L'Italia è in crisi; una crisi di lunga durata indipendente dalla recente crisi economica. E' una situazione ormai cristallizata da anni ed interiorizzata quasi da tutti. L'essere in crisi è il fondamento condiviso di ogni discussione, anche se taciuto. Una crisi che ci porta ad una specie di "melassa" culturale, all'affermazione dell'uomo medio, tanto è così che vanno le cose.
In una delle sue ultime interviste Gaber disse che sentiva il bisogno di una qualche censura qualitativa in televisione. Quando la sentii rimasi interdetto. Censura?? Non sia mai...Invece oggi è un desiderio anche mio.
E' urgente (ma ormai da quanto?) una qualche via di distinzione tra la libertà di parola e libertà, scusatemi, di sparare cazzate. Una reazione a questa situazione in Italia c'è.
Quello che si augurava Gaber era una selezione qualitativa. Non trasmettere sempre e continuamente musica, film (ecc.) artisticamente nulli e di "cattivo gusto". Non lasciare il giornalismo nelle mani di chichessia e, possiamo immaginare, non abbandonare gli incarichi di governo a gente qualunque. Certo capire chi vale qualcosa, e quali sono i parametri qualitativi su cui scegliere "tizio" invece di "caio" non è facile. Però oggi è evidente che non viene fatto neanche il tentativo.
Io, per capirsi, non credo possibile che nella scelta del Ministro delle pari opportunità, dei giornalisti televisivi, delle ditte a cui appaltare, delle persone da assumere nelle aziende (anche private, ma è chiaro, soprattutto pubbliche), ecc. la domanda che ci si pone sia "chi è il migliore per questo ruolo?". Credo che da anni le questioni centrali non siano affrontate domandandosi "qual è il modo migliore per risolvere questo problema?". Pensate, ad esempio, "qual è il modo migliore per sconfiggere la mafia?"
Sì, figurarsi, quando mai...
Insomma, al dilagare del mediocre nessuna risposta "alta", nessun innalzamento dell'asticella qualitativa. Una risposta "bassa" invece c'è stata. Si è diffusa una strana, forse assurda, convinzione, che suona più o meno così "ma se Emilio Fede è direttore del Tg4, perchè non io?". Si diffonde una specie di coraggio nato dalla mediocrità, direttamente proporzionale allo sconforto che essa provoca. Come dire "allora anch'io posso...".
Internet permette tutto questo; è vero, come dice Grillo, che ognuno diventa giornalista. E' chiaro, nessuno diventa un "grande giornalista", ma diventa tanto grande quanto molti giornalisti celebri e celebrati. Ognuno diventa un politico, non "un grande statista", ma neanche peggio di Mara Carfagna e Gasparri. Molti chiamano questo "qualunquismo", secondo me sbagliano alla grande. E' una specie di ultima spiaggia, l'estrema ratio. A lungo i politici sono stati fieri di fare "bassa politica", la politica dei voti, delle alleanze e dei sondaggi. Questa politica la sanno fare tutti. Allora tutti, anche i più timidi o i più giovani, come noi, si sentono leggittimati o addirittura in dovere di fare e dire la loro. E faranno un gran baccano...
Chissà che questo non ci risvegli un po' e che questa risposta bassa non lasci intravedere qualche traccia di politica, di educazione, delle tracce di studio...



