Eros mediatore

A far capolino nei testi socratici ritorna sempre, come figura di demone mediatore,  , identificato con quella forza demonica che consente all’uomo di elevarsi verso il sovrasensibile.

Eros deve la sua natura intermedia ai suoi natali: egli è infatti figlio di Poros, ossia il dio dell’espediente e della capacità di acquisire, figlio di Metis, dea della perspicacia; e di Penia, dea della mancanza e della povertà. Eros trasse i caratteri della madre e del padre mediati in modo sintetico e poiché fu concepito durante la festa di Afrodite, divenne suo seguace e ministro. Ecco come Platone descrive le caratteristiche di Eros desunte dai suoi genitori: “Dunque in quanto Eros è figlio di Penia e di Poros, gli è toccato un destino di questo tipo. Prima di tutto è povero sempre ed è tutt’altro che bello e delicato, come ritengono i più. Invece, è duro e ispido, scalzo e senza casa, si sdraia sempre per terra senza coperte, e dorme all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada, e, perché ha natura della madre, è sempre accompagnato con povertà. Per ciò che riceve dal padre, invece, egli è insidiatore dei belli e dei buoni, è coraggioso, audace, impetuoso, straordinario cacciatore, intento sempre a tramare intrighi, appassionato di saggezza, pieno di risorse, filosofo ricercatore di sapienza per tutta la vita, straordinario incantatore, preparatre di filtri, sofista. E per sua natura non è né mortale né immortale ma, in uno stesso giorno, talora fiorisce e vive, quando riesce eni suoi espedienti, talora, invece, muore, ma poi torna in vita, a causa della natura del padre. E ciò che si procura gli sfugge sempre di mano, sicchè Eros non è mai né povero di risorse, né ricco”.

Nel discorso tenuto da Socrate nel Simposio, Eros viene descritto come un essere «intermedio» tra brutto e bello, fra cattivo e buono, perché è sempre alla ricerca del bello e del buono, essendone mancante. Il termine “intermedio”, che viene utilizzato per spiegare la natura dei demoni in generale, e di Eros in particolare, indica ciò che sta a mezzo fra due opposti: infatti, ciò che è intermedio, pur non essendo negativo, non è neppure positivo, in quanto include in sé negativo e positivo, anche se è più vicino al positivo che al negativo. Però Eros è ancora di più: oltre che “intermedio”, è anche mediatore: è forza propulsiva che collega gli opposti e porta sempre più vicino al termine positivo. La tesi secondo cui Eros implica mancanza di cose belle e buone e ha desiderio di esse proprio perché ne sente il bisogno, comporta, come conseguenza, che non sia nemmeno un dio, perché un dio è partecipe delle cose belle e buone in senso totale. Se non è un dio, non può quindi neppure essere immortale. Per spiegare la sua condizione tra mortalità e immortalità, Diotima, sempre nel Simposio, ricorre anch’egli al concetto di “intermedio”  : « Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. » (Platone, Simposio 202, D-E)

Ma, come abbiamo spiegato, il suo potere, è soprattutto quello di essere mediatore fra ciò che è divino e ciò che è umano: “Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo. Per opera sua ha luogo tutta la mantica e altresì l’arte sacerdotale che riguarda i sacrifici e le iniziazioni e gli incantesimi e tutta quanta la divinazione e la magia. Un dio non si mescola all’uomo, ma per opera di questo dèmone, gli dei hanno ogni relazione e ogni colloquio con gli uomini, sia quando vegliano, sia quando dormono. E chi è sapiente in queste cose è uomo demonico; chi invece, è sapiente in altre cose, in arti e mestieri, è uomo volgare.”

Bisogna innanzitutto ricordare come la differenza tra dèi e dèmoni consiste nel fatto che il dio manifesta la totalità del mondo, ossia l’intero dell’essere, in quella particolare dimensione che gli è propria; il dèmone, invece, ha una potenza circoscritta a un ambito specifico particolare. Ma per quanto riguarda Eros, non è così scontato ricorrere a questo tipo di distinzione: infatti, Eros ha una dimensione che riguarda la totalità dell’essere. La sua differenziazione dagli dèi, si può spiegare facendo riferimento al termine intermedio che implica in Platone, una distinzione di gradi differenziati dell’essere: Eros si presenta quindi come essere intermedio tra l’essere eterno del mondo ideale e l’essere in divenire del mondo sensibile. Queste due sfere, che Platone aveva profondamente separato nella sua filosofia, allontanando del tutto gli dei dall’uomo, trovano il loro punto di contatto attraverso la teoria dell’Amore. Come scrive Krüger: “Se non c’è un amore di Dio verso gli uomini, che è la grazia, il quale supera il baratro che li separa, allora solo la potenza di un desiderio autonomo, l’amore demonico dell’uomo, che lo spinge, insoddisfatto, al di là di ogni cosa mondana, può condurre a Dio, o quanto meno, può voler condurre. In luogo di Cristo sta, nel «mistero» della filosofia platonica, il mediatore Eros, e questa è la dottrina propriamente «teologica» di Diotima.”

Proprio la natura “intermedia” di Eros comporta la sua identificazione con il Filosofo. Gli dèi sono già sapienti, e in quanto tali non possono avere desideri di sapienza perché la posseggono per intero, e quindi non fanno Filosofia che è appunto ricerca incessante di sapienza. Ma neppure gli ignoranti fanno Filosofia, in quanto non hann sapienza, ma sono convinti di averla, quindi sono convinti di non averne bisogno, e, di conseguenza, non hanno alcun desiderio di ciò di cui credono di non aver bisogno. Pertanto, filosofo è chi sta in mezzo fra sapienza e ignoranza e tale è appunto Eros stesso. Scrive Platone: “ Infatti la sapienza è una delle cose più belle e Eros è amore per il bello: per ciò è necessario che Eros sia Filosofo, e, in quanto filosofo, che sia intermedio tra sapiente e ignorante. E causa di questo è la sua nascita: infatti, ha il padre sapiente pieno di risorse, e la madre non sapiente e priva di risorse”. Questa descrizione di Eros serve anche a comprendere la sua identificazione con Socrate quale perfetto uomo erotico. Come scrive Krüger nel saggio Ragione e passione: “La filosofia è un «mistero», perché è un amore puro, appassionato. E quest’amore è il desiderio, inappagabile nel mondo, della sapienza quale può possedere solo un essere divino; e viceversa: Filosofia è l’essere afferrato dalla potenza demonica di un tale amore, non il sapere banausico di un razionale dominio del mondo, ma l’inquietudine di ciò che è lontano, per l’essere che è veramente divino, che solo è sapiente. Come l’Eros in generale, in quanto potenza indigente è simile all’uomo, così anche in quanto dèmone filosofico è simile all’uomo filosofico: si è sempre osservato che la descrizione fisica di Eros scalzo ricorda la figura di Socrate. È l’Eros, tuttavia, la potenza da cui dipende la natura indigente dell’uomo. Non possiamo quindi comprendere Eros solamente come una raffigurazione di Socrate, ma dobbiamo, al contrario, comprendere Socrate, in quanto uomo dèmonico secondo l’immagine di Eros.”

 

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