Platone ci insegna che il dialogo nello spazio politico necessita di argomentazione. I discorsi devono essere fondati e le scelte, teoriche e pratiche, argomentate. I filosofi, dunque, che rendono ragione del proprio agire devono guidare la polis. Dalla città sono invece esclusi i retori, che non dimostrano ma persuadono, che fanno leva sull'emotività e non rendono ragione dei loro discorsi.
Oggi l'esclusione dei retori continua ad essere un'esigenza, ed a maggior ragione, data la complessità delle scelte e dell'esistente. La competenza è ciò di cui vanno in cerca le democrazie.
Il mezzo della retorica è, con evidenza, la televisione; mezzo altamente emotivo (le immagini più i suoni) ed a cui non si può rispondere, con cui non si può dialogare; mezzo "altamente antidemocratico" poichè "parlare dal video è parlare sempre ex-catedra, anche quando questo è mascherato da democraticità".
E pure la retorica si è ritagliata uno spazio grandissimo ad occidente a scapito della democrazia, lo spazio che chiamiamo dell'antipolitica. Negli Stati Uniti, ad esempio, per quanto buone siano le idee ed i programmi è praticamente impossibile diventare Presidente senza una dose massiccia di retorica (Obama docet).
E in Italia? In Italia l'antipolitico ha oltrepassato ogni argine, scaturendo direttamente dalla televisione, "scendendo in campo" ben oltre i periodi elettorali. Lo spazio politico è frantumato proprio mentre alcuni spazi della polis, indipendentemente, spariscono.
Si oltrepassa quotidianamente il dialogo politico che viene relegato ai margini, nelle seconde linee
Ed infine il tocco di classe, il falso più spudorato...in una situazione del genere, quella italiana, democraticamente border line, si accusano altri, a vanvera, di antipolitica...



