De Gasperi – Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana

Nel luglio 1943 Alcide De Gasperi tracciò le linee guida per la ricostruzione della Democrazia Cristiana in un breve scritto che sottopose al Comitato Centrale del Partito e venne poi diffuso clandestinamente in tutta Italia firmato con il suo pseudonimo: “demofilo”.

Esso si apre con un richiamo all’unità del fronte antifascista compattatosi nel CLN e che produrrà i primi governi post-fascista e la costituzione italiana:

“Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest’ora solenne che l’unità fondamentale di tutti gli italiani.”

La libertà politica viene individuata come come la indispensabile premessadei diritti inviolabili e della libertà civile:

La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi

Subito dopo De Gasperi tratteggia l’assetto futuro dello Stato italiano; una democrazia rappresentativa a suffragio universale (che verrà sperimentato per la prima volta nelle elezioni del 2 Giugno 1946) con separazione dei poteri e primato parlamentare. Inoltre:

” Sarà assicurata la stabilità del Governo, l’autorità e la forza dell’esecutivo, l’indipendenza della Magistratura. Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

Deve essere inoltre istituita una Corte suprema a difesa della Costituzione dagli attentati dei Partiti (la Corte costituzionale, prevista dalla costituzione del ’48, sarà istituita nel ’56)

Sarà l’istituzione delle regioni come enti autonomi a mitigare il centralismo statale.

Forte è anche il richiamo ai valori morali dell’esperienza cristiana:

“Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà la integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni. Questa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.”

La ricostruzione italiana deve garantire il lavoro (come dirà la costituzione), il pane e la proprietà. Innanzitutto dovrà essere sconfitta la disoccupazione in breve tempo mentre l’obiettivo di lungo periodo è la soppressione del proletariato:

“Nell’industria sarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale dell’impresa. Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia…”

Poco oltre De Gasperi sottolinea, lucidamente, i pericoli di una libertà economica incontrollata:

“Ma poichè anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall’etica e dall’interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell’imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno consentito fin qui l’accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili,e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga – e salva una giusta indennità – li sotrarrà alla proprietò privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata;e questo non come un avviamento al sistema colletivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi e il permanere di un feudalesimo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.”

Anche la riforma agraria che sarà realizzata nel 1950 è già annunciata in questo primo schema programmatico della DC. L’obiettivo è quello di limitare la proprietà fondiaria e di incentivare invece la costituzione di una classe di piccoli proprietari. Accanto alla “demorazia politica” De Gasperi intende realizzare una “democrazia economica” da realizzarsi tramite la libertà d’associazione sindacale e le organizzazioni professionali che oltre a dei compiti sindacali interni potranno, nelle intenzioni di De Gasperi, nominare “loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale”.

Gli ultimi importanti accenni vengono riservati alla politica internazionale. Nonostante il fallimento della Società delle Nazioni De Gasperi continua a credere in una forma di governo sovrannazionale (l’odierna ONU). I compiti di questa organizzazione dovranno essere il disarmo dei vinti e dei vincitori della seconda guerra mondiale (disarmo che non sarà mai realizzato) ed il trasferimento dei territori coloniali alla Comunità internazionale mirando all’autogoverno dei popoli, coerentemente con gli obiettivi della Carta atlantica del 1941 che stabiliva il “diritto di tutti i popoli a scegliere la forma di governo da cui intendono essere retti”. Di lì a poco esploderà quell’imponente fenomeno chiamato decolonizzazione.

 

Aggiungi un commento








Articoli correlati: