L’autore Eric Arthur Blair, passato alla storia come George Orwell, descrive in “1984” un futuro relativamente lontano da lui, ormai sorpassato per noi. Il perchè lo scrittore inglese abbia scelto proprio il 1984 non è chiaro. In molti riconducono la motivazione del titolo di questo romanzo all’ inversione delle ultime due cifre dell’anno in cui è stata terminata l’ ultima versione ossia il 1948. Orwell fu però a lungo indeciso se scegliere come data il 1983 fatto che parzialmente smentisce l’ipotesi dell’inversione delle cifre.
La società che descrive Orwell è sottoposta al volere del Partito che prese il controllo assoluto grazie ad una rivoluzione in un periodo dimenticato. Il mondo è diviso in tre grandi blocchi, l’ Oceania (dove si svolge la vicenda) l’ Eurasia e l’ Estasia, perennemente in guerra tra loro per ragioni territoriali. Tutta la popolazione è tenuta sotto controllo grazie al Grande Fratello , una diabolica invenzione che guarda e sente continuamente ogni persona grazie a telecamere e microfoni. I principi fondamentali del Partito sono il bipensiero(l’unico pensiero ammesso è quello del Partito a cui devono omologarsi i pensieri individuali) e la mutevolezza del passato. Esso basa la propria esistenza sull’ odio nei confronti dei nemici e la mancanza di rapporti tra gli esseri umani. Il passato viene cancellato e mutato a seconda della momentanea convenienza. Nulla esiste, esisteva o esisterà se è contro il Partito.
In questo ambiente vive Winston Smith: un uomo privo, all’inizio del romanzo, di una identità. Non ha una moglie, non ha dei figli, non ha una famiglia di origine, non ha degli amici, né rapporti con i colleghi di lavoro, non interagisce in nessun modo con la società in cui vive, non ha ricordi e si direbbe neanche un rapporto con se stesso e le proprie emozioni. Winston ha però una peculiarità importantissima rispetto alla massa informe ed acritica di persone che gli fanno da corollario, quella di avere un ideale fortissimo dentro di sé. Questa è la sua unica forza. La ricerca della libertà e la costruzione della sua identità va di pari passo. Ma il sistema, più forte di lui, lo annienterà. Il sistema vincerà, nelle ultime, splendide pagine.
Il Grande Fratello
Lo stato, il potere assolutistico impersonato dal Grande Fratello, ha invaso ogni campo esistenziale degli uomini condizionando in primo luogo la società e i contatti tra le persone, considerati motivo di sospetto perché possibili focolai di movimenti di rivolta. Il Grande Fratello invade l’individuo nelle situazioni oggi considerate più personali e private, come la riproduzione, che serve solo per produrre materiale per il partito, e a controllare il pensiero attraverso un organo chiamato psicopolizia. Il Grande Fratello è un dio non religioso. La società è confezionata in ogni suo aspetto dal partito, per cui non ci possono essere cambiamenti che derivino dai suoi elementi costituenti; Orwell esaspera il peggior male del secolo, la dittatura, estendendola anche alla mente. Egli unisce le sue delusioni in quanto rivoluzionario tradito dal regime comunista, con i recenti ricordi sul nazismo con il quale le torture inflitte dal partito hanno parecchie similitudini.
Il libro ha poco a che fare con l’utopia. Non parla di un non-luogo (ou-topos) né di un buon luogo (eu-topos) ma di una situazione storica, quella dei regimi dittatoriali. E’ una esasperazione di queste esperienze storiche o forse la loro immaginaria prosecuzione se esse non fossero state superate, come è avvenuto. 1984 è la descrizione del sistema filosofico dell'ideologia dominante. La filosofia marxista è il grande spartiacque tra le utopie del '600 e quelle del '900; Marx propone uno sviluppo storico della società basato sulla tesi, oggi considerata dalla cultura liberale dominante una tesi utopica, che il socialismo fosse l'evoluzione inevitabile della dialettica storica. La storia nel suo procedere oltrepassa il capitalismo e fa del socialismo, inevitabilmente, il vincitore finale del grande scontro novecentesco. Nella sua operazione di superamento del sistema economico vigente la storia diviene assoluta, non più ricerca e indagine metodologica ma essa stessa soggetto motore e creatore dell'esistente.
Vista da lontano, in maniera distaccata e dopo alcuni anni, la presunta utopia marxista ci appare come utopia reale, ossia non realizzata.
In Marx quindi l’utopia viene, grazie al tramite della dialettica storica, mascherata da “scienza”. In Orwell è la storia a venire mascherata da utopia
L'antiutopia è una sorta di studio della cultura del nostro tempo, esaminata e riproposta in tutti i suoi aspetti negativi in un panorama futuro che la caratterizza profondamente. La critica che questa letteratura muove è contro l'affermarsi di strutture superindividuali di grandi apparati produttivi e di monopoli, con i relativi corollari della reificazione e mercificazione dell'esistenza, del passaggio dall'essere privato ad essere collettivo manipolato da forze che producono povertà anziché ricchezza ed oppressione anziché libertà, e volta alla distruzione del mito di un progresso lineare illimitato. È nel tracollo di queste illusioni da indicare il passaggio dalla letteratura utopica a quella antiutopica. I racconti antiutopici , innestano lo svolgersi della trama in una struttura statale a carattere totalizzante, che si qualifica cioè come organizzazione e controllo di qualsiasi aspetto della vita pubblica e privata, attuato secondo la prassi di un condizionamento più o meno volontario. Ecco quindi che l'ipotesi della descrizione di un universo armonico , già ascritto a carattere fondamentale dell'utopia, non regge, perché il carattere del presunto mondo perfetto, ne fissa la natura maligna e lo stravolge nel suo opposto. Queste caratteristiche a cui tendono questo tipo di narrazioni sono però anche il loro limite in quanto l’utopia intesa come descrizione di un possibile futuro, più o meno prossimo, termina nel momento in cui la descrizione è basata su argomenti storici già avvenuti. Descrivendo in maniera negativa avvenimenti passati non si può essere definiti utopisti poiché non è utopia ciò che già è avvenuto. Intesa in questo senso, si può parlare di 1984 come di una atiutopia.
Nel Grande Fratello, come nella nostra storia (quella che ci è accanto, appena trascorsa), sono i mass-media uno strumento fondamentale nella creazione del consenso. Ma in 1984 (ed ancora una volta, anche nella storia del '900) abbiamo un punto di rottura, un elemento di novità nella placida e generalizzata omologazione: Winston Smith non accetta passivamente la situazione impostagli, egli diventa un ribelle .
Completamento ideale della figura di Winston sono due personaggi secondari, che saranno citati saltuariamente:
- Julia, amante di Winston, è una donna sui 25 anni, che lavora ad uno dei quattro dipartimenti principali, il Miniver (ministero della verità) producendo pornografia economica per i prolet. Julia è contraria alla politica del partito e per sfuggire ad essa si limita ad inventare stratagemmi per eludere la sua sorveglianza ma non ha un pensiero critico e anche se sarà affianco a Winston durante la ribellione, non dimostra troppo coinvolgimento nella lotta al Grande Fratello.Syme è un collega di Winston che sta lavorando all'undicesima edizione del dizionario della neolingua; egli spiegherà a Winston le caratteristiche principali del suo lavoro. È una conferma ulteriore del fatto che Winston non ha rapporti sociali, neanche nell'ambito lavorativo.
- Syme è anche lo strumento usato da Orwell per spiegare la neolingua, la lingua che il partito stava alterando riducendo le parole al minimo. Con Syme Winston non intrattiene nessun vero rapporto.
- O'Brien è lo scontroso e sofisticato leader del partito interno, egli è (forse) a capo della segreta fratellanza, una grande organizzazione segreta che prova a rovesciare il Grande Fratello . O’Brien abita i sogni (la fuga dal sistema) e gli incubi di Winston. Conosciamo O’Brien solo attraverso le opinioni di Winston. Il lettore per gran parte del libro non sa se O'Brien sia un nemico o un amico di Winston, e in effetti, neanche Winston stesso lo sa. Alla fine O'Brien si rivelerà un membro della psicopolizia e annienterà definitivamente il potere critico di Winston.
Ciascuno di questi personaggi svolge un particolare ruolo all’interno della trama configurandosi come semplice rappresentante della società immaginaria descritta da Orwell. Sono rappresentanti dunque, non individui. Appaiono come personaggi superficiali, individui depotenziati. La piattezza dei personaggi secondari rende Winston e il grande fratello le uniche figure reali e vive del romanzo.
Lo scarno stile orwelliano esalta le idee su cui si basa il romanzo. Il fascino di questo romanzo infatti è soprattutto dovuto alla coinvolgente visione che Orwell pone a base della storia. Una visione non semplicemente futuristica e per questo ancora più inquietante. Vie di scampo? Poche. Per bocca di Winston capiamo che Orwell individua come unica fonte di salvezza i prolet come illustrava Marx nella lotta di classe. La lotta di Winston è lotta per ottenere la libertà (la diversità e specificità individuale), quella del proletariato è lotta per l’uguaglianza sociale. Sempre sotto il profilo letterario bisogna sottolineare la bellezza del lungo dialogo-tortura finale a cui O’ Brien sottopone Winston e che culmina con la definitiva sconfitta delle idee rivoluzionarie di Winston e come sottolinea O’ Brien anche di tutto il genere umano.
“…Ma ogni cosa era a posto, ora , tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli (Winston ndr) era uscito vincitore su se medesimo. Amava il Gran Fratello…”.
bibliografia



