matematica) sia il divenire dell’essenza. Inoltre la conoscenza filosofica unifica questi due momenti.
  • Non si vede la necessità della costruzione matematica. L’evidenza del risultato dipende dalla povertà del suo fine e dalla deficienza della sua materia.
  • Il fine della matematica è la grandezza, cioè il rapporto aconcettuale. La materia su cui agisce è lo spazio e l’uno. Se la matematica incontra un rapporto concettuale (come il rapporto incommensurabile tra la circonferenza e il diametro del cerchio), si arresta.
  • La matematica pura non si occupa del tempo. La matematica applicata se ne occupa ma solo partendo da presupposti ricavati dall’esperienza.
  • Il fenomeno è il movimento del nascere e del perire. Il vero è il delirio bacchico in cui non c’è membro che non sia ebbro, questo delirio è anche la quiete trasparente e semplice.
  • Nella totalità del movimento ciò che si differenzia ed ha un’esistenza particolare è conservato come un qualcosa che ha memoria di sè, autosapere che è anche un esistenza.
  • Il metodo altro non è che la struttura del Tutto esibita nella sua essenzialità (la logica). Critica al metodo matematico
  • Critica al formalismo: esso prende da un lato l’intuizione ordinaria delle determinazioni sensibili e dall’altro le determinazioni pure del pensiero (soggetto, oggetto, sostanza…) e le applica l’una all’altra come soggetto e predicato. E’ un formalismo monotono come una tavolozza con due soli colori.
  • Negatività: nel primo movimento è l’attività del differenziare e di porre l’esistenza; nel ritorno entro sè la negatività è il divenire della semplicità determinata.
  • La sostanza o sussistenza di un’esistenza è l’autouguaglianza; l’autodisuguaglianza è la dissoluzione di questa esistenza. L’autouguaglianza è l’astrazione pura, il pensiero. La si potrebbe anche chiamare qualità. Ecco dunque che essere e pensiero sono lo stesso ma non in maniera aconcettuale. La sussistenza dell’esistenza è l’autouguaglianza e l’astrazione pura, astrae anche da se stessa, ecco quindi che la sussistenza è anche movimento
  • L’attività del sapere è quell’astuzia che, apparentemente sottraendosi all’azione, osserva come la determinatezza si autodissolve.
  • Dalla parte dell’autocoscienza l’intelletto è l’immane potenza del negativo. Dal lato della sostanza esso è la determinazione, pensiero determinato, qualità. In questo senso l’esistenza è nous (Anassagora) e, specificando meglio, idea, universalità determinata, specie.
  • L’intelletto che si muove è ragione. La ragione si scopre come necessità logica e solo essa è lo speculativo.
  • Il pensiero raziocinante è la libertà separata dal contenuto e la vanità che vi aleggia sopra. Esso si presenta negativamente verso il contenuto e lo riduce a nullità per sostituirlo con l’Io vuoto, questa è la vanità del suo sapere.
  • Nel pensiero concettuale il negativo appartiene al contenuto stesso; la negazione è dunque negazione determinata (motivo per cui essa è anche un positivo).
  • Nel suo conoscere positivo il pensiero raziocinante è la base solida su cui il contenuto si applica come accidente. Il pensiero concettuale è il divenire dell’oggetto.
  • Il contenuto non è il predicato del soggetto ma l’essenza, la sostanza, il concetto di ciò su cui verte il discorso.
  • Proposizione ordinaria(ad un soggetto oggettivo si applica un predicato verso cui va il soggetto per poi tornare entro sè)/ proposizione speculativa (il soggetto va verso il predicato ma lo scopre come l’essenza del discorso, il soggetto. Resta dunque imbrigliato nel contenuto finchè non lo muove) esempi di proposizione speculativa: Dio è l’essere. Il reale è l’universale.
  • Il rapporto tra soggetto e predicato è lo stesso che c’è nell’ambito del ritmo tra il metro e l’accento. Nello scoprirsi lo stesso, soggetto e predicato non devono annullare le proprie differenze.
  • Il vero è essenzialmente soggetto, è il movimento dialettico (il movimento che produce se stesso, si proietta in avanti e ritorna entro sè).
  • Anche la dialettica è composta da proposizioni, questo però non pone il problema di un fondamento che rimanda ad una altro che rimanda all’infinito. Il contenuto della proposizione è in fatti soggetto nel senso di ciò che sta a fondamento, la proposizione, nella sua immediatezza è una forma vuota.
  • Contro il buon senso e la genialità. Le verità non devono restare nei cuori dell’individuo ma vanno tratte fuori. Restare fermi al sentimento è antiumano, animalesco.
  • Omaggio al Parmenide di Platone. Meglio il pubblico che ammette la propria ignoranza che i falsi filosofi che s’incamminano per la via ordinaria, una via verso la quale ci si può incamminare comodamente in vestaglia.

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