Che cosa sappiamo della mente, edito da Oscar Mondadori, è un libro divulgativo di neuroscienze scritto da uno dei più importanti esperti a livello mondiale. Ramachandran argomenta partendo da casi singoli molto curiosi, da malattie o disfunzioni rarissime. Ci racconta quindi di persone che vedono i numeri colorati, che non vedono i volti (prosopoagnosia) o che non considerano il lato sinistro delle cose (eminattenzione spaziale). Tenta di spiegare questi casi servendosi della ricerca più avanzata nelle neuroscienze (plasticità neuronale, riorganizzazione corticale, neurogenesi) per poi allargare le sue teorie ai casi normali e alle funzioni e pratiche più "alte" dell'essere umano come l'arte e la coscienza.
Il testo trasmette tutta l'eccitazione e la passione di uno settori che fa oggi da traino alla scienza moderna. E' indubitabile infatti che attorno alla neuroscienza vi siano oggi grandissime attese. La comunità scientifica avanza a spron battuto nello studio del cervello alla ricerca delle basi biologiche dell'agire e del conoscere umano, la curiosità è giustamente grande.
La foga e l'attesa nel settore spiegano alcune delle esagerazioni tipiche della parte meno accorta della comunità scientifica e di chi gli ruota attorno. A questo proposito il programma "nobile" di Ramachandran è ben sintetizzato alla fine del capitolo dedicato all'arte:
"Ho idea che risolveremo la questione estetica quando comprenderemo meglio le connessioni fra le trenta aree visive del cervello e il sistema limbico (nonché la loro logica interna e le loro basi evolutive). Appena ci sarà chiara la natura delle connessioni, saremo più vicini a colmare l'abisso che, come osservò per la prima volta C.P. Snow, separa la cultura scientifica da quella umanistica. Forse, in questo XXI secolo, siamo all'alba di una nuova era in cui la specializzazione è destinata a declinare per lasciare il posto a un novello Rinascimento"
Un novello Rinascimento...è chiaro che in quest'ottica si guarda con speranza al futuro, ben venga! C'è da dire però che il novello Rinascimento di Ramachandran sembra veramente squilibrato, la "cultura umanistica" sembra molto schiacciata su quella scientifica. L'ultimo capitolo, in particolare, "Neuroscienza, la nuova filosofia", mi sembra davvero fuori bersaglio.
Che ogni avvenimento umano sia biologicamente fondato non crea in realtà grossi problemi né alla filosofia né alla cultura umanistica in genere (a riguardo la risposta di Galimberti alla domanda fatta a 3:27)
Questo schiacciamento un po' inconsapevole è anch'esso parte del libro di Ramachandran ma è questione, chiariti i campi, tutto sommato secondaria. Non vi sono insomma buone ragioni per non guardare a questa ricerca cruciale sia a livello terapeutico che culturale con attenzione, curiosità ed entusiasmo. Non c'è soprattutto ragione per ostacolarla in ogni modo.
Questo libro è il miglior modo per iniziare ad interessarsene.




