Leggendo “Psicobiologia” di P.J.Pinel per un esame mi imbatto in un capitolo sulla dipendenza dai farmaci in cui si parla anche di alcune celebri droghe. Il modo di trattare l’argomento equilibrato e preciso del professore della University of British Columbia permette di ridimensionare molti preconcetti e di fare un po’ di luce sul “problema” delle droghe spesso male affrontato nel vecchio scarpone.
Per quanto riguarda la marijuana, la droga (almeno fino a qualche tempo fa) più usata, alcuni punti vanno sottolineati:
- La campagna del terrore scatenata negli USA negli anni ’20 su “l’erba malefica” o “droga killer” era sostanzialmente falsa. I consumatori di marijuana, a differenza di quello che venne spiegato, non diventano violenti.
- Il potenziale di dipendenza alla marijuana è basso. Gran parte delle persone che ne fa un uso solo occasionale e molti di quelli che ne fanno uso in gioventù riducono il consumo dopo i 30-40 anni.
- E’ molto complicato definire quali siano gli effetti di un uso prolungato di marijuana tuttavia gli studiosi sono concordi nel sostenere che 1) l’uso occasionale di piccole dosi (cosa che avviene per gran parte dei consumatori) ha pochi effetti negativi permanenti se non addirittura nessuno [Jacques et al.2004] e 2) un consumo massiccio a lungo termine ha effetti molto meno gravi del tabacco e dell’alcol.
- Due effetti ben documentati sono 1) la tosse, bronchite o asma per la minoranza dei cosumatori regolari e 2) la tachicardia che può, in singole dosi massiccie, scatenare attacchi cardiaci in persone predisposte.
- Molti credono che la marijuana crei danni permanenti al cervello, in particolare alla memoria. Rogers e Robins [2001] ritengono che non vi siano elementi sufficienti per credere che la marijuana crei danni al cervello. Pope, Grubelin, Yurgelin-Todd al termine dei loro studi concludono che non vi sono prove di deficit neurocognitivi che durino oltre il periodo di assunzione della marijuana. Gli studi di Block e Gonheim e Fletcher hanno rilevato leggeri problemi di memoria nei consumatori più incalliti. Uno studio successivo di Pope mostra che non si tratta di effetti permanenti.
In conclusione va anche considerato che tra gli effetti della marijuana (occhi rossi, ilarità, disarticolazione del linguaggio ecc.) molti sono benefici ed efficaci dal punto di vista clinico. Essa ha infatti proprietà anticonvulsionanti [Corcoran, McCaughram e Wada], broncodilatatrici per l’asma, può bloccare la nausea in pazienti ammalati di cancro sotto chemioterapia, diminuisce la gravità del glaucoma e riduce il dolore in genere.
Discorso a parte si può fare per la pianta, la canapa comune (cannabis sativa), fino a poco tempo fa una delle coltivazioni più comuni in Italia, sulla cui proibizione la reazione del signore del video (al minuto 0:55) è condivisibile, ed è anche la mia…



