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Dubulover - Intervista a Claudio Riggio

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Sabato 12 dicembre alle ore 22.00 a Roma, lo Spazio Morgana Music Inn ospiterà Dubulover, il concerto della nuova formazione composta da:

Nicolao Valiensi - Trombone

Claudio Riggio - Chitarra

Roberto Bellatalla - Contrabbasso

Marco Ariano - Batteria

Intervistiamo Claudio Riggio, il chitarrista.

***** Claudio, presentaci questo nuovo quartetto...

Si tratta di un gruppo di recente formazione che ama muoversi tra musica scritta e improvvisata senza alcun limite. Sono musicisti che conosco da anni e con i quali ho condiviso vari progetti. Da tempo speravo che ci potessimo riunire per suonare insieme. A Nicolao Valiensi mi lega una amicizia profonda e una stima reciproca che ci ha portato a rincontrarci dopo molti anni in occasione dei miei ultimi due progetti: Uneven e Audrey, con Tom Harrel, di prossima pubblicazione. Nicolao, per me uno tra i migliori trombonisti al mondo è toscano come me, anche se vive da oltre quindici anni a Dusseldorf in Germania.

Roberto Bellatalla, altro toscanaccio cosmopolita, l'ho rincontrato a Roma qualche anno fa e appena abbiamo cominciato a suonare insieme abbiamo sentito nella nostra grande diversità di essere comunque attratti l'uno dall'altro, forse perché complementari... non so. Roberto è un vero vulcano, il suo straordinario talento libero da ogni condizionamento e la grande esperienza maturata a fianco di giganti della musica improvvisata come  Keith Tippett e Elton Dean solo per citarne due, ne fanno un compagno d'avventura meraviglioso.

Marco Ariano è un poeta, un cantante delle percussioni, il pensiero fatto ritmo,  un architetto dello spazio che suona come un bambino.

***** Che vuol dire Dubulover? Da dove viene?

E' un gioco di parole. Una volta Nicolao che ama parlare spesso in dialetto garfagnino se ne uscì con questa espressione che significa "due pullover", ma io la capii come una parola unica e mi piacque molto per il suo suono giocoso, rotondo e aggressivo e perché mi da l'idea di qualcosa di arcano... E' un gioco, a noi piace giocare.

***** E' molto che non suoni a Roma? Eppure vivi qui da otto anni. Crisi di ispirazione?

Parlerei più di crisi di respirazione, mancando gli spazi.

Forse parlando di altri è più semplice e meno pedante descrivere la situazione dei luoghi destinati alla musica e all'arte in generale a Roma e in Italia: poche settimane fa mi è capitata - e il verbo è proprio quello giusto - la fortuna di assistere al concerto dei SOL6, un gruppo straordinario a me sconosciuto prima. Purtroppo eventi come questi sono meteore in un mare di repliche dello stesso spettacolo. Le responsabilità le conosciamo...

***** Tu sei anche un compositore. Rapportarsi alla musica scritta o improvvisata richiede approcci differenti?

Non credo sia un problema di approccio, piuttosto di chiarezza di identità. Nel senso che tutte e due le forme richiedono una connessione sincera e profonda tra il proprio mondo e l'ascoltatore. E' un fatto di tempi, nell'improvvisazione questo accade in tempo reale mentre la composizione scritta richiede e permette tempi più dilatati di elaborazione. Ma in entrambi i casi è fondamentale la percezione del "subito" inteso come momento di grazia, se così la possiamo definire.

***** La musica contemporanea ed il jazz viene spesso considerata musica d'elite, difficile da ascoltare. E' veramente così?

Ogni volta che nell'arte è stata ed è rappresentata la complessità della percezione umana, penso a Picasso, a Stravinsky, si è parlato di espressione elitaria, intellettualistica, astratta, non corrispondente alla realtà. Non voglio essere banale ma i bambini lo sanno e quando nei laboratori d'insieme con loro mi capita di sentirli improvvisare, suonare, sento che la loro espressione non mediata, divertita è la realtà vera di quel momento e assomiglia incredibilmente al risultato di artisti che hanno attraversato tutta la vita per ottenerla.

Viviamo troppo spesso in una realtà-menzogna che ci spacciamo per comodità come cosa vera.

***** Alla fine di un concerto di improvvisazione un'amica mi disse: "Sì ma suonano tutti cose diverse."

Questa domanda contiene la risposta esatta se quella persona si ascoltasse. Improvvisare è fare insieme ognuno il proprio sogno e il linguaggio verbale, razionale, non può comprendere nella maniera più assoluta questa cosa che non è un linguaggio, perché non vuol significare nulla se non il racconto che ne farà chi ti ha ascoltato. Non è un caso infatti che l'interazione tra musicisti che improvvisano abbiano come maggior nemico il pensiero verbale, cioè se ti capita di pensare a qualcosa mentre suoni, parlandoti, ti trovi immediatamente espulso dal gioco che si svolge in altro luogo.

>***** Grazie, allora ci si vede sabato al Music Inn.

Sì, come dicevano Cochi e Renato: "Anche perché se uno di noi due muore, io vado a Parigi!"

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Dicembre 2009 14:12 )